di Adolfo Pappalardo

domenica 25 agosto 2024, 23:00

Autonomia differenziata, intervista a Nicola Ricci: «È la battaglia del secolo: Campania protagonista»

Nicola Ricci, segretario generale della Cgil di Napoli e Campania, è tra i promotori della raccolta firme: si aspettava questo risultato?
«Siamo partiti il 20 luglio con circa 40 associazioni, partiti, movimenti e Cgil Uil e sono stati raggiunti già 3 risultati. Anzitutto aver raggiunto il quorum in poco tempo significa che è fondamentale il livello di diffusione e conoscenza degli effetti negativi della Calderoli. E da domani (oggi, ndr) ripartiranno in maniera diffusa banchetti e iniziative con il duplice obiettivo di parlare con la gente e motivarli per andare anche a votare in primavera».

Gli altri due risultati?
«Tante interviste rilasciate da Zaia e Calderoli fanno trasparire una sofferenza seria. O si cerca di delegittimare l’azione referendaria paventando una quasi inammissibilità o si denuncia un presunto danno al Nord se passa l’abolizione della legge. Mentre non ho mai visto tanti parlamentari e politici anche del Sud impegnarsi quasi da pensare che il Governo stesso sia costretto a mettere il Mezzogiorno al centro dell’agenda politica. Infine se analizziamo le firme on line viene fuori indubbiamente il primato della Campania con oltre 100mila firme ma Lombardia con 58 mila, Emilia Romagna con 33mila, Toscana 28mila, Liguria 26mila e il Veneto con 20mila sono messaggi che la battaglia politica non è sola del Sud, ma coinvolge l’intero Paese».

Perché questa legge danneggia il Sud?
«Danneggia tutte le persone che i sindacati di Cgil e Uil rappresentano: si mina l’impianto dei contratti nazionali, nello specifico scuola e sanità, e s’intravedono le gabbie salariali. Non dimentichiamo poi che sono 23 le materie cui le regioni potrebbero accedere ci sono anche l’ambiente, l’energia, il lavoro e la ricerca scientifica. E nel momento che le regioni otterranno le competenze richieste ognuno, farà per sé e nascerà una competizione tra chi avrà grandi gruppi industriali, eccellenze e altro. Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria hanno già chiesto al governo competenze non soggette alla definizione dei Lep: così si consentirà di trattenere risorse anche derivanti dal monte tributi e tasse che permetteranno di finanziare integralmente le stesse funzioni che saranno attribuite. Per noi è la fine delle politiche di coesione, del coordinamento unico delle politiche pubbliche, si sancisce lo smantellamento del welfare generale».

L’Articolo 4 della legge prevede però la garanzia che non si proceda se non dopo la determinazione dei Lep e dei relativi costi e fabbisogni standard.
«I Lep sono la vera incognita: li si fanno passare come decisione assunta e traguardo di questo governo quando poi non sono realmente delineati e inquadrati con un perimetro certo di risorse. Ma intanto non basterebbero affatto come garanzia. Senza contare per i poteri già chiesti dalla Regioni, come dicevo prima».

Percorso iniziato dalla sinistra con la riforma dell’articolo V.
«Molta politica non ne aveva capito la portata di quella riforma, in special modo la sinistra. Ma oggi la larga alleanza assegna una prospettiva nuova anche oltre la campagna referendaria e proprio sul terreno di alcune iniziative che guardano alla difesa e la centralità del lavoro, all’uguaglianza e la solidarietà, a una politica socio sanitaria diversa e più inclusiva».

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