di Nando Santonastaso

giovedì 4 luglio 2024, 08:00

Export, il 2024 si apre con una frenata: -2,8% ma il Sud vola (+5,8%)

L'export italiano frena, quello del Sud no. Anzi cresce, o, meglio, continua a crescere nei primi mesi del 2024 sulla scia di quanto aveva già prodotto lo scorso anno. Se nel 2023, infatti, il Mezzogiorno ha esportato beni per un valore di 68,3 miliardi di euro (circa l'11% dell'export italiano), in crescita del 2,9% rispetto all'anno precedente, e comunque meglio del dato a livello nazionale, rimasto stazionario, nel primo trimestre del 2024 ha fatto persino di meglio. L'aumento delle esportazioni è stato del 5,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: un'ottima performance se confrontata con quella negativa nazionale (-2,8%). Lo dicono i dati di Sace, la Società che sostiene le imprese italiane che esportano all'estero, nel Rapporto annuale appena presentato. A colpire è soprattutto il fatto che il trend positivo del 2023 non si è arrestato, dando ragione a chi aveva analizzato la performance in termini approfonditi e non di puro exploit. La conferma, peraltro, arriva proprio dalla Campania che aveva stupito tutti volando al primo posto lo scorso anno tra le regioni con un significativo +29,3% di incremento rispetto al precedente. Bene, anche nei primi tre mesi del 2024 la tendenza (perché ormai è giusto chiamarla così) è proseguita. 

I valori 

La regione che conta 379mila imprese attive e che un anno fa aveva toccato i 22,2 miliardi di valore dell'export ha registrato nel primo trimestre 2024 un ulteriore aumento del 9,6% rispetto allo stesso periodo nell'anno precedente, «confermando una dinamica molto positiva anche paragonata al dato nazionale (-2,8%)» scrive Sace, confermando che Napoli è la principale provincia italiana per export, con un valore di beni esportato nel 2023 pari a 14,5 miliardi. Numeri importanti per la regione leader del Mezzogiorno, con la farmaceutica principale settore di export regionale con una quota del 28% e un valore di merci esportate raddoppiato a oltre 6 miliardi nel 2023. Ma sono in crescita anche le esportazioni di alimentari e bevande (+6,6%), trainate in particolare da frutta e ortaggi, e mezzi di trasporto (+64%), sulla spinta in particolare delle vendite di autoveicoli.

Dietro i numeri del Sud anche un cambio di paradigma e di priorità on del tutto trascurabile. La notevole contrazione delle esportazioni di raffinati (-24%), storico primo settore di export dell'area soprattutto da Sicilia e Sardegna con un valore di quasi 15 miliardi di euro, è stata ormai più che controbilanciata dagli importanti incrementi segnati da mezzi di trasporto (+24,5%), sulla spinta di autoveicoli, alimentari e bevande (+7,3%) e, appunto, farmaceutica (+70,2%), specie dalla Campania.

Di sicuro si conferma un dato che era forse passato inosservato alla fine dello scorso anno: l'analisi congiunturale del 2023 redatta da Confindustria e SRM, la Società di studi e ricerche sul Mezzogiorno collegata a Intesa Sanpaolo, aveva evidenziato che l'Indice sintetico dell'economia meridionale era cresciuto per il terzo anno consecutivo, salendo di 8,8 punti, con un significativo +4% al capitolo investimenti rispetto al 2022 che diventa +17% rispetto al 2019 e un ancor più eclatante +40% dell'export sempre in rapporto al 2019. Evidentemente, il trend era già bello sostanzioso già dal dopo Covid, con un contributo alla ripartenza del Paese decisivo.

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Alla voce investimenti, peraltro, vanno iscritti quelli delle società multinazionali presenti nel Mezzogiorno, con un peso in termini occupazionali e di crescita dei salari) molto più consistente di quello che si sarebbe tentati di credere a prima vista. Intanto va ricordato, per avere un'idea complessiva di questa presenza, che le multinazionali estere attive in Italia provengono da 111 Paesi e hanno 17.641 controllate, occupano meno di 1,7 milioni di addetti, fatturano quasi 716 miliardi di euro, producono un valore aggiunto di oltre 153 miliardi e sostengono una spesa in Ricerca e sviluppo di 5 miliardi (+23,4% e +18,6%). Difficile percentualizzare la quota che riguarda il Mezzogiorno ma basta dare un'occhiata agli investimenti che hanno interessato il Mezzogiorno negli ultimi tempi per capire quanto siano indispensabili alla dinamica economica dell'area. Si va dai 5 miliardi annunciati dal colosso dell'elettronica STMicroelectronics per il sito di Catania (più altri 4 per l'impianto di Agrate in Lombardia), per la creazione del più avanzato stabilimento europeo di chip e di un centro di ricerca, con 2.700 muove assunzioni entro il 2026; al piano di Hitachi per la fornitura con lo stabilimento di Napoli di 22 treni da 39 metri per la metropolitana della città capoluogo di regione (l'accordo con il Comune di Napoli vale circa 200 milioni di euro); dal raddoppio dello stabilimento Novartis di Torre Annunziata, grazie ai 30 milioni di credito d'imposta ottenuto con la Zes Campania, agli investimenti garantiti da Stellantis a Pomigliano d'Arco per lasciare la produzione della nuova Panda fino al 2029. E ancora, la Baker Ughes che opera nel settore energetico ha scelto la Calabria e il sito di Vibo Valentia per irrobustire il sol business italiano mentre a Bari è approdata Pharmagest Italia, azienda che fa parte del gruppo Equasens (Francia) ed è leader europea nello sviluppo e fornitura di tecnologie integrate per la salute. Per non accennare poi ad altri colossi come il gruppo Leonardo, leader in tanti settori innovativi, che ha di recente investito con il piano Nemesi, finanziato dall'Ue, nella digitalizzazione dei propri siti, a partire da quello di Pomigliano. 

I settori 

Elenco lunghissimo, insomma, nel quale un po' da tutti i settori produttivi emergono partnership o finanziamenti con società straniere, dal farmaceutico all'automotive, dalla moda all'agroalimentare, all'aerospazio, tutti settori chiave per l'export meridionale. Ma anche l'Economia del Mare, che conta più di 110 mila imprese, 332 mila occupati e genera 15,7 miliardi di euro di Valore Aggiunto nel Sud Italia, dice la sua anche grazie ad importanti settori in crescita come quello della cantieristica e dell'eolico offshore galleggiante. Non a caso, del resto, nel Mezzogiorno si contano circa 92mila imprese manifatturiere, pari ad un quarto del dato nazionale, una quota che vale il settimo posto nel ranking europeo per numerosità d'impresa e presenza sul suo territorio oltre 250 grandi gruppi censiti dall'Osservatorio Cesdim. Dall'Osservatorio si evidenzia ad esempio che il Sud rappresenta oltre il 50% dei laminati piani e dei veicoli commerciali leggeri prodotti nel Paese. Primati non effimeri, tutt'altro: perché è con questi che si costruisce un Pil come quello del 2023, superiore alla media Italia, e una crescita dell'occupazione con contratti indeterminati maggiore del resto del Paese. 

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