di Raffaella Troili
venerdì 26 giugno 2026, 00:25«Basta un movimento di due centimetri per causare un disastro come a Messina»
Bilancio pesantissimo, ancora incerto. Carlo Doglioni, vice presidente dell'Accademia dei Lincei e professore di Geodinamica alla Sapienza, precisa che terremoti così potenti nel mondo ce ne sono in media una quindicina l'anno.
Cosa avviene in Venezuela?
«La placca sudamericana si muove verso ovest di 2 centimetri l'anno, 2 metri ogni secolo, movimenti apparentemente lenti ma geologicamente importanti: in pochi secoli si accumula energia elastica tale da muovere la crosta terrestre di svariati metri, la parte superficiale reagisce in modo fragile e si può scatenare un terremoto di magnitudo anche tra 7 e 7.7 come ci dimostra la storia sismica dell'area. E quando avviene vicino a un centro abitato il danno può essere estremamente importante».
Non casi così isolati?
«Il sisma di Messina del 1908 con una magnitudo di 7.1, dunque 4 volte meno energetico, fu terrificante, provocò danni e circa 100.000 vittime. Quanto accaduto ora è legato a un movimento orizzontale della crosta tipico della zona, che permette al Sud America di muoversi di 2 centimetri l'anno, scivola lateralmente rispetto alla placca caraibica. Non eventi rari, questo moto relativo tra le placche tettoniche è estremamente attivo».
Due scosse potentissime, a pochi secondi l'una dall'altra.
«C'è stato un evento che ha innescato il secondo, la miccia di 7.2 su una faglia vicina ma probabilmente ortogonale. Coppie di questi terremoti sono frequenti. Anche la profondità non è particolarmente anomala. Il terremoto in Turchia ha fatto oltre 50mila vittime, speriamo non si arrivi a questi numeri. Una magnitudo tale in presenza di edifici non adeguati sismicamente può produrre tragedie».
Ora è possibile prevedere altri movimenti e di che portata?
«Conosciamo pochissimo il funzionamento della terra, ogni volta un terremoto per gli studiosi è un esperimento da cui imparare: ogni evento sismico fa storia a sé perché avviene in condizioni meccaniche e rocce diverse, velocità di deformazione tra le placche variabili».
Cosa aspettarsi ancora?
«Terremoti di questo tipo danno in genere repliche di magnitudo inferiore che possono durare settimane; la probabilità di altri grandi accadimenti è difficile ma non è zero; la presenza di tante altre scosse inferiori molto alta. I crolli dipendono dall'adeguamento sismico degli edifici e dal tipo di suolo dove sono costruiti».
Si è solo spettatori inermi?
«Purtroppo si parla di terremoti solo quando fanno vittime, invece è un fenomeno naturale che c'è sempre stato e sempre ci sarà. Dobbiamo imparare a conviverci e capire meglio come funziona la terra. Guardiamo le stelle ma non sotto di noi, mentre è importante lanciare un grande progetto di studio su come funziona la terra e la sua dinamica. È chiaro che se ancora non sappiamo perché si muovono le placche è come se non sapessimo come funziona il nostro cuore, o i polmoni per poterci curare meglio. In realtà non sappiamo ancora qual è il motore che muove le placche tettoniche. È tutto da scoprire e c'è tanto da lavorare per la scienza e per il bene collettivo».
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