di Roberto Napoletano

sabato 29 giugno 2024, 23:30

L'editoriale del direttore Roberto Napoletano: basta piagnistei, facciamo sistema

Basta piagnistei, almeno per un po’. Non chiediamo più soldi pubblici con voce sempre più roboante quanto fruttuosa solo di polemiche che non producono un centesimo e non fabbricano lavoro, ma spendiamo piuttosto magari in silenzio la montagna di fondi europei e nazionali che vale per difetto nel Mezzogiorno italiano circa 200 miliardi e ci circonda da ogni angolo, sopra e sotto, di lato. Per scansarli e non agguantarli dobbiamo essere capaci di “prodezze” da primato negativo mondiale, vocazione alla recriminazione lamentosa a prescindere e egocentrismo diffuso nell'esercizio della parola. Evitiamo.

Soprattutto, se non è chiedere troppo, impariamo tutti a districarci in questo cumulo impressionante di agevolazioni di contratti di programma, contratti istituzionali di sviluppo (Cis), decontribuzione Sud prorogata, crediti di imposta maggiorati della zona economica speciale unica (Zes) che vale 1,8 miliardi l’anno, incentivi 4 e 5.0 per la innovazione dei processi produttivi e di prodotto, legge Sabatini che ci permette con sconti sempre maggiorati di cambiare i macchinari. Impariamo a farlo tutti perché molti, da casa e da fuori casa, lo stanno già facendo alla grande.

Altrimenti non avremmo i primati di crescita di Pil, di export manifatturiero, di occupazione di qualità a tempo indeterminato, di turismo, servizi e ricerca, che ogni giorno qualche classifica nuova ci sforna. Mi perdonerete se insisto in modo martellante, cari lettori, suquesto tema quando questioni geopolitiche che riguardano la governance, europea e americana, meriterebberoun’analisi approfondita,magari proprio domenicale. Avendo presente, peraltro, ciò che accade in Cina e in India, la polveriera a cielo aperto dell'Africa, allo stesso tempo giacimento di risorsaumana e materie prime, e i conflitti che attraversano l’intero Mediterraneo allargato.È ormai evidente a tutti che sarà cruciale dopo decenni di ritardo dare almondo una nuova governance globale. Avremo tempo per discutere ditemi strategici così cruciali, ora invece mi preme trasferire a tutti la consapevolezza che la tutela dell'interesse italiano inunmondo capovolto che colloca al centro il Mediterraneo passa per Napoli che è la sua Capitale e hanel Piano Mattei europeo i due pilastri della ricostruzione globale post pandemia, post-guerra di invasione russa in Ucraina e post conflitto mediorientale.

Il futuro dell'Europa si gioca nel Sud italiano, conle grandi partite del mare, dell'energia, dell'industria, dell’agro-alimentare, il suo capitaleumano che è iltalento della nuova classe dirigente euromediterranea. Avendo come punto diforza assoluto unsistema economico, sociale e di contesto nemmeno comparabile conquelli degli altri Sud del mondo. Perché siamo una grande democrazia e possiamo contare su una regolamentazione da Paese del G7 che crea uno spartiacque tra noi e il Sud autocratico globale. Perché tutto ciò è davanti agli occhi dei grandi investitori internazionali. Che hanno scelto il nostro Mezzogiorno come nuovo Eldorado per i loro investimenti e che noi dobbiamo sapere incontrare e sempre piùattrarre mostrando il dinamismo produttivo che stiamo già mettendo inatto e cominciando a fare davvero sistema a livello istituzionale, sociale e economico come invece facciamo ancora troppo lentamente. Perché il lavoro produttivo contagioso sinutre di queste scelte e deve crescere dimolto a lungo se vogliamo curare per davvero le ferite sociali delle zone interne e delle periferie degradate e, ancora di più, se vogliamo che lo sviluppo produttivo marci insieme conil necessario rafforzamento del contesto infrastrutturale, il definitivo sradicamento della mala pianta burocratico-clientelare, e la crescita di una coscienza collettiva solidale e moderna.

Non ci dimentichiamo mai, però, che oggi siamo naturalmentenoi la calamita per i capitali globali inquesto quadro diframmentazione europea, debolezza politica americana e una Cina in mezzo al guado tra la vocazione di grande player che vive di export e i ripiegamenti sul suo mercato interno. Immersitutti, come siamo, dentro una sfida storica tra autocrazia e democrazia che non aveva mai raggiunto livelli di tensione così elevati e non fa altro che tirare ogni giorno di più la corda. Si trasferisce, però, anche la sensazione che è vero che verrà tirata sempre di più questa corda, ma avendo tutti l’accortezza di non spezzarla.In tale delicato incastro il nostro Mezzogiorno ha una sua partita da giocare e guai se si consente a fatalismi storici e propaganda di bassa cucina di non farlo scendere in campo conil massimo di organizzazione, orgoglio e determinazione.

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