di Nando Santonastaso

domenica 7 luglio 2024, 09:00

Assunzioni al Sud, riparte l'industria: boom anche di turismo e servizi

Il Sud che cresce più dell'Italia, come ormai è acclarato dopo gli ultimi dati Svimez e Istat, è anche l'area del Paese in cui le dinamiche occupazionali registrano peculiarità importanti. E con percentuali, tanto per cambiare, superiori alle medie nazionali. Nel Mezzogiorno che crea più lavoro che nel resto d'Italia (+2,6% rispetto all'1,8% nel 2023), non aumentano solo gli occupati in edilizia o nei servizi, turismo in testa, che hanno trainato il positivo andamento economico degli ultimi mesi (e in realtà anche degli anni post Covid): a fare notizia è, ad esempio, il ritorno delle assunzioni nell'industria (+3,3% al Sud contro il +1,7% della media Italia), soprattutto manifatturiera: e la spinta che arriva dai cosiddetti servizi alla persona e servizi professionali (+4,6% rispetto a +3,2%), quelli che per competenza ed esperienza sono necessari a garantire accettabili livelli di produttività e affidabilità in vari settori, dalla medicina agli studi legali e commerciali per intenderci (parlare di consulenti è azzeccato ma limita l'insieme di queste opportunità). Due dati che sembrano confermare da un lato il forte impatto del Pnrr sul sistema delle imprese e degli enti locali, Comuni in testa (i lavori pubblici sono saliti nel 2023 del 16,8% al Sud contro il +7,2% del Centro-Nord, passando da 8,7 a 13 miliardi tra il 2022 e il 2023, +50,1% contro il +37,6% nel Centro-Nord).) Ma dall'altro lato, possono segnare l'inizio di una narrazione diversa dei possibili, nuovi scenari dell'occupazione meridionale nella quale le attività legate a titoli di studio medio-alti, conseguiti sul territorio, stanno finalmente uscendo dalla periferia dell'occupazione. È sicuramente ancora presto per parlare di una vera e propria tendenza, di un nuovo paradigma della qualità dell'offerta del lavoro al Sud, né si può ignorare che pur essendo salito ad oltre il 47% il tasso di occupazione meridionale è ancora lontano dal 62,2% della media nazionale, per non dire del 70% di alcune regioni del Nord. Ma gli indizi in tal senso non mancano. 

Le fasce d'età 

Qualche mese fa, in un'analisi sulla nuova occupazione del Mezzogiorno, la Fondazione dei Consulenti del Lavoro ha spiegato ad esempio che «negli ultimi tre anni più della metà dei lavoratori neo assunti risiedono al Sud (262mila, il 55,3% del totale)», contribuendo dunque in prima persona al tasso di crescita dell'area, solo in parte misurato dal Pil. C'entra e non poco la Decontribuzione Sud, appena prorogata fino a tutto il 2024 dal governo con l'ok della Commissione Ue, che ha stabilizzato i contratti e favorito nuove assunzioni. Ma è significativo, ricordano i Consulenti del Lavoro, che ad essere cresciute sono sia l'occupazione nella fascia 15-34 anni (+5,5%) sia, soprattutto, quella nello spettro 55-64 anni (+14,8%). «Una tendenza, quest'ultima, in linea ancora una volta con quanto avvenuto a livello nazionale: proprio i giovani e i lavoratori senior, nel periodo considerato, sono stati i più richiesti dal mercato». 

Il trend 

«Non si tratta di un anno isolato - sottolinea Luca Bianchi, direttore della Svimez - dal Covid in poi il Sud anche sotto il profilo occupazionale, si è allineato al Centro-Nord e questo è dovuto al fatto che c'è stata una risposta alla crisi diversa dalle precedenti, all'insegna di politiche espansive e non dell'austerity». Tutto questo dimostra, continua l'economista romano, che «il potenziale di crescita del Mezzogiorno può essere riattivato e che le politiche di investimento servono, soprattutto se gli interventi vengono collocati all'interno di una strategia nazionale o ancora meglio europea. È una logica opposta a quella dell'autonomia differenziata che indebolisce la capacità competitiva del Paese». 

Le regioni 

Naturalmente, la crescita dell'occupazione al Sud non è stata completamente omogenea in tutte le regioni. I dati migliori li registra la Sicilia per la quale «hanno influito dinamiche ancor più favorevoli che nel resto del Mezzogiorno delle opere pubbliche (+60,4%) e più in generale degli investimenti pubblici (+26%)» e dove anche l'industria «è cresciuta significativamente (+3,4%), arrestando una tendenza di medio periodo alla deindustrializzazione». Crescita sostenuta anche in Abruzzo, Molise (+1,4%), Campania (1,3%) e Calabria (1,2%), mentre risulta più contenuto l'aumento del Pil in Basilicata (+0,9%) e Puglia (+0,7%), quest'ultima comunque al primo posto nell'analisi dei dati 2019-2023. 

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Le prospettive 

Ma c'è un altro indicatore da tenere presente, ed è la qualità e la quantità della nuova occupazione prevista dalle imprese di cui il monitoraggio garantito dal sistema Excelsior-Unioncamere costituisce un punto di riferimento affidabile e meticoloso. A giugno è stato proprio il Mezzogiorno a registrare tra le macroaree il saldo tendenziale più consistente (+4mila su giugno 2023 e +19mila sul trimestre) nelle aspettative di assunzioni. La dinamica positiva delle costruzioni e il commercio hanno tirato la volata ma rispetto al Centro-Nord non c'è stata la flessione del manifatturiero, anzi è accaduto il contrario come detto. Parliamo di previsioni di assunzioni e dunque andrà verificato se poi effettivamente domanda e offerta si sono incontrate o se invece ha prevalso la difficoltà di reperire certi profili da parte delle aziende. Il dato però resta: al Sud gli spazi di nuova occupazione si ampliano a riprova di una tenuta complessiva del sistema economico che anche i dati più aggiornati dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana, sulla qualità del credito concesso a imprese e famiglie documentano. Al 31 marzo scorso, i prestiti delle banche alle imprese consumatrici erano cresciuti dello 0,5% sull'analogo periodo del 2023 e dello 0,8% in Campania contro un calo dello 0,6% della media Italia. Anche il dato relativo al totale dei depositi vede il Sud in positivo (+1%) e la Campania ancora meglio (+1,3%) rispetto alla stazionarietà della media Italia (-0,1%). La frenata dell'economia nazionale dei primi mesi dell'anno non ha certo risparmiato il Sud ma l'impatto è stato decisamente meno forte come emerge dai prestiti alle imprese: l'Italia registra un preoccupante -4,2%, il Sud si ferma a -2,2% e la Campania a-0,7%. È la riprova che senza il Mezzogiorno il motore del Paese non può girare. 

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