di Luca Cifoni
mercoledì 4 maggio 2022, 12:50Delega fiscale, lo scontro sul catasto riduce il taglio delle tasse. Ecco come
Era partita con grandi ambizioni: riordinare un sistema farraginoso e complicato da cinquant’anni di incoerente stratificazione normativa, riducendo nei limiti del possibile il peso delle tasse sui contribuenti italiani: in particolare di quelle che penalizzano il lavoro.
In più, la riforma fiscale si dovrebbe inserire – anche se non ne fa parte in senso stretto – nel quadro delle misure politiche che accompagnano e rafforzano il Camera dei deputati è stato calendarizzato per la prossima settimana, ma maggioranza e governo sono ancora alla ricerca di un compromesso. Che si presenta non facile. In mancanza di un’intesa, non è esclusa la possibilità che il testo finisca su un binario morto: per l’esecutivo sarebbe uno smacco politico notevole, mentre il Parlamento vedrebbe almeno in parte vanificato l’intenso lavoro preparatorio fatto lo scorso anno dalle commissioni di Camera e Senato.
LO SNODO
Il nodo principale è ancora quello del catasto, sul quale resta fortissima l’ostilità dicedolare secca” (10 o 21 per cento) per i titoli di Stato (12,5) e per il grosso delle altre rendite (26). Se fosse fissato un valore intermedio (anche se di per sé la delega non contiene cifre, rinviate ai successivi decreti legislativi) alcuni di questi cespiti subirebbero un aumento di imposta. In una fase transitoria le aliquote potrebbero essere due, il che comunque non esclude l’eventualità di un aggravio relativamente ad alcune voci. Sul “duale” comunque una qualche quadratura del cerchio si potrebbe trovare, una volta dipanata la più aggrovigliata matassa del catasto.
GLI ASPETTI CONDIVISI
Nel frattempo sono state definite soluzioni condivise su altri punti: ad esempio l’uscita graduale dal regime di Movimento Cinque Stelle. In generale, al di là dell’esito finale, il percorso della legge delega è diventato via via più incerto dopo il buon lavoro di istruttoria fatto dalle Camere, del quale il governo aveva comunque deciso di tenere conto. Certamente non ha aiutato l’avvicinarsi della fine della legislatura e quindi della campagna elettorale. E nemmeno l’emergenza economica scatenata prima dalla pandemia e poi dalla guerra: le riforme complesse sono di più facile gestione in tempi normali.
I POSSIBILI EFFETTI
Per quanto riguarda il possibile effetto sui contribuenti in termini di riduzione del carico fiscale, il provvedimento è condizionato dal vincolo finanziario che lega qualsiasi diminuzione di imposta ad una specifica misura di reperimento delle relative risorse. In realtà esiste anche una dotazione specifica, ricavata dai proventi del contrasto all’evasione fiscale. Circa otto miliardi però sono già stati utilizzati per i primi interventi su Irpef e Irap attuati quest’anno e i margini futuri restano incerti. Insomma, la delega potrebbe sì andare in porto, ma depotenziata sia nella sua portata riformatrice sia nell’impatto concreto per cittadini e imprese.
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