di Mariagiovanna Capone
sabato 7 settembre 2024, 08:07«IA e ricerca matematica, ho scelto di tornare a Napoli»
«Se ce ne andiamo tutti, cosa resta?». Nonostante proposte di università del Nord Italia ma soprattutto tante asiatiche, Francesco Piccialli scelse di accettare quella dell'Università Federico II perché «volevo fare qualcosa a Napoli, nel mio territorio e nell'ateneo che mi ha formato». Oggi è professore associato in Computer Science, ha fondato ed è responsabile scientifico del laboratorio Modal, ed è presente dal 2021 nella prestigiosa Top 2% Scientist, la classifica mondiale degli scienziati con livello più elevato di produttività scientifica elaborata dalla Stanford University.
Professor Piccialli, facciamo un passo indietro e partiamo dalla sua formazione accademica.
«Mi sono laureato alla Federico II in Informatica, e subito dopo ho proseguito con il dottorato di ricerca in Computational and Computer sciences al Dipartimento di Matematica e Applicazioni, grazie al quale ho focalizzato il mio campo di interesse sui metodi computazionali. Ricordo con grande affetto quell'esperienza: è lì che è iniziato il mio percorso nell'analisi dei dati, una disciplina che oggi si è evoluta e trova la sua massima espressione nell'Intelligenza Artificiale, in particolare nel Machine Learning».
Durante il dottorato ha avuto l'opportunità di collaborare con università internazionali?
«Le collaborazioni internazionali sono state cruciali. Sono stato visiting researcher alla Chung-Ang University di Seoul, in Corea del Sud nel 2017, e Visiting Professor all'University of Geosciences, Beijing, in Cina nel 2019, dove ho potuto confrontarmi con colleghi su temi comuni. Questo ha aperto la strada a nuove idee e a una visione più globale della mia ricerca. Ad esempio, un progetto che mi ha segnato è stato quello realizzato con il MIT, collaborando con il professor Carlo Ratti, con cui ho sviluppato un sistema per monitorare il comportamento dei visitatori all'interno dei musei, cercando di capire come interagissero con le opere e se ci fossero modi per migliorare l'esperienza di visita. È stato un progetto innovativo, e il fatto che si sia svolto a Napoli, al Maschio Angioino e al Museo Archeologico Nazionale, ha reso tutto ancora più significativo. Sono state tutte esperienze che hanno contribuito a segnare un solco preciso del mio percorso di ricerca».
Un percorso che poi ha raggiunto di nuovo la Federico II.
«La Federico II non è solo la mia università, è un luogo a cui sono profondamente legato. Non è solo per l'alta qualità accademica, ma anche per l'ambiente umano e intellettuale che ho trovato qui. E sono grato alla Federico II per la formazione che mi ha dato, anche se negli anni ho ricevuto varie proposte. Sia da università del Nord, che dall'estero, soprattutto dell'Asia, che avevano adocchiato il mio lavoro».
Proposte a cui ha detto no?
«Esatto. Deliberatamente ho scelto di immaginare il mio futuro a Napoli, anche perché, sono onesto, sono molto legato al territorio, al di là dell'Università, alla mia città, alla mia Regione, e ho sempre sentito la voglia di voler fare qualcosa qui. Perché per anni si è parlato di fuga di cervelli, ho visto tantissime persone andare via: chi è andato via per aspetti economici, chi è andato via per possibilità, chi è andato via perché non ce la facevi più perché Napoli è una città difficile e complicata. Invece ripetevo a me stesso, e lo dico sempre anche ai miei genitori, "ma se ce ne andiamo tutti, cosa resta?". Dobbiamo provarci, e ho scelto Napoli dove fare ricerca. Un luogo dove se non hai idee e progetti validi, non fai nemmeno una conferenza».
Intanto, lei, giovanissimo, dopo il dottorato ha fondato il laboratorio Modal. Come è nato?
«Modal, che sta per Mathematical Modeling and Analysis, è nato dalla mia voglia di creare uno spazio di ricerca dedicato all'IA e alle sue applicazioni. Nel 2018 ero già ricercatore a tempo determinato e, grazie a vari bandi nazionali e regionali, ho ottenuto i primi fondi per avviare il laboratorio. Siamo partiti con pochi dottorandi, poi il laboratorio è cresciuto rapidamente. Oggi conta oltre 12 dottorandi e post-doc, e abbiamo sviluppato progetti importanti sia a livello nazionale che europeo. Il supporto della Federico II è stato fondamentale: senza l'apertura e la visione del direttore del Dipartimento, Cristina Trombetti, non avrei potuto creare questo spazio di ricerca».
Quali sono i progetti su cui sta lavorando attualmente?
«Attualmente sono coinvolto in diversi progetti di grande rilevanza, tra cui un progetto europeo di quattro anni che partirà il primo ottobre. Si tratta di un'azione Marie Curie che coinvolge 5 Paesi e mira a formare una rete di dottorati sull'IA. Il progetto prevede circa un milione di euro solo per Federico II, e permetterà di reclutare 3 dottorandi con un profilo molto particolare. Questo è solo uno dei progetti in cui siamo coinvolti: lavoriamo anche in ambiti come la medicina, la sismologia e l'industria 4.0, sempre con l'obiettivo di applicare le metodologie di machine learning a nuovi domini».