venerdì 12 luglio 2024, 07:00

Il rating migliore che l'Italia merita

Alla fine del primo trimestre del 2024 il debito pubblico della Francia, oggi in piena crisi politico-istituzionale ed economica, è salito a 3.160 miliardi di euro, cifra di 266 miliardi più alta di quella dell'Italia, che ha toccato i 2.849 miliardi. L'incremento del debito francese è stato negli ultimi dodici mesi di ben 141 miliardi, di cui soltanto 51 miliardi dovuti alla spesa per interessi. Vale a dire che l'aumento del debito transalpino generato dallo sbilancio operativo delle finanze pubbliche al netto degli interessi è stato di 90 miliardi: una cifra monstre. Sono dati che siamo in grado di anticipare sul Mattino e che saranno certificati dall'Eurostat il prossimo 22 luglio.

Dunque, i mercati, anche per difetto di informazione, stanno continuando a premiare un Paese, la Francia, che ha un livello assoluto di debito pubblico e di disavanzo gestionale delle pubbliche amministrazioni di gran lunga superiori a quelli dell'Italia. Costretta invece a pagare nell'ultimo anno la bellezza di 81 miliardi di spesa per interessi perché ritenuta un Paese meno sicuro, avendo il più alto rapporto debito/PIL dopo la Grecia. Gli investitori, ma anche le istituzioni europee, sembrano guardare a questo inadatto rapporto, il debito/PIL, come l'unico termometro per giudicare la sostenibilità dei debiti pubblici, che dovrebbe essere invece valutata anche alla luce di altri parametri, in primis il livello assoluto del debito pubblico in mani straniere. È questo parametro, infatti, che ha portato la Grecia sull'orlo del fallimento, non un alto rapporto debito/PIL; ed è sempre il debito estero troppo alto il fattore che ora potrebbe inguaiare la Francia, la vera "malata" d'Europa. Lo spread francese si sta ora allargando di qualche decina di punti come conseguenza del caos politico determinato dalle ultime elezioni, ma se vi fosse una vera conoscenza delle cifre in gioco e una valutazione oggettiva della situazione, i due spread, italiano e francese, andrebbero invertiti.

La Francia, grazie anche a una sapiente comunicazione istituzionale e all'atteggiamento responsabile dei propri politici e media, che non hanno mai fatto una pubblicità gratuita negativa alla propria nazione, si è costruita con gli anni una reputazione internazionale che nonostante tutto continua a permanere. 

Ciò ha fatto sì che Parigi abbia potuto farsi finanziare dall’estero la maggior parte della crescita del suo debito pubblico degli ultimi anni. In un recente articolo su “Il Sole 24 Ore”, abbiamo infatti evidenziato che dal 2009, anno della crisi mondiale dei mutui subprime, al 2023, gli investitori stranieri hanno contribuito con ben 924 miliardi a sostenere l’aumento del debito pubblico francese. Senza il loro apporto, difficilmente le finanze pubbliche transalpine avrebbero potuto reggersi in piedi. 

L’Italia, invece, ha saputo reggersi in piedi da sola. Dal 2009 al 2023, infatti, il debito pubblico italiano finanziato da investitori non residenti è aumentato di soli 42 miliardi. Nel 2023, il debito italiano in mani estere era di 789 miliardi (il 38% del PIL), mentre quello francese era praticamente il doppio del nostro, a quota 1.597 miliardi (il 57% del PIL). Anche l’Italia, come tutti gli altri Paesi, ha potuto godere negli ultimi anni degli acquisti straordinari della Banca Centrale Europea e dell’Eurosistema, prima col Quantitative easing e poi con il Pandemic emergency purchase programme (PEPP).

Ma ha anche saputo mobilitare la propria elevata e diffusa ricchezza finanziaria interna a sostegno del proprio debito, come dimostrano gli ingenti acquisti di BTP delle famiglie italiane. Cosa invece impensabile in una Francia lacerata da una profonda crisi sociale e con banlieue sempre più povere e in ebollizione. Sta di fatto che a fine 2023 le famiglie e le imprese italiane detenevano direttamente 383 miliardi di debito pubblico contro una cifra analoga della Francia di soli 48 miliardi. 

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Non c’è un solo indicatore economico in cui la Francia oggi vada meglio dell’Italia. Infatti, il nostro Paese ha una crescita del PIL totale e pro capite più forte, una inflazione e un tasso di disoccupazione più bassi, una bilancia commerciale positiva contro quella negativa d’Oltralpe, un debito pubblico più autofinanziato con risorse interne, una capacità dimostrata nel tempo di saper produrre avanzi statali primari che la Francia nemmeno si immagina, un credito netto sull’estero di 150 miliardi contro un debito francese di oltre 820 miliardi. Eppure, continuiamo a pagare interessi più alti sul debito pubblico e a godere di una reputazione peggiore della Francia. Chiediamoci perché. Non solo per ragioni reali. Ma anche perché l’Italia non ha mai avuto una comunicazione istituzionale all’altezza e perché da noi, per danneggiare il governo di turno, si è sempre sparato a zero sul nostro Paese, descrivendolo come allo sbando e con le finanze pubbliche scassate.

La verità è che le finanze pubbliche italiane sono certamente problematiche ma non scassate. Difendere l’onorabilità e la sostenibilità del nostro debito pubblico dovrebbe essere una questione di interesse nazionale, che ci riguarda tutti, cittadini, politici, economisti, media. Ogni volta che parliamo male gratuitamente del nostro Paese facciamo prima di tutto un danno a noi stessi. Non lamentiamoci, poi, se ci tocca pagare più interessi del dovuto e se il nostro debito pubblico cresce soprattutto a causa di ciò. 

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