di Simone Canettieri
venerdì 9 agosto 2019, 12:29Governo, il piano di Salvini non include Meloni e Berlusconi: «Correrò da solo»
«Niente scherzetti da Scilipoti: il prima possibile voglio che il Parlamento si riunisca per porre fine a questa esperienza». Dopo l'incontro con il premier Giuseppe Conte, Matteo Salvini accelera. E già pensa alla campagna elettorale: vuole correre da solo e in serata, a margine di un comizio a Pescara, ribadisce che si candiderà come premier. Senza Forza Italia né Fratelli d'Italia. La tentazione è fortissima in queste ore. «Il voto deve esserci il prima possibile», ripete ai suoi collaboratori. Il 13 ottobre è la data segnata in rosso. «Non esistono accordicchi o governi tecnici: bisogna dare subito la parola agli italiani».
Crisi governo, Lega presenta mozione di sfiducia a Conte. Salvini: chi perde tempo pensa alla poltrona
Ormai i rapporti con i grillini sono implosi: «Non cadrò nel giochetto della riforma costituzionale, l'abbiamo votata in tutti passaggi, ma adesso Di Maio vorrebbe spingere sul taglio delle poltrone per evitare di andare a votare». Quando arriva a Pesca per il comizio serale il leader della Lega riscalda il pubblico così: «Bisogna fare la cose bene in fretta e con coraggio, non è momento che ci possiamo permettere i no. Sono una persona paziente ma non sopporto più i no. C'è bisogno di fare, di fare e sbloccare le opere pubbliche, non abbiamo bisogno di ministri che bloccano le opere pubbliche. Pur di andare avanti siamo disposti a mettere a disposizione le nostre poltrone, ci sono sette ministeri della Lega a disposizione. Per noi la poltrona vale meno di zero, se serve parlano gli italiani».
Il VERTICE
La svolta arriva nel pomeriggio dopo l'incontro - di un'ora - tra il leader della Lega e il premier Conte. «Non vogliamo poltrone, o ministri in più, non vogliamo rimpasti o governi tecnici: dopo questo governo ci sono solo le elezioni». Durante il faccia a faccia Salvini chiede a Conte di fare un passo indietro: di dimettersi per stroncare subito la legislatura. Davanti al no del presidente del Consiglio, il vicepremier non si perde d'animo e fa capire che il rendez vous finale sarà in Parlamento. Intanto le truppe leghiste sono disorientate: nessuno si aspettava un'accelerazione così violenta. Salvini vorrebbe calendarizzare la sfiducia «anche prima di Ferragosto, poi va bene se passano cinque giorni non succede nulla: ma non bisogna tirarla troppo alla lunga».
Era già tutto scritto e previsto. Quando Giancarlo Giorgetti 18 luglio (ufficialmente per comunicare la sua rinuncia a fare il commissario Ue) si è presentato al Quirinale. In realtà anche per avere rassicurazioni (ottenute) che il Presidente non avrebbe brigato per la nascita di un governo tecnico in caso di crisi e per comunicare che il 7 agosto Salvini sarebbe andato allo show down. Tant'è, che dopo qualche giorno il vicepremier leghista ha dichiarato: «Altro che finestre elettorali, posso aprire la crisi anche a Ferragosto». E così è stato. In un gioco di millimetrico volto a disegnare la crisi.