di Antonio Vastarelli
mercoledì 26 giugno 2024, 07:00Chip, la sfida a Usa e Cina passa per il Mezzogiorno
La nuova centralità del Mezzogiorno, in uno scenario geopolitico in continua evoluzione, trova un'ulteriore conferma nel settore della microelettronica, particolarmente strategico per la crescente richiesta di chip e semiconduttori a livello internazionale e la forte dipendenza dell'Europa da fornitori extra Ue: dei 10 miliardi di euro di investimenti programmati dalla multinazionale italo-francese ST Microelectronics nel nostro Paese, infatti, circa 6 saranno impiegati a Catania (i restanti 4 nel sito di Agrate Brianza), generando oltre 2mila posti di lavoro qualificati. Quella che è stata definita Etna Valley è già da qualche decennio una realtà d'eccellenza affermata a livello mondiale, animata da tantissimi talenti meridionali, ma con questo investimento si rafforza sempre più come polo indispensabile, all'interno di una strategia europea che ha l'obiettivo di sottrarre il sistema produttivo comunitario dai ricatti dei principali produttori di chip (soprattutto paesi asiatici e Stati Uniti), salvaguardando la sicurezza dell'approvvigionamento nell'Unione e rafforzando la sua sovranità digitale, con effetti positivi per l'economia in generale.
La domanda
Dalla lavatrice agli smartphone, dalle auto ai frigoriferi, fino ai bancomat, sempre più oggetti oggi sono dotati di un chip, e sempre più lo saranno nei prossimi anni. La carenza sul mercato di questi componenti indispensabili per l'industria manifatturiera, in particolare in chiave 4.0, sta mettendo in difficoltà numerosi comparti produttivi, a cominciare da quelli legati all'elettronica, all'energia e all'automotive. Per questo motivo, l'industria dei semiconduttori assume un'importanza strategica per lo sviluppo economico, tecnologico e militare dei paesi ed è, attualmente, uno dei principali terreni di confronto tra Usa e Cina. Per correre ai ripari, Bruxelles ha deciso di varare il Chips Act (entrato in vigore nel 2023) con l'obiettivo di raddoppiare, entro il 2030, la quota di mercato globale dell'Ue nel settore dei semiconduttori (attualmente al 10% sugli oltre mille miliardi di microchip fabbricati nel mondo ogni anno).
Per raggiungere l'obiettivo, però, non basterà raddoppiare la produzione, perché anche la domanda di semiconduttori è destinata a raddoppiare nei prossimi decenni. Per accelerare gli investimenti, quindi, l'Ue ha autorizzato sostanziosi aiuti di stato a iniziative produttive in questo campo, che rispondessero a determinati criteri: in particolare, che contribussero all'obiettivo di ridurre la dipendenza europea con soluzioni produttive innovative e, possibilmente, first of a kind (cioè uniche nel proprio genere). E sono proprio queste le caratteristiche del progetto Catania Campus che, nell'ambito del Chips Act Ue, ha ottenuto 2 miliardi di euro dallo Stato italiano (sui 5 complessivi messi in campo da ST Microelectronics) perché non esiste attualmente in Europa un impianto completamente integrato come quello che sarà costruito in Sicilia, dove si produrranno wafer di carburo di silicio (SiC) da 200 millimetri, che supportano microchip ad alte prestazioni, particolarmente adatti, ad esempio, a rendere più efficienti e piccole le batterie per le auto elettriche o più veloci le stazioni di ricarica: uno sbocco commerciale importante, vista la crescente diffusione della mobilità sostenibile nel mondo.
La produzione
Il nuovo impianto avvierà la produzione nel 2026 e andrà a pieno regime nel 2033, quando arriverà a realizzare fino a 15mila wafer a settimana, coprendo tutto il ciclo, dalla materia prima (la polvere di SiC) alla fabbricazione dei dispositivi finiti. «Partiremo dal materiale grezzo, fino ad arrivare al prodotto finale, in uno stabilimento che avrà un alto livello di automazione» ha spiegato il Ceo del gruppo Jean Marc Chery, sottolineando che il nuovo stabilimento produrrà su grandi volumi rivolgendosi ad una clientela non solo europea, contribuendo così sensibilmente al rafforzamento della leadership di ST Microelectronics nella tecnologia SiC.
Il ciclo integrato sarà possibile anche grazie all'ulteriore investimento di 730 milioni di euro (292,5 con fondi Pnrr) messo in campo nel 2022 per la costruzione, sempre a Catania, di un impianto di produzione di substrati di SiC a supporto dello stabilimento che realizza i dispositivi finali. I due progetti, che godono complessivamente di quasi 6 miliardi di euro di investimenti, porteranno alla creazione di almeno 2mila posti di lavoro (ma si punta a 3mila) che andranno ad aggiungersi agli oltre 5mila già presenti nel sito produttivo di Catania. Investimenti funzionali al superamento dei 25 miliardi di dollari di fatturato entro il 2030, posto dal management del gruppo italo-francese come obiettivo. Un piano ambizioso che vede il Sud Italia in prima linea per capacità produttiva e innovazione.
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