di Ebe Pierini

lunedì 23 febbraio 2026, 16:38

I libri imperdibili del mese di febbraio: novità fresche di stampa per appassionati di lettura

Febbraio ci regala una varietà di proposte editoriali che coprono ogni tipo di gusto e interesse. Le librerie si riempiono di titoli freschi, che spaziano tra generi diversi, pronti a soddisfare i gusti più vari e le curiosità di chi ama immergersi in storie indimenticabili. Se siete alla ricerca di qualcosa di nuovo per il vostro scaffale, ecco le principali uscite che non potete assolutamente perdere. Dalla narrativa più intima e riflessiva, ai mondi fantastici e ai thriller adrenalinici. Ce n'è per tutti i gusti. Ogni libro è un’occasione per esplorare nuove prospettive, vivere emozioni uniche e, soprattutto, per scoprire storie che resteranno con noi anche dopo l’ultima pagina.

“Il cuore grande di un cane” di Hiromi Ito (Mondadori)

Un tempo forte e bellissima, Take, la vecchia femmina di pastore tedesco che ha trascorso tutta la vita accanto a Ito Hiromi e alla sua famiglia, sta perdendo a poco a poco la capacità di camminare e nutrirsi. Hiromi si prende cura di lei mentre, inevitabilmente, riaffiorano i ricordi dei giorni in cui, ancora cucciola e piena di energie, Take correva lungo i sentieri dietro casa, accompagnando con allegria e irruenza la crescita delle bambine e l'arrivo degli altri animali. Una vita fatta di piccole consuetudini, che si ripete sempre uguale, ma che rende la sua presenza in famiglia preziosa e insostituibile. Nel frattempo, anche la salute dell'anziano padre di Hiromi ha iniziato un declino irreversibile: malato di Parkinson, l'uomo vive da solo in Giappone, a migliaia di chilometri dalla California dove invece abitano lei e la sua famiglia. Hiromi va a trovarlo ogni mese per trascorrere un po' di tempo con lui, affrontando viaggi faticosi, appuntamenti dal medico o dal veterinario e lenti peggioramenti. Prendersi cura contemporaneamente di Take e del padre la costringe a riflettere sullo scorrere del tempo, doloroso e inarrestabile, così si affida alla scrittura per condividere la sua esperienza con discrezione, umorismo e autoironia, analizzando in profondità il significato di cura e affetto nel rapporto tra uomo e animale. Purtroppo, però, il tempo non fa sconti: il padre di Hiromi muore e, qualche tempo dopo, Take. Per Hiromi l'attenzione alle loro necessità più elementari, soprattutto negli ultimi mesi della vita di entrambi, comporta sofferenza e fatica. Si tratta però di gesti d'amore, in fondo ai quali si intravede il senso della vita.

 

“Il cuoco giapponese” di Lucia Visonà (Einaudi)

Quando Hugo si trasferisce a Parigi per l’università, capisce ben presto che le lezioni alla Sorbona non fanno per lui: molto meglio passare le giornate a bighellonare tra i boulevard, le piazze, gli arrondissement. Nel frattempo sbarca il lunario friggendo patatine nella scalcagnata “guinguette” di un parco appena fuori dalla città. Una sera, poco prima della chiusura, lo avvicina una vecchia signora dall’aria teatrale, avvolta in una pelliccia che ha conosciuto tempi migliori: Madame Laval, che presto lui imparerà a chiamare Margot. Mangia e beve a quattro palmenti, lo sommerge di parole, lo chiama «chéri» come se si conoscessero da sempre e poi, con un gioco di prestigio, scompare senza pagare il conto. Da quel momento diventeranno inseparabili: assaggeranno piatti sofisticati, correranno in lungo e in largo alla ricerca di ciò che rimane della Festa mobile, scapperanno da ristoranti costosissimi senza mai passare dalla cassa e stapperanno bottiglie sontuose. Con il suo “savoir vivre”, Madame Laval farà di Hugo un cuoco sopraffino, gli insegnerà ricette dimenticate, inviterà a cena personaggi che sembrano appartenere a epoche lontane. Anche le amicizie gaudenti e conviviali come la loro, però, devono fare i conti con le incomprensioni, con le mezze verità e con i bocconi amari che, proprio come a tavola, possono rovinare ogni banchetto.

 

“Estranei. Storia di un matrimonio” di Belle Burden (Rizzoli)

Cosa succede se, dopo oltre vent'anni di matrimonio, la persona che hai accanto ti lascia letteralmente dalla sera alla mattina senza nemmeno una discussione, senza volersi confrontare su niente, dicendoti solo di essere infelice da anni? È ciò che accade nel marzo del 2020 a Belle Burden, proprio mentre il mondo affronta la pandemia e dopo che si è ritirata con il marito e due dei tre figli nella splendida villa di Martha's Vineyard, dove si è sempre sentita coccolata e al sicuro. Nell'arco di una sola notte, il compagno premuroso e affidabile che conosce si trasforma in un estraneo, appunto, ed esce repentinamente dalla sua vita, come un attore che si sfila un costume di scena. Nessuna richiesta né rivendicazione: l'unica cosa che gli interessa è allontanarsi il più in fretta possibile.

 

“Cucinare nel secolo sbagliato” di Teresa Präauer (Marsilio)

Per la padrona di casa il cibo è sempre stato legato a un processo di crescita: dalle omelette della nonna, guarnite con cucchiaiate di marmellata, al sorso salmastro della prima ostrica. Ora che ha passato i quarant’anni, si prepara a dare una cena, desiderosa di mettere in tavola piatti raffinati, negli ingredienti e nella presentazione. Piega con cura i tovaglioli di lino in triangoli perfetti, sistema fiori di campo sul tavolo di design danese dentro a un vaso di design finlandese e fa partire una playlist di musica jazz che trasmette un’eleganza disinvolta. Eppure, la compostezza comincia a vacillare non appena arrivano gli ospiti, che entrando nell’appartamento appena rimesso a posto, un po’ brilli e decisamente in ritardo, neppure si accorgono delle scie d’acqua che stanno lasciando sul pavimento. Mentre i convenevoli e le chiacchiere colte lasciano il posto ad attriti culturali e tensioni erotiche, tutte le inibizioni a poco a poco si dissolvono e la padrona di casa fatica a tenere sotto controllo una serata la cui evoluzione non poteva nemmeno lontanamente immaginare.

 

“Quando la nonna ballava sotto la pioggia” di  Trude Teige (Fazi)

Il primo volume di una saga familiare che tiene con il fiato sospeso: tre generazioni di donne legate dall'amore e da un terribile segreto sepolto nel passato. La giovane Juni, in fuga da un marito violento, si rifugia nella casa dei nonni su un'isola norvegese, un luogo ormai quasi disabitato che in lei evoca ricordi felici: è qui che è cresciuta insieme agli amati nonni, che ora non ci sono più. Rovistando tra i loro cimeli, Juni trova una fotografia che ritrae la nonna Tekla da giovane insieme a un uomo che non è il nonno; l'immagine è datata giugno 1945, l'uomo è un soldato e i due hanno tutta l'aria di essere innamorati. Chi è quello sconosciuto? Ormai non c'è più nessuno a cui chiederlo. Juni decide così di intraprendere un viaggio che la porterà fino in Germania in cerca della verità. Si renderà conto che in gioco c'è molto più di una relazione segreta: quella che scoprirà, mettendo insieme un tassello per volta come in un puzzle, è la tormentata storia di una coppia clandestina in un paese devastato dalla guerra. Ma è anche la storia di una donna sola contro tutti: sua nonna. Tekla ha sempre taciuto la sua tragica esperienza, e la realtà che viene a galla minaccia di avere conseguenze sul presente.

 

“Una zuppa calda e un gatto sulle gambe” di Yoko Mure (Rizzoli)

Akiko ha poco più di cinquant'anni quando, stanca del lavoro in editoria e di una vita che le sta sempre più stretta, decide di licenziarsi. Ha sempre vissuto nel quartiere di Tokyo dove è cresciuta, tra vie tranquille e negozi che conosce a memoria, ma solo adesso trova il coraggio di riaprire il ristorante di sua madre, mancata all'improvviso pochi anni fa. Da ragazza lo detestava, pieno di fumo, alcol e avventori invadenti. Ora, però, vuole trasformare il locale in un posto diverso, che la rispecchi, ricreando il brodo di cui non ha mai dimenticato il profumo, il suono delle stoviglie, il calore di un tempo che sembrava perduto. Nessuna insegna, nessuna pubblicità: solo zuppe bollenti e sandwich, un menù semplice cucinato con cura e un angolo di pace. Ad aiutarla c'è l'altissima ed energica Shima, che si muove tra i tavoli con un sorriso contagioso, mentre a casa la aspetta Taro, un soriano arrivato una notte di pioggia fradicio e affamato, che ogni sera è pronto ad accoglierla con miagolii e fusa. Tra nuove amicizie, clienti entusiasti ma anche avventori difficili, Akiko vive ogni giorno la sua avventura, affrontando le gioie e le difficoltà quotidiane insieme a un passato che torna a farsi sentire: il rapporto irrisolto con la madre, un padre mai conosciuto, un segreto di famiglia che bussa alla porta.

 

“I guerrieri d'inverno” di Olivier Norek (Rizzoli)

Finlandia, 1939. L'apparente silenzio della foresta è in realtà un coro di suoni e di voci. Il giovane Simo ha imparato dal padre a non trascurare alcun dettaglio. È un cacciatore esperto e conosce il respiro della volpe, sa adattare il proprio a quello dell'animale, prima di colpire. Sa valutare le distanze e quanta differenza può fare un errore di calcolo. Ciò che ancora non sa è che presto la sua precisione infallibile si misurerà in vite umane, tolte e salvate. Nell'autunno di quell'anno l'Unione Sovietica si appresta ad aggredire la Carelia, un'area apparentemente innocua, ma strategica per la sua posizione di ponte tra il fronte tedesco e quello russo. L'attacco non è immediato, passano mesi di incertezza, e in questo tempo di attesa, mentre l'inverno inizia a stringere la sua morsa, un milione di finlandesi viene reclutato. Sono giovani inesperti della guerra, un popolo pacifico che viene condotto lungo le linee di confine, senza attrezzature adatte, spesso senza preparazione. E così, nel freddo più spietato, nel cuore del conflitto più violento della sua storia, il popolo intero di un piccolo Stato si solleverà contro il nemico e, tra i suoi soldati, nascerà una leggenda: Simo Häyhä, che grazie alle insuperate doti di tiratore diventa la Morte Bianca, il fantasma inespugnabile per la schiacciante Armata rossa, il simbolo di un'incredibile resistenza, fonte d'ispirazione per i compagni in trincea.

 

“Water moon” di Samantha Sotto Yambao (Nord)

Esiste un posto, a Tokyo, che solo chi si è perso può trovare. Un negozio che offre il bene più prezioso che esista: la pace dell’anima. Per ottenerla bisogna dare in cambio i propri rimpianti. Brandelli di un passato doloroso che vengono dimenticati da chi li cede e rivenduti come materiale magico. È un compito di grande responsabilità, di cui finora si è sempre occupato il signor Ishikawa. Adesso però lui è andato in pensione e, il primo giorno come nuova proprietaria, sua figlia Hana si ritrova con il locale a soqquadro, il padre scomparso e il rimpianto più prezioso rubato. Proprio in quel momento, entra nel negozio Keishin, un giovane scienziato che, al contrario di tutte le persone che lo hanno preceduto, non chiede nulla per sé, anzi offre a Hana il suo aiuto. È un legame speciale, quello che si crea tra Hana e Keishin, che insieme attraversano lo specchio d’acqua nel giardino del negozio e si avventurano nel regno dei rimpianti, un mondo magico e sorprendente, dove si viaggia su cigni di carta e le nuvole ospitano mercatini notturni. Eppure pian piano Hana e Keishin iniziano a notare ombre nascoste tra le meraviglie, incubi in agguato tra gli incanti. C’è qualcosa di oscuro dietro quella facciata da sogno, qualcosa che ha a che fare con Keishin e con una verità pericolosa e terribile, che Hana ha giurato di non rivelare mai a nessuno. Ma, quando la sua vita e quella di Keishin saranno in grave pericolo, Hana dovrà decidere se restare fedele a quel giuramento o rinunciare a tutto ciò che conosce per svelare il segreto del loro destino.

 

“Jacaranda” di Gaël Faye (Mondadori)

Versailles, 1994. Milan ha dodici anni e vive con il padre Philippe, francese, e la madre Venancia, ruandese, ma conosce poco o nulla delle sue radici africane, perché Venancia non ha mai voluto condividere ricordi della sua vita passata. Il suo silenzio ostinato la rende quasi un’estranea agli occhi del figlio. Ma il Ruanda è destinato a manifestarsi presto nella vita di Milan, prima attraverso le immagini scioccanti eppure lontane del genocidio contro i tutsi trasmesse in televisione, poi con l’arrivo imprevisto di Claude, un familiare di Venancia. Milan si illude di aver trovato un fratello, ma il ragazzino ritorna in Ruanda in maniera altrettanto fulminea e incomprensibile. Solo quattro anni dopo, quando parte per Kigali con la madre, Milan lo ritroverà e scoprirà anche l’esistenza di una nonna, della “Zia” Eusébie e di sua figlia Stella, che fin da bambina ama arrampicarsi tra i rami dell’enorme albero di jacaranda che cresce nel suo giardino. Pur sentendosi inizialmente un estraneo, additato dai coetanei come un “muzungu”, un bianco, Milan si lascia via via conquistare da quel luogo al contempo affascinante e brutale, arrivando a sentirsi sempre più a casa. Un romanzo intenso e toccante che racconta le ripercussioni della violenza sui legami umani, restituendo l’immagine di un Paese che, nonostante le sue ferite profonde, cerca il dialogo e il perdono, soprattutto attraverso la speranza e la vitalità delle nuove generazioni.

 

“Un mondo pieno di vuoto” di Izumi Suzuki (ADD Editore)

In un futuro fin troppo vicino, gli esseri umani possono cedere anni della propria vita a persone care malate: una donna compie questo gesto estremo, trasformandolo però in un atto di vendetta contro un marito violento. Un'altra, stanca dell'inerzia del suo compagno, decide di venderlo a un adepto del diavolo, in cambio di denaro e di un amante. In un altro racconto, uno scrittore si risveglia in un corpo femminile, trovandosi così esposto a una realtà che aveva sempre ignorato; e ancora, un personaggio le cui orecchie crescono a dismisura diventa l'attrazione grottesca di uno show televisivo.

 

“L'album blu” di Yaryna Grusha (Bompiani)

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986 uno dei reattori della centrale nucleare di Chornobyl, nell’attuale Ucraina, esplode liberando nel cielo un’immensa nube tossica. Nonostante l’assoluta sottovalutazione del rischio da parte delle istituzioni, due giovani genitori si mettono in viaggio nella loro Zaz rossa per far nascere la loro bimba lontano da quella nube, nella Casa con il vitigno sul confine con la Moldavia. Sono due insegnanti, innamorati della letteratura ucraina ma costretti a coltivarla quasi in segreto, come accade con il proibitissimo Natale, al punto che realizzano con il pirografo il ritratto di Lesia Ukrainka, la più grande poetessa di lingua ucraina, la cui intera opera fu messa al bando dai bolscevichi, e lo conservano. Yaryna vive la sua infanzia nella Casa di sabbia, che si sbriciola attorno ai suoi abitanti come quasi tutto nell’allora Unione Sovietica, in un clima di operosa serenità. E, appena raggiunta l’età giusta, raggiunge la Casa nell’aria: lo studentato dell’università di Kyiv dove finalmente anche lei studia letteratura appassionandosi a quella italiana. Nel frattempo, il muro di Berlino è caduto e anche in Ucraina fioriscono movimenti spontanei: la Rivoluzione arancione e la Rivoluzione della dignità, detta anche Euromaidan, che conducono il Paese a essere l’attuale democrazia, sono le tappe di una formazione che è al tempo stesso civile e personale.

 

“Bastano quattro minuti e trentatré secondi” di Shiori Ota (Garzanti)

Himari non ha dubbi: vorrebbe ritrovare la magia di quando le sue dita correvano sui tasti del pianoforte. Dopo l’incidente si sente alla deriva, e proprio per questo entra in un piccolo locale nascosto in un angolo di Hokkaido. Ad accoglierla c’è un vecchio orologio fermo sempre sulla stessa ora e, dietro il bancone, una donna che sembra custodire il tempo stesso. È lei a preparare la miscela di caffè giusta e a mettere in guardia chi varca quella soglia: si hanno soltanto quattro minuti e trentatré secondi per tornare al passato e rivivere l’istante che ha cambiato la propria vita. Il tempo di un’infusione. C’è chi finalmente porta i fiori che non aveva regalato alla moglie nel giorno del suo compleanno, l’ultimo che avrebbero trascorso insieme. C’è una ragazza che ottiene una seconda possibilità per salvare un’amica speciale. E c’è Himari, che impara presto quanto il passato sia fragile, e quanto sia rischioso cercare di correggerlo: non sempre rimediare a uno sbaglio significa trovare la pace, perché ogni scelta può generare conseguenze impreviste. Forse non è arrivata lì per caso; forse quel tempo sospeso la stava aspettando da sempre.

 

“Veleni e merletti” di Julia Seales (Piemme)

Beatrice Steele ha sempre sognato una vita fatta di indagini geniali e criminali da incastrare, ma la Londra che immaginava non assomiglia affatto a quella in cui è approdata. Nel quartiere di Sweetbriar, tra teatri sfarzosi, giardini impeccabili e una sorprendente presenza di scoiattoli volanti, la sua nuova agenzia investigativa sembra promettere grandi cose almeno in teoria. In pratica, Beatrice e l'ispettore Vivek Drake, brillante, severo e affascinante, passano più tempo a ritrovare gatti scomparsi che a risolvere delitti. Come se non bastasse, Sir Huxley, il celebre investigatore londinese (e antica cotta di Beatrice), continua a oscurarli accaparrandosi ogni caso degno di nota. E mentre la capitale pullula di crimini su cui Beatrice muore dalla voglia di indagare, sua madre insiste perché si concentri su un obiettivo ben più urgente: trovare un marito ricco e rispettabile, così da salvare la famiglia dall'ennesima catastrofe finanziaria. Ma quando Sweetbriar viene sconvolta da una serie di omicidi misteriosi, tutto cambia. I sospetti serpeggiano tra salotti eleganti e palchi dell'opera, e all'improvviso Beatrice si ritrova proprio dove ha sempre desiderato: al centro di un'indagine pericolosa, piena di segreti e verità scomode. Per salvare la sua agenzia, la sua reputazione e, soprattutto, la fragile alleanza con Drake, dovrà affidarsi al suo intuito e forse anche al suo cuore, che non sembra affatto intenzionato a restare fuori dall'indagine.

 

“La cotogna di Istanbul. Graphic novel” di Paolo Rumiz e Cosimo Miorelli (Feltrinelli)

Lungo pagine che si percorrono come una galleria di opere d’arte, si dispiega la storia dell’amore tragico e impetuoso che nasce tra Max Altenberg, ingegnere austriaco dagli occhi di ghiaccio e la voce calda, e Maša, donna dal fascino inaccessibile, vedova e madre. Un incontro d’anima e di sensi che dovrà attendere tre anni per compiersi, quelli di cui narra la ballata che Maša canta a Max, dedicata alla gialla cotogna di Istanbul e alla forza curativa del frutto. Gli endecasillabi di Paolo Rumiz e i disegni di Cosimo Miorelli si fondono in un affresco commovente e sembra di sentire le voci, i rumori, gli odori di una Sarajevo devastata dalla guerra, ma più che mai viva.

 

“Universality” di Natasha Brown (NN Editore)

In una tenuta dello Yorkshire occupata da un collettivo di attivisti, un rave illegale in pieno lockdown degenera: il leader viene colpito alla testa con un lingotto d’oro e rimane incosciente, mentre l’arma, dal valore di quasi mezzo milione di sterline, scompare misteriosamente. L’episodio violento è il cuore di un’inchiesta giornalistica che diventa virale, trasformando le vite dei protagonisti: Hannah, l’autrice, ne festeggia l’adattamento televisivo, eppure nemmeno il successo le garantisce l’affermazione sociale; Richard, il banchiere, proprietario di lingotto e tenuta, viene travolto da un’ondata di sdegno che mina il suo status; e poi c’è Lenny, editorialista controversa, che sfrutta l’eco mediatica della storia a suo vantaggio proponendosi come paladina della morale pubblica. Ognuno custodisce la sua verità, ma piano piano i fatti passano in secondo piano e la vicenda diventa l’ennesimo caso, lasciando spazio solo alle opinioni di chi ne parla.

 

“La vita giovane” di Mattia Insolia (Mondadori)

Teo ha ventotto anni e tra sé e la sua adolescenza ha messo molti chilometri e altrettanti silenzi. Milano gli ha concesso l'anonimato, avventure sessuali e soprattutto la possibilità di dimenticare. Quando però due dei suoi migliori amici del liceo, Giorgio e Matilde, si sposano, decide di tornare a casa, nella città di provincia in cui è cresciuto, dopo quasi dieci anni di assenza. Qui ritrova il gruppo di amici dell'epoca: oltre agli sposi - monade a due teste fin dalla terza superiore - ci sono Sofia, il suo amore mancato, Tommaso, l'indomabile, e Marta, la più fragile e misteriosa del gruppo. Dal primo all'ultimo anno di liceo sono stati loro sei: sempre insieme, visceralmente legati, inseparabili. Forse a tenerli uniti erano le ferite da cui ognuno dei sei, così giovane, era già segnato. Ma anche la sete di vita, amore, allegria sfrenata. Finché, l'ultimo anno di liceo, un incidente non ha spezzato violentemente la loro amicizia: insieme, hanno fatto qualcosa di irreparabile, e quell'evento ha scavato in ognuno di loro un'insaziabile voglia di fuggire. Che adulti sono diventati? Che fine hanno fatto i loro sogni? Lo scopriamo durante i tre giorni che precedono il matrimonio, perimetro e conto alla rovescia del romanzo, che si muove avanti e indietro nel tempo in modo sapiente e implacabile, fino a condurci al momento in cui tutti i fili si riannodano e le verità di ognuno vengono a galla.

 

“Le linee d'ombra” di Amitav Ghosh (Einaudi)

Un narratore senza nome, cresciuto nella Calcutta del dopoguerra, ricostruisce i frammenti della propria storia familiare attraverso la figura magnetica di Tridib, il cugino maggiore capace di trasformare ogni luogo in un territorio dell'immaginazione. È lui a insegnargli che il mondo non si scopre soltanto viaggiando, ma anche immaginando: che si può conoscere un luogo senza averlo mai visto, purché lo si sappia desiderare davvero. Intorno a questa lezione si intrecciano voci e generazioni: la severa nonna, la cosmopolita cugina Ila, la musicista inglese May Price, in un racconto che attraversa decenni e continenti. Dalla Calcutta degli anni Sessanta alla Londra bombardata degli anni Quaranta, passando per Dacca e i confini mobili del subcontinente indiano, il racconto compone un affresco di memorie che interrogano il significato stesso di casa, confine, appartenenza.

 

“Tre nomi” di Florence Knapp (Garzanti)

Mentre fuori il vento spezza i rami degli alberi, il pianto di un neonato riempie di vita la stanza. È nato il figlio di Cora e lei, finalmente, può cullarlo. Ma non è solo una notte di nascita e tempesta. È una notte di decisioni. Il bambino ha bisogno di un nome, ma Cora esita. La scelta più semplice sarebbe chiamarlo Gordon. Il nome del padre, e di tutti i maschi della famiglia. Il nome che il marito vorrebbe imporle. Eppure, Cora sente che non è la decisione giusta. Potrebbe chiamarlo Julian, un nome che le è sempre piaciuto per il suo significato: Padre del cielo. O accontentare la primogenita Maia che le ha suggerito Bear. Il mattino dopo, la bufera è passata. Cora, invece, sente ancora infuriare dentro di sé lo stesso vento che ha messo sottosopra la città. Mentre va all'anagrafe, ferma il passeggino sotto una quercia e stringe forte la mano di Maia. Gordon, Julian, Bear. Cora deve decidere se assecondare la volontà di suo marito o ribellarsi. In tre scenari alternati, la madre dà al figlio un nome diverso. Una scelta che comporta tre vite differenti. Una decisione che innesca infinite possibilità. Perché un nome non è mai soltanto un nome. Può essere dono, eredità, promessa; oppure trasformarsi in vincolo, marchio, condanna. Può proteggere o ferire. Può esprimere amore o potere. E può cambiare un'intera esistenza.

 

“Cigni nella notte” di Juhea Kim (Nord)

Natalia Leonova ha sempre voluto diventare una stella del balletto. Tuttavia, quando finalmente viene ammessa nel prestigioso teatro Bol’šoj, si rende conto che la strada da percorrere è ancora tutta in salita. E non solo per le ore e ore di prove massacranti, per l’ambiente feroce e competitivo, o per la paura di deludere le aspettative della madre, un prodigio della danza le cui ambizioni si sono infrante con la scoperta della gravidanza. Ma soprattutto perché lì Natalia incontra due uomini che, nel bene o nel male, segneranno per sempre il suo destino: Saša, il suo grande amore, e Dmitrij, il suo più spietato rivale. Insieme, in una gloriosa danza fatta di sotterfugi e bugie, spingeranno la loro arte oltre il limite, mettendo in scena spettacoli bellissimi ed eterei, per poi pugnalarsi alle spalle, distruggendo tutto. Anni dopo, Natalia è il fantasma della ballerina che è stata. Costretta da un infortunio a mettere in pausa la sua folgorante carriera, è scivolata in una spirale sempre più pericolosa di alcol e pillole. Almeno finché una sua vecchia conoscenza non si presenta alla sua porta e le offre l’occasione di tornare sul palco. Natalia sarà quindi costretta a fare i conti con il suo passato e a decidere se vale ancora la pena lottare per la sua passione. Solo così riuscirà finalmente a imparare a danzare non per dovere, né per sfida, né per amore, ma soltanto per sé stessa.

 

“La fanciulla e il coccodrillo” di Jordan Ifueko (Fazi)

Nella Città di Oluwan, Piccola Sade è ormai troppo grande per restare in orfanotrofio e ha un disperato bisogno di trovare un lavoro, magari un impiego da domestica in un luogo dove le apparenze non contino troppo, in modo da mascherare il suo piede debole. Mentre vaga per le strade della città, finisce accidentalmente per stringere un patto con un essere magico noto come Coccodrillo, una divinità che si dice divori le belle fanciulle. Sade ha attirato le attenzioni del dio con il suo segreto: ha l'abilità magica di percepire la cattiva sorte delle persone e di cambiarne il destino, può liberarle dalle maledizioni pulendo le loro case o i luoghi in cui risiedono. Nonostante il Coccodrillo la metta in guardia sul legame corporeo che li vincola, la ragazza prova a ignorarlo e a continuare per la propria strada, trovando un impiego da domestica presso una locanda piuttosto elegante, dove però condizioni di lavoro e discrepanze sociali, impossibili da ignorare, faranno maturare in lei una nuova consapevolezza di sé e dei propri diritti. Il dio Coccodrillo, mosso da ambizioni sovversive nei confronti dei nobili del reame, ne approfitta per incoraggiare la fanciulla a usare le sue capacità per cambiare le cose.

 

“La carità carnale” di Monica Acito (Bompiani)

Marianeve ha i capelli bianchissimi come una coniglia selvatica, ma la neve che porta nel nome non l'ha mai vista perché è nata nel cuore del Cilento, terra di rocce a picco sul mare, dal grembo rigonfio di lecci e castagni, le anche ossute e le fauci che si chiamano Gole del Calore. Marianeve è la sola, adorata figlia di Sarchiapone, che per lei dall'alba al tramonto si spezza la schiena nella bottega di alimentari del paese, senza sapere quanto scuorno desti nella figlia scorgerlo dietro quella vetrina unta, con il grembiule macchiato e il sorriso innamorato che gli si illumina sul viso appena la vede. Sarchiapone è convinto che Marianeve sia destinata a cose grandi, perciò nulla di lei lo preoccupa o lo stupisce: nemmeno quando la figlia si chiude con le compagne in cantina a fare i giochi proibiti che per la prima volta le rivelano il potere nascosto nel punto più segreto del suo stesso corpo: quello di guarire gli altri. Perché il suo destino eccezionale si compia Marianeve dovrà lasciare Sarchiapone, andare a Napoli, la città spalancata e misteriosa come un'ostrica, dove dal passato le verrà incontro un'altra donna, Giulia Di Marco, suora eretica del Seicento, che a sua volta aveva trasformato il proprio corpo in uno scandaloso strumento di guarigione, dando un nome al fuoco che le ardeva dentro: la carità carnale.

 

“L'impronta del lupo" di Jo Nesbø (Einaudi)

Minneapolis, 2016. Quando un mercante d’armi legato alle gang è vittima di un attentato, gli indizi sembrano puntare verso un suo vicino, Tomas Gomez, che però tutti descrivono come tranquillo e perbene. Eppure Tomas Gomez potrebbe essere il misterioso Lobo, un assassino prezzolato che negli anni Novanta aveva scosso il mondo della criminalità locale con la sua ferocia. Adesso sembra tornato, deciso a regolare vecchi conti in sospeso. Bob Oz è un detective con un passato doloroso e un problema con l’alcol e le donne, che compensa la mancanza di talento non arrendendosi mai. Il caso Gomez lo affascina, suo malgrado. E indagando, contro tutto e tutti, capisce che Lobo, “il lupo”, non è in cerca di vendetta, ma di giustizia.

 

“Scrivere il cielo. Poesie al contrario” di Roberto Vecchioni (Einaudi)

È la vita di Roberto Vecchioni che si dispiega in questi versi. Ma è un viaggio al contrario: dalla voce luminosa della vecchiaia a quella incantata del ragazzino che scrive le prime liriche sui quaderni di scuola. Quello che balza subito agli occhi è che le poesie scritte nell’arco di un’intera esistenza, quasi tutte inedite, dialogano tra loro in un duetto infinito: come se l’uomo di oggi parlasse al ragazzo di ieri, e il ragazzo rispondesse. Ne nasce una voce sola, intima e unica, capace di attraversare il tempo e di restituire la vita nella sua sostanza più vera: memoria, musica, morte, desiderio, destino. Lungo il viaggio, poi, non manca certo la musica: arpe, mandolini, chitarre, cori che affiorano nei versi come in una partitura parallela. È la lingua sotterranea che accompagna ogni stagione, la trama invisibile che lega il canto alla parola.

 

“L'inverno della levatrice” di Ariel Lawhon (Neri Pozza)

Maine, villaggio di Hallowell, una notte d’inverno del 1789. Il fiume Kennebec è quasi completamente ghiacciato, invaso da micidiali lastroni che tagliano come cristallo. Prima di chiudersi nella loro gelida prigione, le acque restituiscono il corpo di Joshua Burgess, con gli abiti che ancora lo avvolgono come petali di un grande tulipano appassito. A esaminare quel cadavere gonfio e martoriato viene convocata Martha Ballard, la levatrice del villaggio, colei che facilita le nascite, che ascolta i corpi dei malati e se ne prende cura. E il corpo di Joshua Burgess parla, e dice che la morte non è arrivata solo per acqua, ma anche per corda: qualcuno potrebbe aver impiccato Burgess, prima di gettarlo nel Kennebec. Anche se poi il dottore, dall’alto della sua competenza, esprime il suo parere contrario e senza appello: è stato un incidente. Burgess, tuttavia, non può essere morto per una banale imprudenza. Oltre a Martha, in tanti pensano che meritasse una punizione, soprattutto dopo l’oltraggiosa violenza ai danni della giovane Rebecca. Martha aveva raccolto per prima quella terribile confidenza e l’aveva trascritta nel suo diario, come sempre fa con i racconti che le vengono affidati: perché non vadano perduti, perché le mura di casa non proteggono le madri, le sorelle, le figlie. Comincia così un’estenuante ricerca della verità per la levatrice Martha Ballard, armata solo delle sue parole contro i pregiudizi di una società che non intende ascoltarle.

 

“Buio” di Vera Buck (Giunti Editore)

Una casa a un euro: per Tilda, ragazza tedesca di origini italiane, è davvero un colpo di fortuna. Vuole tagliare i ponti con la sua vita precedente e una villa in Sardegna è ciò che fa per lei. Botigalli è il sogno di ogni architetto appassionato di restauri: un villaggio abbandonato in cima alle montagne della Barbagia, una cinquantina di abitazioni e una sola strada che porta alla pittoresca chiesa. Inoltre si tratta di un cambio radicale: lavoro manuale, solitudine e buon cibo. Ma l'idillio di questo luogo sospeso nel tempo è di breve durata. Il paese, che all'inizio sembrava completamente disabitato si anima in modo inquietante: strani rumori, oggetti spostati e poi un terribile segreto che risale all'estate del 1982, quella del mondiale e della finale Italia-Germania, quando in una sparatoria tutti i suoi abitanti hanno trovato la morte. Nessuno sa cosa sia davvero accaduto quel giorno e l'unico superstite, l'anziano Silvio, rimane ostinatamente chiuso nel suo silenzio nonostante un giornalista si presenti da lui ogni domenica per cercare di convincerlo a raccontare la sua tragica storia. E Tilda, suo malgrado, vi si troverà improvvisamente catapultata dentro. Fare luce nel buio di quegli anni sarà l'unico modo per uscirne illesa.

 

“Il fuoco di Venezia” di Giovanni Montanaro (Feltrinelli)

Alla fine degli anni sessanta, mentre l’uomo sta per mettere piede sulla Luna e il divorzio non è ancora legge, Elena Spina Torcellan gestisce da sola la Fornace dell’Est, nell’isola di Murano. È una donna in un mondo di uomini, che spesso le sono ostili, ma è anche competente e coraggiosa, ed è determinata a salvare la ditta insieme a Tiziano Zen, un giovane maestro vetraio, geniale e ombroso. Vengono da due mondi diversi, Elena dalla ricca borghesia, Tiziano da un sestiere popolare, ma li unisce il vetro, li uniscono le collezioni che creano insieme, a partire dai Vetri Spaziali destinati a conquistare il mondo. Elena è già sposata e ha un figlio, ma tra lei e Tiziano nasce un amore che li accompagna per oltre cinquant’anni, un sentimento che resiste anche quando loro si perdono per poi ritrovarsi, mentre arde il fuoco del vetro, della Storia, di un incendio che forse spegnerà per sempre la Fornace dell’Est. Addii e fallimenti, sorprese e rinascite, serate alla Fenice e gite in laguna, ma anche le Brigate Rosse, la Mala del Brenta, Černobyl’ e l’11 Settembre, e infine la crisi economica.

 

“Il rumore della memoria” di Ruben Barrouk (Astoria)

Un rumore sottile, persistente, misterioso: non si capisce né cosa sia né da dove arrivi. E, soprattutto, a sentirlo è una persona soltanto, un'anziana ebrea che vive nel quartiere di Guéliz, a Marrakesh. Preoccupati per la sua salute, la figlia e il nipote lasciano Parigi per tornare in Marocco, ben dieci anni dopo la loro ultima visita. Un tempo fulcro della nutrita comunità ebraica della città e luogo di pacifica convivenza con gli arabi, negli anni '60 il quartiere si è svuotato e, dei fasti di un tempo, ormai non rimangono che gli echi e i fantasmi. La visita dei due stranieri diventa così una sorta di viaggio tra mausolei, cimiteri dimenticati e terre sacre, culle di un passato che si è fatto di tutto per dimenticare e che invece, a poco a poco, riemerge, accendendo i ricordi e la Storia di una luce nuova, inedita, che si riflette sul presente di una famiglia e di un intero popolo.

 

“Gatta bianca, cane nero” di Kelly Link con illustrazioni di Shaun Tan (Mercurio Books)

Una professoressa bloccata nell’hotel di un aeroporto richiama alla mente una fanciulla smarrita tra i boschi;  dalla New York dei locali notturni e dei ristoranti stellati un principe precipita in un regno sotterraneo governato dal dolore e dalla gelosia; un fratello e una sorella ospiti di un pianeta alieno disseminano lungo il loro sentiero le briciole di un’esistenza sull’orlo della distruzione. Le sette storie sono accompagnate da illustrazioni del premio Oscar Shaun Tan.

 

“L'idiota di famiglia” di Dario Ferrari (Sellerio Editore Palermo)

Igor ha da poco oltrepassato la soglia dei quarant’anni, vive a Roma con la fidanzata Marta e un gatto, e si guadagna da vivere con le parole. È un traduttore, passa le sue giornate chino sulla scrivania traducendo operette perlopiù trascurabili quando non proprio impresentabili, eccezion fatta per il sommo Badwalds, autore di culto di cui è diventato, un po’ per caso, la voce italiana. Marta, abbandonata la carriera accademica dopo una cocente delusione, si è da poco reinventata saggista femminista, ha all’attivo un paio di libri ed è lanciatissima sulla scena editoriale. Le giornate di Igor si somigliano un po’ tutte, almeno finché le frustrazioni del traduttore e le invidie del fidanzato devono farsi da parte per fronteggiare una crisi più urgente. Un messaggio della sorella Ester lo informa che il padre sta perdendo lucidità. La demenza senile avanza implacabile e presto tutto ciò che rimane dell’altero Franco Nieri, soprannominato Herr Professor, sosia di Adorno e severo teorico post-marxista, sono pochi balbettii e un’infinità di ricordi. Igor, tornato a Viareggio, affronta la crisi familiare, rimettendo insieme i brandelli di una vita intera, quella di Herr, una vita di ambizioni frustrate e sogni politici irrealizzati.

 

“Apriti” di Thomas Morris (Sur)

Fra realismo psicologico e slanci fantastici cinque straordinari ritratti della condizione umana. Un libro «geniale, divertente, disturbante». (Sally Rooney) Un bambino che va per la prima volta allo stadio col padre; un impiegato frustrato dalla propria bassa statura; un giovane incapace di godersi le vacanze con la donna che ama; un vampiro ventenne alla ricerca della propria identità; e un cavalluccio marino alle prese con la paura del sesso e le responsabilità dell’amore. In cinque potenti racconti Thomas Morris mette a nudo lucidamente, dolorosamente, ma non senza ironia, gli aspetti della psiche di cui – forse in particolar modo per i maschi – è più difficile parlare: le vulnerabilità, le paure, le paranoie, il senso di inadeguatezza e di rivalsa, le barricate emotive che si erigono di fronte agli altri. Tratteggiando in maniera altrettanto vivida scenari reali e immaginati, sensazioni corporee e rovelli mentali, Morris crea personaggi memorabili verso i quali proviamo insieme esasperazione e tenerezza, perché nel loro modo goffo, imperfetto, disfunzionale di stare al mondo riconosciamo la nostra stessa umanità.

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“Valanga” di Raphaël Haroche (Sellerio Editore Palermo)

Autunno 1989. Léonard e Nicolas sono di fronte a un abisso terrificante: hanno appena perso la madre, morta improvvisamente in un incidente. I due fratelli, orfani e spaesati, vengono accolti in un collegio per famiglie benestanti che sorge sul fianco di un’imponente montagna in Svizzera. Da quel momento in poi, nulla sarà più come prima. Nicolas, bambino prodigio del pianoforte, ha soltanto dodici anni, ed è grazie al suo talento se vengono ospitati nel collegio svizzero; Léonard, invece, è appena adolescente, un quindicenne senza più alcun punto di riferimento, improvvisamente costretto a prendersi cura del fratello. Tutt’intorno a loro la realtà assume via via tratti sempre più irriconoscibili, scivola verso un futuro incerto e spaventoso, con la caduta del Muro e quella di Ceausescu, i confini del mondo in cui sono cresciuti diventano incerti, le pochissime sicurezze crollano. E Léonard, di fronte a tutto questo, si ostina a erigere un muro tra sé e gli altri: si scopre incompreso, crudele, cinico, mentre i pericolosi giochi dell’amore e della morte si intrecciano tutt’intorno.

 

“Tutte le altre mamme mi odiano” di Sarah Harman (HarperCollins Italia)

Florence conosce bene il fallimento. Dopo la fine disastrosa della sua carriera in una girl band degli anni 2000, si trascina per West London, single, al verde e insoddisfatta. Le uniche cose di cui è orgogliosa sono le sue scelte sempre più elaborate di nail art e suo figlio di dieci anni, il sensibile e intelligentissimo Dylan. Ma quando Alfie Risby, il bullo della classe e giovane erede di un impero alimentare di surgelati, scompare misteriosamente durante una gita scolastica, Dylan diventa il principale sospettato. Florence deve rimettersi in carreggiata, trovare il ragazzino scomparso e scagionare suo figlio, o rischiare di perderlo per sempre. L'unico problema? Non ha alcuna abilità investigativa, non è esattamente popolare tra le altre mamme della scuola e ha appena trovato lo zaino di Alfie nascosto sotto il letto di Dylan.

 

“Le ragazze di Tunisi” di Luca Bianchini (Mondadori)

Tunisi, 1959-1961. I Brancata sono una delle tante famiglie di origine siciliana che in Tunisia hanno cercato l'America, e non sempre l'hanno trovata. In compenso hanno convissuto pacificamente con i francesi, che fino ad allora comandavano, insieme a tunisini, ebrei e maltesi. In questa cornice cosmopolita, Maria, una bella trentottenne fiera e determinata, vede le sue tre figlie adolescenti diventare grandi. È lei che si occupa di loro perché suo marito lavora in campagna ed è quasi sempre sola. Per far fronte alle difficoltà economiche si dedica a piccoli lavori di sartoria in casa, nel quartiere di Borgel, al pianterreno di una palazzina che si affaccia su un cortile dove tutti conoscono tutti. Al piano di sopra, un vedovo silenzioso la corteggia con discrezione, ma lei è troppo occupata a tener d'occhio le sue ragazze, innanzitutto Anna, la primogenita. Sedici anni, Anna ama leggere e guardare le navi all'orizzonte e frequenta una delle migliori scuole di Tunisi grazie allo zio Jojo, il mascalzone latino di famiglia, che le paga gli studi. Per lei l'amore è ancora qualcosa di irraggiungibile, ma per fortuna ha Marinette, l'amica francese che le apre le porte di un mondo fatto di cinema, bei vestiti e passeggiate in Avenue de France. Sempre tra i piedi, ci sono le sue sorelle: Vitina che in apparenza pensa solo a cantare e a fare ginnastica, e Pupetta, il grillo parlante della famiglia.

 

“L'amica del piano di sotto” di Marie-Haude Mériguet (Giunti Editore)

Zola ha trentadue anni e la sensazione di essere fuori posto. Sorella minore delle perfette Victoire e Marthe, che hanno fatto tutto nel modo giusto, vive a Parigi una quotidianità che la consuma: un lavoro soffocante, una relazione finita senza spiegazioni, un padre che, in una casa di cura, perde lentamente la memoria. Per questo, alla disperata ricerca di un po' di pace, nel fine settimana ha iniziato a rifugiarsi nell'appartamento ormai vuoto dei genitori, alle porte della città. È lì che, in un venerdì sera qualunque, incontra Yvonne, la vicina del piano di sotto: ottant'anni, ex insegnante di francese, una libertà disarmante e nessuna intenzione di adeguarsi alle aspettative del mondo. Da quel momento, tra le due nasce un legame profondo, fatto di dialoghi acuti, silenzi condivisi e una complicità che trascende ogni differenza. Decidono allora di partire insieme per Saint-Jean-de-Lussac, piccolo paese della Creuse, lontano dai rumori della capitale. In mezzo alla natura, il tempo rallenta e le distanze si accorciano; e mentre Yvonne riflette sui segreti mai davvero consegnati al passato, Zola è costretta a interrogarsi su ciò che la blocca e sulle direzioni che non ha mai osato prendere. In quello spazio sospeso, dove nulla sembra urgente se non ascoltarsi, entrambe scoprono che cambiare sguardo può essere il primo passo per cambiare, alla fine, anche strada

 

“La casa di Sunrye” di Eun-Sil Yoo (Mondadori)

Surim ha sedici anni e vive sospesa tra due mondi. Da una parte, c'è l'appartamento lussuoso in cui abita con la sua famiglia ufficiale, ovvero un padre e una madre completamente inabili alla vita e una sorella capricciosa. Dall'altra, c'è Sunrye House, una piccola palazzina attorno alla quale ruota una comunità vivace e accogliente. Un luogo-rifugio nel quale Surim è cresciuta insieme al nonno e alla sua compagna, Kim Sunrye, la proprietaria della palazzina, donna dura ma generosa. Quando la famiglia d'origine di Surim, travolta dal peso dei debiti, si ritrova per strada, l'anziana Sunrye offre loro ospitalità in uno dei suoi appartamenti. Qui, i famigliari di Surim dovranno adattarsi alle regole imposte da Sunrye a tutti gli abitanti del palazzo, una palestra che insegnerà a tutti loro cosa siano il rispetto, il lavoro e la gentilezza. E qui, Surim scoprirà che essere adulti non dipende dall'età anagrafica e che una vita piena e soddisfacente non può essere definita da quello che si possiede, ma dai legami che si costruiscono, con dedizione e fatica, ogni giorno.

 

“In Groenlandia” di Daniela Tommasini (Ponte alle Grazie)

Quando atterra per la prima volta in Groenlandia, Daniela Tommasini, geografa culturale, resta stregata dalla luce. Da quel momento, cercherà di tornarci il più spesso possibile, anno dopo anno, stagione dopo stagione, per sentirsi ogni volta più a casa. Il segreto di Daniela è semplice. Cercare di mettere da parte lo sguardo occidentale e cambiare prospettiva. Al posto delle Dolomiti da cui proviene, il suo orizzonte ora è la banchisa, la calotta polare. A cena mangia carne di foca e minestra suaasat con pesce o uccelli. Verdura e frutta scarseggiano, così come la privacy. Dorme sui divani delle famiglie che la ospitano, ne condivide le preoccupazioni, il disordine, l'allegria. I suoi amici viaggiano sulle slitte trainate da cani, oppure in barca, in elicottero, in aereo. Con Gerda, ingegnere, meteorologa, libraia, gelataia, fotografa, ortolana, ma soprattutto grande amica, compra perfino una casetta blu. In questo diario d'amore per una terra così lontana, così vicina, troviamo l'aurora boreale e l'incanto dei fiordi, i costumi tradizionali e le danze con il tamburo, amuleti di osso e qualche tabù, ma anche basi aeree americane e miniere d'oro, curiosi esperimenti sociali, grandi spedizioni, paventate annessioni e programmi di rilocalizzazione forzata. E, ancora, tanta, tanta amicizia.

 

“Ogni passo che fai” di C. L. Taylor (Fazi)

Alexandra, Lucy, Bridget, River e Natalie: cinque amici londinesi che preferirebbero non essersi mai incontrati. Perché l'unica cosa che hanno in comune è la cosa peggiore della loro vita: sono tutti perseguitati da uno stalker. Quando Natalie viene uccisa pochi giorni dopo l'uscita di prigione del suo ex fidanzato, il tempo si ferma per tutti. Sanno che le loro vite potrebbero finire in modo altrettanto brutale da un momento all'altro. Il giorno del funerale, attoniti, gli amici ricevono una corona funebre contenente una minaccia anonima: tra dieci giorni uno di loro morirà. Per alcuni, quella data è legata a un evento particolare: per Lucy è il quarantesimo anniversario di nozze dei genitori; per Alexandra è la prima dell'opera teatrale di cui sarà protagonista; per Bridget è il giorno del suo compleanno. Combattuti tra razionalità e istinto e disillusi sull'utilità di rivolgersi alle forze dell'ordine, i quattro cercano di elaborare un piano per capire chi possa essere l'autore della minaccia e al tempo stesso proteggersi reciprocamente dai rispettivi stalker. Comincia così un angosciante conto alla rovescia, scandito in ogni capitolo dal punto di vista di uno dei protagonisti.

 

“Il bambino che perse la guerra” di Julia Navarro Fernández (Salani)

Madrid, inverno 1938. È tempo di Guerra civile e la caduta della Repubblica è vicina. Clotilde disegna caricature per riviste satiriche, non ha ancora perso la speranza. Ma nel fronte comunista c’è chi, come suo marito Agustín, pensa che il tempo per salvare il paese sia scaduto. Per lui, c’è una sola cosa da fare: mettere in salvo il futuro, suo figlio. Il piccolo Pablo viene strappato da sua madre Clotilde che si dispera vedendo il bambino partire per l’Unione Sovietica. A Mosca, Pablo cresce nei circoli letterari clandestini, accompagnato da Anja, sua madre d’adozione, che lotta per la libertà nel fronte degli artisti, fra chi si rifiuta di credere che una poesia possa davvero spaventare un Partito. Ma l’ombra del regime è destinata ad allungarsi sulle loro vite: i poeti, la musica, perfino l’amore sono ormai sospetti. E ad accogliere chi ancora crede nel potere della letteratura e delle arti c’è la minaccia del gulag, il campo di lavoro in cui sopravvivere è questione di fortuna, e di legami che si è ancora capaci di far nascere. Il bambino, ormai ragazzo, vive come figlio di due paesi antagonisti, imparando sia l’alto tributo implicito nelle guerre e nel totalitarismo sia la conquista della libertà e dell’amore.

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