di Lorenzo Calò
lunedì 24 giugno 2024, 07:00Il digitale piace al Sud: crescono le imprese a caccia di super esperti
Il Sud va incontro al suo destino digitale. E lo fa mostrando un crescente dinamismo nel mercato del lavoro dove le province del Mezzogiorno sembrano avere una marcia in più nel mettere a disposizione delle aziende giovani altamente qualificati e dotati di skill in grado di reggere la sfida della competitività. È quanto emerge dall'analisi incrociata dei dati sul Relevance Digital Skills Index riferito agli ingressi nel settore occupazionale nel 2023 elaborata dall'istituto Tagliacarne e dal Sole24Ore sulla base di evidenze Istat. Ebbene, da questa specifica finestra, si evince che - tolta Milano che guida la classifica - sono molte province del Sud a scalare posizioni con la Sicilia che si segnala tra i territori più attivi e la Campania che nella Top 20 piazza quattro province su cinque (Caserta, Napoli, Benevento e Avellino). Certo, il capoluogo lombardo è la prima della classe in Italia per livello di rilevanza delle competenze digitali richieste ai lavoratori da parte delle imprese. Seguono sul podio Torino al secondo posto e, un po' a sorpresa ma poi neanche troppo, Palermo al terzo. Per recuperare terreno sul piano della digitalizzazione, sempre più imprese del Sud, infatti, cercano di procurarsi personale con digital skill adeguate a guidare il cambiamento. Sono del Mezzogiorno, inoltre, ben cinque province delle Top 10 che esprimono a livello nazionale maggiori richieste di nuovi assunti con elevate competenze digitali. Mentre sul fronte opposto tra le ultime dieci province sette sono del Centro-Nord con Savona, Grosseto e Fermo fanalino di coda.
Al contrario, spiccano le performance delle province siciliane che si impongono con Palermo, Catania, Caltanissetta, Agrigento ed Enna; bene anche la Calabria che piazza Cosenza e Reggio (rispettivamente al nono e all'undicesimo posto), si «difende» pure la Basilicata che nell'ultimo gradino della Top 20 sistema Matera.
Digital Divide
Dunque non solo le imprese ma anche i percorsi di formazione andrebbero armonizzati meglio per ridurre questo mismatch che alla lunga potrebbe costare caro al nostro Paese nella sfida della competitività a livello globale. Un campanello d'allarme lo ha già fatto scattare l'Istat analizzando lo scenario 2023 e aggiungendo che nel panorama europeo l'Italia è uno dei Paesi con la quota più bassa di persone con competenze digitali almeno di base, con una distanza dalla media Ue27 di quasi 10 punti percentuali. Rispetto al 2021 è aumenta lievemente la quota di cittadini europei con queste abilità (+1,6 punti percentuali), l'incremento più evidente si è registrato in Ungheria con +10 punti percentuali laddove invece in Italia nel 2023 solo il 45,9% degli adulti ha dimostrato di possedere competenze digitali adeguate, oltre un terzo (36,1%) ha evidenziato competenze insufficienti e il 5,1%, pur essendo utente di Internet, non ha manifestato alcuna competenza. Tuttavia, a salvarci sono i giovani. Infatti le capacità digitali, al pari degli altri partner europei, in Italia sono associate alle caratteristiche socioculturali della popolazione: nel nostro Paese ha competenze almeno di base il 59,1% dei giovani tra 16 e 24 anni, contro appena il 19,4% degli adulti tra 65 e 74 anni. La distanza intercorrente tra i più giovani e i più anziani è in linea con quella media europea, ma l'Italia presenta valori nettamente inferiori all'Ue27 in tutte le classi d'età. Le competenze digitali sono caratterizzate anche da disparità di genere a favore degli uomini in quasi tutti i Paesi europei (in Italia, pari a 3,1 punti percentuali). Lo svantaggio femminile, tuttavia, è presente solamente a partire dai 45 anni, mentre fino ai 44 anni le donne risultano possedere maggiori competenze digitali rispetto agli uomini.