di Nando Santonastaso

venerdì 9 agosto 2024, 08:00

Fotovoltaico, agevolazioni per chi scommette sul Sud

Il governo prevede incentivi fiscali per favorire l'acquisto di celle e moduli fotovoltaici prodotti nei Paesi dell'Unione europea. La misura è inserita nel Decreto Fiscale approvato l'altro giorno dal Consiglio dei ministri unitamente al Decreto legislativo che unifica e semplifica le norme e le procedure per l'installazione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Le agevolazioni riguarderebbero da vicino anche l'Italia e in particolare il Sud dove è in fase di rafforzamento la capacità produttiva della Gigafactory 3Sun di Catania, destinata a diventare l'impianto più importante d'Europa per la produzione di pannelli fotovoltaici. Un vero e proprio polo tecnologico, cioè, capace di farsi strada nei Paesi europei per l'elevata qualità tecnologica del maxi-investimento attuato dall'Enel.

L'iniziativa del Consiglio dei ministri non vieta ovviamente l'import e la vendita dei prodotti provenienti dai mercati extraeuropei, a partire dalla Cina che domina dal punto di vista tecnologico il settore, ma chiarisce una norma antecedente che poteva prestarsi a varie interpretazioni fino a incentivare in qualche modo i prodotti di provenienza da quei mercati. Di qui la decisione di blindare il punto riconfermando, al tempo stesso, la priorità del mercato europeo. E la circostanza che in prima istanza si valorizza indirettamente il made in Sud acquista un significato ben preciso, riaffermando le opportunità di sviluppo tecnologico del Mezzogiorno e la sua attrattività sul piano degli investimenti, come già evidenziato peraltro dal raddoppio delle risorse destinate al credito d'imposta della Zes unica, varato nello stesso Cdm. 

Il Consiglio dei ministri 

L'Europa, del resto, è stata anche il punto di riferimento nella formulazione del Testo unico delle rinnovabili, accolto dalle imprese di settore tra consensi e dubbi. Il testo, ricorda non a caso Palazzo Chigi, «opera un complessivo riordino della normativa, allo scopo di razionalizzarla e adeguarla al diritto dell'Unione Europea, ridurre gli oneri regolatori, favorire la competitività e agevolare, in particolare, l'avvio delle attività economiche e l'installazione e il potenziamento degli impianti, anche a uso domestico».

Oltre alla riduzione da 5 a 3 dei regimi amministrativi previsti per la costruzione e l'esercizio degli impianti a fonti rinnovabili, come già ricordato ieri, particolare interesse ha suscitato l'autorizzazione unica che anche nella dicitura richiama il meccanismo previsto per la Zes unica (e prima per le 8 Zes regionali) grazie al quale i tempi delle autorizzazioni si riducono moltissimo. 

«Per gli interventi che rientrano nel regime di autorizzazione unica, si norma il procedimento relativo alla fase successiva alla presentazione dell'istanza, concernente la verifica della completezza della documentazione, e si stabiliscono i termini per eventuali integrazioni - spiega il governo - Inoltre, si fissa in centoventi giorni, decorrenti dalla data della prima riunione, il termine di conclusione della conferenza dei servizi. Tale termine è sospeso per un massimo di 60 giorni in caso di progetti sottoposti a verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (VIA) o per un massimo di 90 giorni in caso di progetti sottoposti a VIA». 

Le reazioni 

Non tutte le aziende del settore, come detto, hanno accolto favorevolmente il provvedimento, come il Il Coordinamento Free, acronimo di Fonti rinnovabili ed efficienza energetica, che raccoglie 25 associazioni e un ampio ventaglio di entità aderenti che si occupano della materia. Per il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin invece, sottolinea che «la semplificazione amministrativa nei processi di autorizzazione delle Rinnovabili passa da 5 tipologie di procedure a 3 con una distinzione tra attività libere ad attività con procedura abilitativa semplificata che è la fascia di mezzo e poi una autorizzazione unica per quelle grandi. La sostanza è che si riducono notevolmente i termini dell'azione per quanto riguarda le procedure e si cerca di dare un'accelerata su questo fonte rispetto alla tempistica che è sempre molto lunga». Di sicuro la decarbonizzazione passerà per le rinnovabili nell'immediato futuro ma queste ultime non riusciranno a soddisfare i livelli previsti entro il 2030. Sul tappeto restano le opzioni idrogeno e nucleare green, come ormai è chiaro, due fonti di approvvigionamento alternative ai combustibili fossili (e allo stesso carbone) su cui il confronto tra tecnici e politica non ha ancora raggiunto tempi e obiettivi certi. 

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