di Laura Pace

mercoledì 15 luglio 2026, 06:20

Caldo, le vere temperature che il termometro non misura: a Roma toccati i 45 gradi, superate le rivelazioni ufficiali

Tra le 12 e le 14.30 il caldo a Roma esce perfino dai muri. Sale dall'asfalto, rimbalza sulle facciate dei palazzi, resta incastrato tra i sampietrini e i monumenti. Cercare un'ombra o una fontanella sembra quasi inutile: la temperatura che si sente sulla pelle non è quella che raccontano le previsioni. O, almeno, non è soltanto quella.

Che sia un termometro digitale, il vecchio termometro in legno che una volta si trovava negli ottici o le croci luminose delle farmacie, la Capitale nelle ore più calde parla attraverso quei numeri che tutti sperano di vedere scendere e che invece continuano a salire. Bastano poche centinaia di metri perché cambi tutto. La temperatura può variare anche di cinque gradi, una differenza che pesa eccome quando la giornata sfiora i 45 gradi nelle zone più esposte.

È come attraversare città diverse senza mai lasciare Roma.

Passeggiare per Roma

In via del Corso, dove negozi e botteghe restano aperti anche all'ora di pranzo, la croce luminosa di una farmacia segna 43 gradi. Sul telefono, nello stesso istante, l'app del meteo ne indica 35, al massimo 38. Non è una contraddizione: il meteo ufficiale misura la temperatura dell'aria secondo criteri tecnici e scientifici precisi, con centraline all'ombra, schermate dall'irraggiamento e a un'altezza prestabilita dal suolo.

Ma in strada il corpo fa i conti con altro: con il calore che sale dal pavimento o quello che proviene dalle macchine o si accumula nei palazzi. E poco si può fare per trovare sollievo. Lo si capisce guardando la gente. Chi entra in un negozio non sempre compra. Molti cercano soltanto cinque minuti di aria condizionata. I saldi diventano quasi un pretesto.

Le porte automatiche si aprono e, per qualche secondo, regalano una boccata d'aria fresca. C'è poi un dettaglio che racconta questa estate meglio di qualsiasi bollettino. In strada tutti, ma proprio tutti, hanno un piccolo kit di sopravvivenza. Ventilatori appesi al collo che soffiano senza sosta, ventagli improvvisati, bottiglie ghiacciate strette tra le mani. E soprattutto gli ombrellini parasole.

Fino a pochi anni fa erano oggetti che sembravano appartenere soltanto alla cultura asiatica, oggi fanno parte del paesaggio romano. Grecia ha 36 anni, arriva da Madrid e insieme al marito ha deciso di non rinunciare a vedere Roma, anche se fuori il sole picchia. «Tanto all'ombra si sta meglio». E l'ombrellino lo apre mentre attraversa la strada. «È la prima volta che lo uso. Non avevo mai visto un caldo simile. In Spagna forse si soffre anche di più, ma qui lo utilizzo soprattutto per proteggere la pelle e non avere macchie».

Camminando tra i Fori Imperiali la temperatura inizia lentamente a scendere. Forse grazie ai nebulizzatori installati lungo il percorso, forse perché l'aria riesce finalmente a circolare tra gli spazi più aperti. Il termometro si ferma sui 40 gradi. Attorno alle fontanelle si formano piccoli capannelli di turisti di ogni nazionalità intenti a riempire borracce e bottiglie. Christie e Shake, 25 anni, arrivano da Londra. «Potremmo essere in un museo in questo momento, ma i posti più belli di Roma sono all'aperto».

Il kit di sopravvivenza

Quando si arriva al Colosseo il termometro segna 38 gradi con un'umidità del 29%. Qui il vento che attraversa l'anfiteatro cambia leggermente la percezione. Davanti agli ingressi gli ombrellini colorati sono ormai parte del panorama quanto le audioguide e le bottigliette d'acqua che l'ambulante vende ai passanti. Prima di entrare nel monumento molti si fermano qualche secondo sotto i nebulizzatori.

Blue e Jaja hanno 22 anni, arrivano dalla Cina e sono a Roma per la prima volta. Nello zaino portano una borraccia termica con tè alle erbe, ai polsi indossano ventilatori portatili e, naturalmente, hanno anche loro un ombrellino. In fila ai distributori d'acqua ci sono anche Roberta, Matteo e Santi; arrivati dalla provincia di Messina per la laurea di quest'ultimo. «Non è proprio il periodo migliore per laurearsi.», dicono ridendo. «Domani ripartiamo e oggi era l'unico giorno possibile per visitare Roma». Vivono in Lombardia e il confronto viene spontaneo. «Lì l'aria è molto più soffocante. Qui sembra un forno, però almeno è ventilato». Alla domanda "Quanto caldo percepite in questo momento?" dicono in coro, «direi sui 37 gradi». Bingo, ce ne sono almeno 38.

Assalto alle fontanelle

E così qualcuno, quando nessuno guarda, immerge perfino i piedi nelle fontanelle insieme ai bambini. Per bere si aspetta il proprio turno. L'acqua diventa una piccola conquista. Poi si arriva a Santa Maria Maggiore.

La basilica dove è sepolto Papa Francesco sembra una soglia tra due mondi. Nella piazza che guarda verso via Merulana il termometro raggiunge il valore più alto della giornata: 45 gradi. Qui il caldo non sembra più soltanto una temperatura. È qualcosa che rallenta il passo e svuota la piazza, e costringe a cambiare lato del marciapiede pur di inseguire pochi centimetri d'ombra.

Nessuno attraversa lo slargo senza fretta. Chi può si rifugia in chiesa anche solo per qualche minuto. Il marmo restituisce il fresco. Un fresco che dura il tempo di riprendere fiato. Poi si esce di nuovo. E il caldo è ancora lì. Identico ad attendere. Appoggiato ai muri, incollato ai marciapiedi, nascosto perfino tra le pietre millenarie della città.

Le previsioni continueranno a dire, giustamente, che la temperatura dell'aria è di 35 o 38 gradi. Ma c'è un'altra temperatura che nessuna notifica può raccontare fino in fondo. È quella che si incontra camminando. Quella che cambia da una piazza all'altra, da un vicolo all'altro. È quella che si sente addosso.

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