di Giuliano Noci
giovedì 15 agosto 2024, 08:06Una crescita bilanciata chiave del dopoguerra per i nuovi equilibri
Ci siamo. Ferragosto è arrivato e tutti, quantomeno in Italia, vorrebbero essere liberi da pensieri negativi per godersi un meritato periodo di relax positivo. Non è così. Siamo appesi alle notizie che provengono dai fronti di guerra. Quello medio-orientale, dove ci si aspetta da un momento all'altro la vendetta di Teheran nei confronti di Israele. E quello ucraino, dove, da un momento con l'altro, Putin, seppur nello stremo che lo ha portato a cercare il supporto di Kim-Jong-un, potrebbe alzare ulteriormente il tenore del conflitto a seguito delle continue incursioni di Kiev sui territori russi di confine. Ci aspettiamo una Guerra Grande che diventi ancora più grande. Al tempo stesso non dedichiamo, a mio avviso, un'attenzione adeguata a che cosa sarà del mondo a valle di questi conflitti. Perché la fine della guerra si verificherà per definizione. Ma la domanda è: che mondo vogliamo e quanto diverso sarà quando le ostilità saranno cessate? A voler ben guardare, proprio questa assenza di visione è una delle cause alla base della situazione attuale. Cerco di spiegarmi. Quanto stiamo vivendo in questi mesi/anni dipende infatti, in misura non piccola, da come gli Stati Uniti si sono mossi a valle del crollo del muro di Berlino. Era il periodo in cui Fukuyama aveva postulato la "fine della storia", un mondo felice fatto di crescita economica e soprattutto contraddistinto da una forte e univoca "trazione americana".
Gli States
Washington sarebbe stato il faro del mondo, con la sua democrazia e la voglia di far crescere economicamente i Paesi in Via di Sviluppo nella prospettiva di favorirne una transizione da regimi dittatoriali a sistemi liberali. Dal 1990 fino al 2020 abbiamo in particolare assistito ad una enorme crescita economica, grazie alla dinamica esponenziale dei commerci internazionali. Ma si sono anche innescati tutti i germi che hanno determinato le molteplici tensioni di questi anni. In primis, la suddivisione tra buoni e cattivi fatta dalla Casa Bianca ha creato tutti i presupposti in alcune società (arabe e russe, in primis) perché si creassero enormi tensioni valoriali ancora prima che economiche. Inoltre, la mancata percezione dei grandi squilibri reddituali (internamente ai paesi sviluppati) generati dalla globalizzazione hanno di fatto rappresentato il brodo di coltura dell'attuale populismo e sovranismo con le conseguenti retromarce protezionistiche di questi mesi. Infine, gli americani si sono sentiti (con una certa presunzione che è parte del loro DNA) i vincitori e, di conseguenza, l'unico faro del mondo.
L'Ucraina
Ma i sogni all'alba svaniscono. E quest'alba si è manifestata a febbraio 2022. Siamo tornati alla realtà, uscendo definitivamente dalla "grande illusione", anche se il fronte dell'ISIS aveva già rappresentato un evidente campanello d'allarme. L'attacco all'Ucraina di Putin ci ha infatti fatto percepire il livello delle tensioni che covavano sotto le ceneri della "pax americana". Il pesantissimo scontro in Medio Oriente, nonostante gli Accordi di Abramo ha esplicitato che Israeliani e Americani sono ancora il nemico da abbattere per l'Iran e tutti i suoi accoliti. Siamo arrivati a questa situazione perché di fatto la pax americana era priva di una reale strategia. Al suo posto, la positività dell'utopico modello a stelle e strisce da esportare che, evidentemente, non ha funzionato, visto e considerato il caos attuale di un mondo (nuovo) che, nonostante tutto, ci rifiutiamo di analizzare e comprendere. Operiamo in un contesto in cui convivono la prospettiva "America First", la volontà di Pechino di esportare i propri eccessi di capacità produttiva e l'Europa che, priva di una qualsiasi politica industriale, vara dazi e regolamenti volti a rendere più difficile la vita economica degli "invasori stranieri" (cinesi ma anche americani). Chiudono il cerchio la Russia e l'Iran che cercano di ritrovare un posto al sole tra i grandi dignitari del Pianeta. Come uscire da questo circolo vizioso? Dobbiamo imparare dalla storia, anche recente. Ma attenzione a guardare quella vera, non la "storia bella" che piace a noi. In primo luogo, gli americani (ma anche noi europei) devono smetterla di ritenersi il migliore dei mondi possibili. Per carità, lo sono e lo siamo. Ma non possiamo imporlo a modello universale e soprattutto dobbiamo essere rispettosi di storie millenarie che hanno radici anche molto diverse. In questo senso, nel mondo nuovo, dobbiamo prendere coscienza che non possiamo più ritenere validi i principi di Bretton Woods.