di Nando Santonastaso

sabato 8 giugno 2024, 08:30

Energie rinnovabili: via libera agli impianti vicino stazioni, industrie e raccordi

C'è voluto un anno di polemiche e discussioni, ma alla fine ieri è arrivato l'accordo in Conferenza Stato-Regioni sul decreto che stabilisce le condizioni per le aree idonee ad ospitare le rinnovabili, tema centrale al Sud che tra eolico e fotovoltaico è l'area più ricca di fonti energetiche alternative del Paese. Pale eoliche e pannelli fotovoltaici in tutta Italia potranno essere installati vicini agli scali ferroviari, nelle adiacenze di arterie autostradali o di capannoni industriali, ma non nelle aree di beni sottoposti a tutela paesaggistica. È stata anche fissata la quota di produzione spettante ad ogni regione per raggiungere l'obiettivo nazionale di aggiungere 80 GW da fonti rinnovabili entro il 2030 rispetto al 31 dicembre 2020. 

L'intesa 

L'intesa è stata siglata all'unanimità, ma con l'aggiunta di un emendamento che riguarda i beni culturali e del paesaggio: in esso si introduce un'ulteriore possibilità per le Regioni di indicare come non idonee tutte le aree sottoposte a tutela dal decreto legislativo 42/2004, secondo questa formulazione: «Sono considerate non idonee le superfici e le aree ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del decreto 42. Le regioni possono individuare come non idonee le superfici e le aree che sono ricomprese nel perimetro degli altri beni sottoposti a tutela ai sensi del medesimo decreto legislativo».

Soddisfatto il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin: «Abbiamo sbloccato un decreto lungamente atteso e grazie al lavoro di mediazione svolto, oggi abbiamo un quadro chiaro di responsabilità per arrivare a un nuovo modello energetico al 2030, coerente con gli obiettivi del Pniec (il Piano nazionale integrato energia e clima, ndr) e con i tanti strumenti, penso al Fer 2 ma anche al decreto Cer e a quello sull'agri-voltaico, costruiti per incentivare lo sviluppo delle rinnovabili». In piena sintonia la neopresidente della Sardegna, Alessandra Todde: «La Sardegna ha risposto alla speculazione energetica e ha mandato un messaggio chiaro: non accetteremo più di essere calpestati o considerati come una Regione di serie B. Abbiamo combattuto per ottenere un decreto sulle aree idonee che rispondesse alle prerogative della Sardegna». 

Le imprese divise 

Spaccato invece il fronte delle imprese di settore. Alleanza per il Fotovoltaico parla di «profonda delusione per il decreto sulle aree idonee» perché è stato espunto dal testo finale »l'articolo sulle disposizioni transitorie e finali che garantiva i procedimenti avviati in data antecedente all'entrata in vigore delle leggi e dei provvedimenti adottati dalle Regioni e, allo stesso tempo, prevedeva che tali procedimenti fossero comunque conclusi ai sensi della disciplina regionale e statale in vigore fino a quel momento».

Secondo le imprese, «il nuovo scenario andrà a generare enormi confusioni e difformità su tutto il territorio nazionale in quanto ogni Regione sarà libera di valutare autonomamente e senza alcun coordinamento come gestire il regime transitorio. La conseguenza sarà che molti imprenditori abbandoneranno preventivamente alcuni territori anche a fronte di ingenti capitali già investiti». Di tutt'altro tenore le valutazioni di Italia Solare che conta circa 1.300 iscritti: «Finalmente siamo alle battute finali di un provvedimento che doveva vedere la luce tre anni fa. Parliamo, infatti, di un decreto che è fondamentale per lo sviluppo organico del settore». Particolarmente apprezzata dall'Associazione la possibilità, in merito alle aree idonee esistenti, di insistere sulle solar belt che sono realizzate nei pressi delle aree industriali, uno dei punti più importanti discussi all'interno dele nuove norme. 

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L'iter 

L'accordo di ieri non esaurisce peraltro l'iter del decreto. Nel senso che ora il provvedimento dovrà essere firmato dagli altri ministeri che hanno partecipato alla concertazione (oltre a quello dell'Ambiente anche i ministeri della Cultura e dell'Agricoltura) prima di essere emanato. C'è chi osserva che va verificato il rischio di incompatibilità con il decreto espropri del ministro dell'Agricoltura attualmente all'esame del Senato che vieta la presenza di pannelli solari sui terreni agricoli. 

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