di Ercole Incalza

lunedì 24 giugno 2024, 07:00

Autonomia differenziata, l'attuazione della norma legata a fattori economici non determinerà i suoi effetti

La Legge sull'Autonomia differenziata delle Regioni penso sia una «Legge bandiera», cioè uno strumento voluto da uno schieramento politico come la Lega, uno schieramento che da sempre ha inseguito un preciso obiettivo: dare ruolo e funzione alla identità regionale. Un obiettivo che, oltre a essere divisivo, genera, automaticamente linee strategiche completamente diverse da quelle che gli schieramenti politici storici del nostro Paese avevano sostenuto sin dall'inizio nel varo della Carta costituzionale.

Ma io non voglio e non posso cimentarmi su un argomento, quello strettamente legato alla nostra Costituzione, perché non sono affatto preparato e non riuscirei, in alcun modo, a vagliare le positività e le negatività del provvedimento. Voglio invece affidarmi alle dichiarazioni di due esponenti di due schieramenti politici diversi: uno di Fratelli d'Italia nella persona di Tommaso Foti, capogruppo alla Camera dei Deputati, e l'altro del Partito Democratico, nella persona di Stefano Bonaccini presidente della Regione Emilia Romagna. 

I punti di vista 

Foti alla domanda di un giornalista se ci sono le risorse per dare attuazione ai Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) ha risposto: «Se non ci sono le risorse non si faranno le intese. C'è una Commissione presieduta da Sabino Cassese che ha due anni di tempo per definire i Lep. La legge introduce un vincolo che prima non c'era: sulle materie che prevedono i Livelli essenziali di prestazione, se non ci saranno le risorse, non si faranno le intese».

Bonaccini invece ha fatto presente che «in molte materie si pensa addirittura di procedere senza alcun criterio perequativo e senza aver stabilito i Lep. Noi puntavamo sulla efficienza dei servizi - ha detto - qui invece ci si prepara a dividere i destini delle aree del Paese, come se l'Italia non fosse già profondamente divisa. Prima di procedere, avevamo chiesto che fossero stabiliti e garantiti i Lep in tutto il territorio nazionale e che fosse assicurato il coinvolgimento del Parlamento». Dopo queste due dichiarazioni, nasce spontanea una domanda: quali sono le distanze attuali nella offerta delle prestazioni essenziali? La risposta è immediata: per quanto concerne la offerta di servizi socioassistenziali, si passa da 22 euro pro capite in Calabria ai 540 euro nella Provincia autonoma di Bolzano; inoltre la spesa sociale del Sud è di 58 euro pro capite, mentre la media nazionale è di 124 euro e questo tragico indicatore ne genera automaticamente un altro: il Pil pro capite nelle otto Regioni del Mezzogiorno non supera la soglia dei 22mila euro e addirittura in alcune, sempre delle otto Regioni, si attesta su un valore di 17mila euro; al Nord si parte da una soglia di 36mila euro per arrivare addirittura a 40mila euro. 

I nodi 

Non metto in dubbio la buona volontà nel traguardare un obiettivo così strategico e determinante per la crescita e lo sviluppo del Sud e di vaste aree del Paese non solo meridionali, mi preoccupa però che la copertura per traguardare un simile obiettivo non sia possibile trovarla in un arco temporale limitato e, soprattutto, a mio avviso, non è solo un problema legato alla copertura finanziaria ma anche procedurale e gestionale. Faccio solo un esempio, quello relativo al trasporto pubblico locale. Ebbene, in questo comparto lo Stato annualmente assicura una disponibilità di 56 miliardi di euro per il ripiano dei disavanzi delle società preposte alla gestione della mobilità; una cifra già limitata ma che se si volesse rendere comparabile la offerta del Mezzogiorno e in questo caso anche del Centro del Paese con quella del Nord occorrerebbe, per almeno dodici anni, assicurare annualmente non 56 miliardi di euro ma 13 miliardi di euro. Non mi dilungo su altri comparti come la sanità o la scuola. In realtà, non si tratta di assegnare per un arco temporale limitato un determinato volano di risorse ma immettere nelle prossime leggi di stabilità delle assegnazioni obbligate per un arco temporale non identificabile. Cioè significa stravolgere il nostro bilancio pubblico ordinario. Il governo e la presidente Meloni sanno bene questo e penso utilizzeranno il fattore tempo per smorzare gli effetti di una norma, ripeto, utile solo come effetto mediatico. Per questo ritengo che non si farà in questa legislatura. 

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