di Antonino Pane
giovedì 11 luglio 2024, 08:00Economia del mare, il Sud meglio del resto del Paese
Sud primo per valore aggiunto, occupati e imprese. Il rapporto annuale sull'economia del mare diffuso da Unioncamere conferma che il cambio di paradigma è in atto nel Mezzogiorno già dal 2021, e che continua a rafforzarsi a mano a mano che cresce la consapevolezza. I dati dello studio Unioncamere sono consolidati, si riferisco ai consuntivi 2022 e, quindi, non sono proiezioni o, peggio, aspirazioni, ma numeri concreti. Diciamo subito che nella Blu Economy primeggia il Sud: con i giovani, con le donne, e si considera anche quanto sta accadendo con la Zes unica, lo farà anche con le imprese estere. E così, se il ministro per le Politiche del Mare, Nello Musumeci, ribadisce anche dal pulpito di Unioncamere che basta piangersi addosso e che, al contrario, bisogna rimboccarsi le maniche, lo fa alla luce proprio di questi numeri che certificano il cambio di paradigma.
Il Rapporto Nazionale sull'Economia del Mare è a cura dell'Osservatorio Nazionale sull'Economia del Mare, Ossermare, Centro Studi Tagliacarne, Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network. Come ogni anno, la dodicesima edizione del Rapporto, è un punto di riferimento nazionale ed europeo nella definizione del valore della Blue Economy italiana perché mette sotto la lente di ingrandimento i diversi settori che compongono la forza produttiva blu: le filiere dell'ittica e della cantieristica, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e ricreative, l'industria delle estrazioni marine, la movimentazione di merci e passeggeri, la ricerca, regolamentazione e tutela ambiente. Ed ecco allora la motivazione di un vero e proprio evento, moderato da Nunzia De Girolamo, e a cui sono intervenuti: i ministri Nello Musumeci e Adolfo Urso, il presidente di Unioncamere Andrea Prete, il presidente di Assonautica Italiana, Si.Camera e Camera di Commercio Frosinone Latina Giovanni Acampora, il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne Gaetano Fausto Esposito, il coordinatore dell'Osservatorio Nazionale sull'Economia del Mare Ossermare Antonello Testa.
La tendenza
Ma andiamo ai dati. Con 227.975 imprese e 1.040.172 di occupati, l'Economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 64,6 miliardi di euro, che, se consideriamo il valore attivato nel resto dell'economia, raggiunge i 178,3 miliardi di euro, pari al 10,2% del Pil nazionale.
Un settore in netta crescita in ogni suo aspetto. Cresce il valore aggiunto diretto con un +15,1%, pari a due volte la crescita media italiana si ferma al 6,9%. Cresce il valore aggiunto complessivo di quasi un punto percentuale rispetto a quanto rilevato dal rapporto del 2023. Cresce il moltiplicatore, pari quest'anno a 1,8, a fronte dell'1,7% della scorsa rilevazione. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell'economia. Crescono gli addetti, con un aumento occupazionale del 6,6%, pari a quasi quattro volte quello registrato nel Paese (1,7%).
Il Sud Italia consolida il suo primato di area a maggiore produzione di valore aggiunto con quasi 21 miliardi di euro di produzione diretta, pari a circa un terzo dell'intero prodotto blu nazionale.
Lo stesso vale per l'occupazione, concentrata per oltre il 37% al Sud, nonché per le imprese, che addirittura superano nel Mezzogiorno le 111 mila unità, oltre il 48% dell'intera base imprenditoriale blu del Paese.
Insomma numeri inequivocabili. «Con un valore aggiunto che supera i 60 miliardi di euro e oltre un milione di occupati, il mare non solo contribuisce significativamente al nostro prodotto interno lordo - ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso - ma crea anche nuove opportunità per le nostre comunità, specialmente nelle aree costiere e nel Mezzogiorno». E ha aggiunto: «La blue economy si dimostra forte e dinamica», e in particolare «il Mezzogiorno, si presenta come un'area di eccellenza in cui occupati e imprese contribuiscono alla coesione sociale e alla riduzione delle disparità territoriali», ha continuato, sottolineando che «questi risultati sono riprova della grande capacità che il settore dimostra nel saper integrare le nuove tecnologie con le tradizionali attività marittime. Ed è proprio per continuare su questa strada che il governo sta lavorando a una legge sulla blue economy, con l'obiettivo di creare un quadro normativo che supporti e incentivi ulteriormente questo settore strategico. La volontà del governo è chiara: dal mare e dallo spazio le migliori energie per l'economia del futuro».
Un post condiviso da Il Mattino (@ilmattino.it)
La risorsa centrale
La conferma è arrivata dal ministro Nello Musumeci. «Una realtà - ha detto - che emerge anche in questo ultimo Rapporto, ma lo avevamo colto già lo scorso anno, è che il mare come risorsa è diventata una cosa seria, il mare come risorsa sta davvero rivelandosi una non scoperta, ma una marcia in più, una carta del mazzo mai giocata perché non ha mai avuto una sua centralità. A determinare questa centralità una serie di coincidenze di carattere economico, sociale, sociologico, di contesto geopolitico e macroeconomico, grazie alle quali abbiamo finalmente compreso con molta esattezza che il Sud Italia non può restare prigioniero di quella gabbia ideologica che si chiama questione meridionale perché c'è solo una questione, che è nazionale».
Poi la sottolineatura: «Nella geografia economica noi abbiamo capito che le regioni del Sud si stanno liberando da questa gabbia ideologica che le ha tenute sotto l'ombrello dell'assistenzialismo. E siccome non è facile poter realizzare quelle infrastrutture strategiche - e non parlo da meridionale ma da uomo di governo - sono convinto che l'Italia abbia bisogno di un Sud che non arranchi ma di un Sud che sia nelle condizioni di giocare tutte le carte di cui dispone, una delle carte più importanti che non ha mai saputo giocare è quella del mare perché le infrastrutture vanno realizzate. Purtroppo non si realizzano da decenni, penso alle infrastrutture della mobilità, alle infrastrutture strategiche sanitarie, sociali e portuali che sono rimaste molto indietro nella pianificazione che per 70-80 anni ha caratterizzato tutti i governi che si sono succeduti a Palazzo Chigi».
Vai all'articolo completoQuesto sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione ed inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca qui.
Chiudendo questo banner acconsenti all'uso dei cookie. X