di Andrea Bassi
mercoledì 4 marzo 2026, 00:05Guerra Iran-Usa, quanto può durare la crisi? Per gli analisti meno del previsto (perché Cina e Usa hanno fretta)
Le Borse sembrano aver accusato il colpo. I timori di una escalation hanno zavorrato i listini, quelli europei soprattutto. Nell'incertezza, sembrano aver detto i mercati, meglio vendere. Magari anche incassando le plusvalenze di due anni di Borse galoppanti. Ma, chiusi gli scambi, a mente fredda, la domanda attorno alla quale gli investitori stanno ragionando è: quanto può durare questa ennesima crisi? «Furia epica, vera promessa, scudo di Giuda. I rispettivi nomi delle operazioni militari di Stati Uniti, Iran e Israele», spiega Elliot Hentov, chief macro policy strategist di State Street, «suggeriscono un punto di rottura di natura quasi biblica nell'ordine regionale. Tuttavia, lo slogan dei mercati è più simile a “Passerà anche questa”». Secondo l'analista, esperto di questioni mediorientali, insomma, si avrà «una parziale normalizzazione nell'arco di alcune settimane».
Anche Standard&Poor’s, che ieri ha diffuso un’analisi sulla situazione in Medio Oriente, non si è discostata molto da queste conclusioni. «Il nostro scenario di base», si legge nel rapporto, «rimane quello di un conflitto militare relativamente breve. Tuttavia, le dichiarazioni pubbliche relative alle operazioni militari statunitensi della durata massima di un mese e la natura degli obiettivi militari statunitensi e israeliani compreso il cambio di regime», spiega ancora S&P, «sono di gran lunga più ampi rispetto a quelli relativi alla guerra di 12 giorni del giugno 2025». Secondo il fondo di investimento Amundi «la durata del conflitto dipende dall’entità delle capacità missilistiche dell’Iran. Vi sono alcune notizie», spiega in un report, «secondo cui le capacità missilistiche dell’Iran potrebbero già essere state dimezzate. Gli attacchi indiscriminati iraniani in questo momento, con lanci in tutte le direzioni, sono probabilmente un segnale di difficoltà più che una strategia militare ben coordinata, simile a un esercito in ritirata che impiega tattiche di “terra bruciata”: bruciando qualsiasi cosa per creare quanto più caos possibile».
Ma il punto è anche un altro, di carattere più politico che tecnico. Quella del Medio Oriente è una guerra che nessuno vuole sia lunga. Soprattutto non lo vogliono le due grandi potenze che ormai si fronteggiano in ogni scenario: l’America e la Cina. Partiamo da quest’ultima. Ieri Bloomberg, citando funzionai statali del Celeste Impero, ha fatto sapere che la Cina starebbe esercitando pressioni sull’Iran affinché eviti di interrompere il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, in particolare le esportazioni di energia dal Qatar, poiché il conflitto nella regione minaccia le forniture globali. In realtà ad essere minacciate sono soprattutto le forniture iraniane a Pechino. Se è vero che negli ultimi mesi la Cina ha accumulato scorte di petrolio, è anche vero che dall’Iran dipende per il 13 per cento delle forniture di energia. Barili e gas che arrivano dribblando le sanzioni internazionali. Dopo il prosciugamento del canale venezuelano, Pechino non può permettersi di perdere anche le forniture iraniane. La Cina ha buoni argomenti per convincere Teheran a frenare l’escalation, se non altro perché è il Paese che gli fornisce armamenti.
Dall’altro lato, anche Donald Trump sa che non può tirare la corda all’infinito. Tra dichiarazioni e retromarce, ha fissato la durata massima degli attacchi in quattro settimane. La guerra del resto costa e l’America deve già fronteggiare un deficit di bilancio enorme, superiore al 6 per cento del Pil, con la necessità di rifinanziare quest’anno oltre nove mila miliardi di debito. E tutto questo senza nemmeno più l’apporto delle entrate straordinarie dei dazi rallentate dalla sentenza della Corte Suprema. Senza nemmeno tralasciare il fatto che il popolo “Maga”, la base del suo elettorato, non appoggia la guerra in Iran, soprattutto se dovesse durare a lungo e prevedere anche di mettere gli stivali sul terreno. Infine, prezzi del petrolio troppo elevati per troppo tempo, potrebbero spingere verso l’alto i prezzi della benzina e l’inflazione americana alla vigilia delle elezioni di mid term. Un esito che Trump probabilmente vorrà scongiurare. Per il regime iraniano, poi, la fine rapida delle operazioni è una questione di sopravvivenza. Ragioni insomma, per cui il conflitto possa essere di breve periodo ce ne sono. Ma è anche vero che quando parte una guerra è sempre difficile prevedere quale possa poi essere la sua evoluzione. Quelli che verranno, saranno ancora giorni incerti.
Vai all'articolo completo