di Antonio Vastarelli

giovedì 20 giugno 2024, 07:00

«Con La Doria portiamo i sapori del Sud all’estero»

Con quasi l’85 per cento della produzione esportata, La Doria Spa di Angri (Salerno) è una delle aziende campioni della Campania (che nel 2023 è stata la prima regione italiana per crescita dell’export, con un più 29 per cento). Parliamo di una società fondata 70 anni fa, leader nel settore conserviero e, in particolare, nella produzione e commercializzazione di derivati del pomodoro, sughi pronti, legumi conservati, succhi e bevande di frutta.

Un gruppo che, l’anno scorso, ha realizzato ricavi consolidati pari a 1,228 miliardi di euro (+20,6 per cento rispetto al 2022), che impiega 932 dipendenti (829 in Italia e il resto nel Regno Unito), e fa ricorso ad oltre 800 lavoratori stagionali.

Le catene

«Da sempre, abbiamo avuto una forte propensione all’esportazione. Negli anni abbiamo puntato sullo sviluppo per competere a livello globale, e in particolare per crescere sui mercati internazionali» afferma l’amministratore delegato, Antonio Ferraioli, che aggiunge: «Esportiamo dagli anni ’60 e attualmente occupiamo posizioni di rilievo in numerosi mercati esteri, grazie alla nostra forza industriale e alle relazioni di lungo periodo che abbiamo saputo sviluppare con le principali catene distributive internazionali». Ad avviare l’attività, nel 1954, furono suo padre, Diodato, e sua madre, Anna. Il marchio La Doria viene registrato tre anni dopo, ma diventerà il nome della società solo nel 1973. Inizialmente, l’azienda commercializza pelati e concentrato di pomodoro sul mercato italiano, poi comincia ad esportare negli Stati Uniti, ma con il marchio degli importatori americani.

Negli anni ’60, la produzione si diversifica con salse condite, giardiniera, ortaggi, legumi, succhi e frutta sciroppata, e si sviluppa la produzione interna di scatole metalliche. Iniziano le esportazioni verso il Regno Unito, che diventerà il principale paese di sbocco (oggi rappresenta il 58 per cento circa del fatturato). Negli anni ’70, la gamma si amplia con polpe e passate di pomodoro e l’azienda sbarca anche nei Paesi Arabi, in Francia, Germania e Australia. Nel 1978, La Doria diventa una Spa e, successivamente, avvia un importante piano di investimenti: sono gli anni in cui Antonio entra in azienda. Ma il terremoto dell’80, e la morte di Diodato nell’83, determinano una crisi da cui la società esce, però, in pochi anni, fino ad arrivare alla quotazione in Borsa, nel 1995 (poi terminata nel 2022): «Un passaggio fondamentale, grazie al quale abbiamo reperito le risorse necessarie per finanziare la nostra crescita» sottolinea Ferraioli.

Da quel momento, parte una serie di acquisizioni di importanti aziende del settore agroalimentare, sia in Italia che all’estero. Fondamentali soprattutto quelle attuate nel Regno Unito, che permettono alla società salernitana di diventare fornitore privilegiato delle più note catene distributive britanniche. Nel 1999, viene poi rilevato dalla Star il grande sito produttivo di Sarno (attivo ancora oggi, insieme agli stabilimenti di Angri, Fisciano, Faenza, Lavello e Parma). Dal 2000, crescono le quote di mercato, sia in Italia che all’estero.

Nel 2022, infine, la maggioranza del capitale sociale di La Doria è acquisita dalla Amalfi Invest Spa, società indirettamente controllata dal fondo Investindustrial VII, e partecipata (con quote di minoranza) da alcuni membri della famiglia Ferraioli. Oggi, La Doria è il primo produttore europeo di legumi conservati, di pelati e polpa di pomodoro nel segmento retail e tra i principali produttori italiani di succhi e bevande di frutta. Ed è anche il primo produttore in Europa di sughi pronti a marchio del distributore (private labels). Fornitore delle maggiori catene della grande distribuzione e dei discount in tutto il mondo, è un gruppo vocato prevalentemente alla produzione delle “private labels” (oltre il 95 per cento del fatturato viene, infatti, da questo segmento).

La strategia

Forte la caratterizzazione internazionale: i ricavi, infatti, sono realizzati per l’84,5 per cento all’estero. «Abbiamo saputo costruire una solida reputazione basata su una governance in linea con i migliori standard internazionali, il che ci consente di garantire ai nostri partner e clienti la massima trasparenza e affidabilità, ma il nostro successo è legato anche all’impegno verso la sostenibilità, per la riduzione dell’impatto ambientale delle nostre produzioni e la promozione di una filiera responsabile e sostenibile: aspetti fortemente apprezzati dai nostri clienti» afferma Ferraioli, che poi conclude: «Per il futuro, abbiamo una visione chiara e ambiziosa: continueremo a puntare sulla crescita nei nostri settori di riferimento e sull’ulteriore espansione geografica, sia attraverso le acquisizioni che lo sviluppo interno delle nostre linee di prodotto, come abbiamo fatto con successo negli ultimi 20 anni».

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