di Mario Landi

martedì 3 marzo 2026, 12:28

L'Iran minaccia l’Europa: «Qualsiasi azione sarebbe un atto di guerra». Rischio allargamento del conflitto

Teheran alza il livello dello scontro e avverte direttamente i Paesi europei: qualunque partecipazione alla campagna israelo-americana contro la Repubblica islamica verrebbe considerata «un atto di guerra». È il messaggio recapitato dal ministero degli Esteri iraniano, mentre sul terreno si moltiplicano attacchi e rappresaglie che rischiano di trasformare la crisi in un conflitto regionale dalle conseguenze globali.

Il portavoce della diplomazia iraniana, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato che qualsiasi atto contro l’Iran equivarrebbe a «complicità con gli aggressori» e sarebbe trattato come un atto di guerra. Un monito rivolto in modo esplicito alle capitali europee, chiamate a decidere se e come schierarsi al fianco di Israele e degli Stati Uniti.

Raid su Teheran e risposta iraniana

Nella notte, le Forze di difesa israeliane (Israel Defense Forces) hanno annunciato di aver colpito il complesso della leadership nel cuore di Teheran, inclusi edifici governativi e strutture legate al Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Secondo la ricostruzione diffusa dall’esercito israeliano, nel mirino sarebbero finite infrastrutture strategiche utilizzate anche per la gestione del programma nucleare.

Nelle comunicazioni israeliane si fa riferimento al leader supremo Ali Khamenei, indicato come figura centrale del sistema decisionale iraniano.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. L’esercito iraniano ha dichiarato di aver lanciato missili e droni contro obiettivi militari israeliani e basi statunitensi nella regione, compresa la base aerea di Al Udeid in Qatar. Un attacco che amplia ulteriormente il raggio dello scontro e coinvolge direttamente infrastrutture americane nel Golfo.

Il timore di un cambio di regime. Dal fronte turco, il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha accusato il premier israeliano Benjamin Netanyahu di puntare apertamente a un «cambio di regime» in Iran. Secondo Ankara, l’obiettivo israeliano sarebbe andato oltre il contenimento delle capacità militari e nucleari di Teheran, prendendo di mira direttamente l’assetto politico della Repubblica islamica.

Fidan ha anche avvertito che un’eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe provocare gravi turbolenze nei mercati energetici e finanziari globali, con ripercussioni dirette anche sull’Europa, fortemente esposta alle dinamiche del Golfo per l’approvvigionamento energetico.

Attacchi israeliani alla periferia sud di Beirut

La posizione di Mosca e il rischio nucleare

Dal Cremlino, il presidente Vladimir Putin avrebbe avviato contatti con diversi leader del Golfo nel tentativo di favorire una de-escalation. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha lanciato un avvertimento: la guerra potrebbe paradossalmente stimolare una corsa allo sviluppo di armi nucleari, non solo in Iran ma anche nei Paesi arabi confinanti.

Un’escalation di questo tipo, ha sottolineato Lavrov, rischierebbe di minare il regime globale di non proliferazione e di avere ripercussioni anche in Europa e nel Nord-est asiatico.

L’Europa davanti al bivio. Le minacce iraniane pongono l’Europa davanti a una scelta delicata. Un coinvolgimento diretto, anche solo logistico o politico, potrebbe esporre i Paesi europei a ritorsioni. Al tempo stesso, l’instabilità in Medio Oriente incide su sicurezza energetica, flussi commerciali e mercati finanziari europei.

L’attacco contro l’ambasciata americana a Riad, duramente condannato dall’Arabia Saudita, e l’allargamento degli obiettivi colpiti mostrano come il conflitto stia già superando i confini bilaterali tra Israele e Iran.

In questo scenario, l’Europa si trova stretta tra la necessità di sostenere i propri alleati e il rischio di essere trascinata in una guerra regionale che potrebbe avere effetti diretti sul proprio territorio, dalla sicurezza interna alla stabilità economica. La minaccia di Teheran è chiara: ogni passo sarà considerato una scelta di campo.

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