di Jacopo Orsini

mercoledì 4 marzo 2026, 00:13

Borse giù, spaventa l’escalation. Balzo dei prezzi di gas e petrolio, tornano i timori per l’inflazione

Borse in caduta in tutto il mondo nel quarto giorno della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Schizzano in alto ancora i prezzi del gas e sale anche il petrolio. Su anche i rendimenti dei titoli di Stato e si allontanano le ipotesi di una riduzione dei tassi di interessi.

Dopo il calo marcato già segnato lunedì dai listini azionari del Vecchio continente ieri la prospettiva di un conflitto prolungato ha fatto crescere la paura degli investitori che hanno reagito con una ondata di vendite. Anche a New York, dove il giorno prima gli indici avevano tenuto, la chiusura è stata negativa ma meno marcata e in risalita dai minimi di giornata (-0,9% il Dow Jones). Milano ha perso quasi il 4% (-3,92% l’indice Ftse Mib con quasi tutti i titoli principali in rosso), più o meno lo stesso ribasso delle altre piazze europee, che in due giorni hanno visto andare in fumo quasi 900 miliardi di capitalizzazione. Il tasso sul Btp decennale italiano è salito di 10 punti base al 3,45%, mentre il differenziale di rendimento con il Bund tedesco si è allargato a quota 70, dai 64 della sera prima.

Le forniture

I timori però ora si concentrano soprattutto sul fronte dell’energia, con il rincaro delle materie prime che potrebbe innescare una nuova infiammata inflazionistica dopo quella seguita al Covid. E le associazioni dei consumatori già lanciano l’allarme per il caro-bolletta. Una guerra prolungata in Iran può causare una “impennata sostanziale” dell'inflazione e una “caduta improvvisa” dell'economia, spiega in un'intervista al Financial Times, Philip Lane, capo economista della Banca centrale europea. L’istituto quindi, prosegue, “monitorerà attentamente gli sviluppi” e gli effetti economici dipenderanno “dall'ampiezza e dalla durata del conflitto”.

Ieri c’è stata una nuova fiammata dei prezzi del metano per i timori sugli approvvigionamenti legati soprattutto allo stop di un mega-impianto per la produzione di gas naturale liquefatto in Qatar, colpito da un attacco iraniano. Sul mercato di Amsterdam il gas ha fatto un balzo del 20% a 53 euro al megawattora, dopo un massimo di giornata a quota 58, un livello quasi raddoppiato dai valori della chiusura di venerdì scorso. Le quotazioni restano tuttavia per ora molto lontane dal massimo di oltre 320 euro toccato nel 2022 dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Ancora in crescita anche le quotazioni del petrolio, con il Brent scambiato sui mercati europei intorno a quota 80 dollari al barile, in rialzo del 3% dopo un picco a 85 dollari al barile, ai massimi da luglio 2024.

“L’escalation militare in Iran riporta al centro il rischio energetico: un eventuale choc sul petrolio potrebbe riaccendere le pressioni inflazionistiche”, sottolinea Alberto Tocchio, analista di Kairos Partners. “L’impatto macroeconomico dipenderà molto dalla durata del conflitto e dalla capacità dei mercati globali delle materie prime di compensare la riduzione dell’offerta di petrolio - osserva Giovanni De Mare, di AllianceBernstein -. Sebbene nel breve termine i mercati azionari siano destinati a rimanere volatili, la nostra analisi storica suggerisce che la maggior parte dei conflitti militari tende ad avere un impatto limitato sui rendimenti azionari nel lungo periodo. Ciò è avvenuto anche nel caso della prima e della seconda guerra statunitense in Iraq (1990 e 2003), conflitti di maggiore portata sin dall’inizio e caratterizzati dall’impiego di forze terrestri da parte degli Stati Uniti per il raggiungimento degli obiettivi militari”.

L’inflazione intanto, in attesa di capire quali saranno gli effetti della guerra, ha già ricominciato a salire. Nell'Eurozona a febbraio il carovita è salito all'1,9% dall'1,7% di gennaio, secondo le stime diffuse ieri dall’ufficio di statistica europeo. In Italia la crescita dei prezzi balza all'1,6%, dall'1% di gennaio. L'accelerazione si spiega soprattutto con i rincari dovuti alle Olimpiadi invernali. Lo scatto del costo della vita, spiega l'Istat, è legata infatti alla dinamica del comparto dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e, in particolare, a quella dei servizi di alloggio (cresciuti del 10,3%). Ma anche il “carrello della spesa” sale al 2,2% dall'1,9% precedente.

La tassa

Ora il rischio è che i prezzi dell'energia inizino “ad agire come una tassa sui consumatori e sulle imprese, inasprendo le condizioni finanziarie e influenzando negativamente la domanda”, rileva Rick de los Reyes, portfolio manager di T. Rowe Price. “Ciò che conta per i mercati, in questo momento, è se l'approvvigionamento energetico subirà interruzioni significative o prolungate - continua -. Gli investitori stanno osservando con grande attenzione lo Stretto di Hormuz, perché è l'arteria principale per i flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto. Circa un quinto del petrolio e del gas mondiale transita attraverso questo corridoio. I volumi di trasporto attraverso il passaggio sono in gran parte sospesi: se l'interruzione è relativamente breve, la storia suggerisce che i picchi di prezzo causati dalle tensioni geopolitiche possono attenuarsi una volta che l'incertezza inizia a diminuire. Ma se la produzione o le esportazioni subissero un'interruzione prolungata, ciò equivarrebbe a un vero e proprio choc dell'offerta, con implicazioni per l'inflazione, le aspettative sui tassi di interesse e la crescita globale”.

L'oro infine ieri ha interrotto la corsa degli ultimi giorni e ha ceduto il 3% poco sopra i 5.000 dollari l'oncia. A essere cercato come bene rifugio è invece ancora il dollaro che guadagna terreno su tutte le valute, euro compreso.

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