di Ettore Mautone
venerdì 14 giugno 2024, 07:00Pasquale Arpaia, dal Cern a Fuorigrotta: «Ho fondato un'eccellenza, a Napoli ora si può fare»
I sogni di Arpaia: dal Cern di Ginevra a Fuorigrotta, per lo sviluppo di interfacce cervello macchina: «Quando nel 2000 da docente associato all'UniSannio andai via dalla Campania ed emigrai al Cern di Ginevra potevo essere definito un cervello in fuga. Negli anni divenni un team leader nel progetto di sviluppo dell'acceleratore lineare svizzero destinato a catturare il Bosone di Higgs, ribattezzato la particella di Dio. Ho vissuto quel periodo con grande soddisfazione ma quando nel 2014 ho deciso di tornare a Napoli dove mi sono laureato in Ingegneria elettrica, avevo un sogno. Realizzare un centro di ricerca di eccellenza nella mia città puntando sui giovani convinto che Napoli mi offrisse questa opportunità. Oggi che guido un gruppo di 30 ricercatori che rappresenta una punta avanzata a livello internazionale nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale e di interfacce tra uomo e computer posso affermare che avevo ragione».
Il progetto
A parlare è Pasquale Arpaia, napoletano, 63 anni, ordinario di misure elettriche ed elettroniche dell'Università Federico II presso il dipartimento di ingegneria elettrica e tecnologia dell'informazione. Parliamo del tecnopolo di Fuorigrotta in via Claudio: dalla ricerca sulla strumentazione di misure avanzate per gli acceleratori di particelle che lo impegnava a Ginevra Arpaia è passato allo sviluppo di sistemi di diagnostica industriale e per la Salute mediante l'uso di intelligenza artificiale e di interfacce avanzate tra cervello e computer. «Quando andai in Svizzera - racconta - portai con me un gruppo affiatato di giovani ricercatori, fisici e ingegneri napoletani e sanniti. Oggi alcuni sono tornati, altri continuano a rappresentare l'eccellenza della scuola di fisica e ingegneria di Napoli in Svizzera». Il progetto di Arpaia nasce nel 2014 quando rientra a Napoli: l'idea era sviluppare sistemi per muovere gli arti persi con un'amputazione, la riconversione neurale di protesi tecnologiche, far alzare e camminare vittime di malattie degenerative o di gravi traumi. Arpaia fantasticava anche di riuscire a muovere gli oggetti a distanza parafrasando in scienza il genio cinematografico di Massimo Troisi con la critica feroce a un credo religioso popolare. «Nel 2014 tornavo a Napoli da Ginevra e dal Cern, dopo l'ubriacante felicità del post Higgs. L'ingegneria e la tecnologia del Cern avevano dato un contributo determinante al Nobel ma non ci pensai due volte a puntare su Napoli. Per due anni ho immaginato una nuova ricerca da impiantare a Napoli. Dovevo innovare».
Da Ginevra a Napoli
Messa da parte dunque la strada della grande Fisica, abbandonata la ricerca cosmologica, dopo la Plenary Keynote alla conferenza mondiale più importante nel settore Arpaia pensa che Napoli possa ospitare un progetto ambizioso e pionieristico facendo moltiplicare in pochi anni i mille euro l'anno di dotazione finanziaria che inizialmente gli erano state date per le sue ricerche. I bandi c'erano, le risorse anche bisognava solo darsi da fare per recuperarle. Con un tesista in Ingegneria elettronica Arpaia comincia dunque ad occuparsi pionieristicamente di interfacce tra cervello e computer: «Ci vedevamo alle 7,30 del mattino nel mio studio, prima delle lezioni racconta il primo pensiero era rivolto alla ricerca di fondi e finanziamenti, il secondo a come sconfiggere gli intoppi». Un sogno condiviso, quello di Arpaia, da altri giovani ricercatori come Antonio Esposito e Luigi Duraccio che Arpaia definisce «Cervelli notevolissimi: hanno rinunciato a borse e incarichi a Ginevra per un posto a tempo definito qui a Napoli». Il loro post doc scade tra tre anni ma saranno stabilizzati. L'Università oggi sa trattenere i suoi cervelli migliori. «Anche a Napoli si può fare moltissimo nella ricerca - sottolinea Esposito - con la competenza, l'entusiasmo, il lavoro di squadra e il clima positivo che respiriamo nei nostri laboratori».
Una storia di amore per la ricerca e di fiducia nel futuro, raccontata in un libro scritto a quattro mani da Arpaia con Esposito, Ludovica Gargiulo e Nicola Moccaldi. Un racconto che ha vinto un importante premio internazionale tra 200 volumi del settore Fisica e Matematica è stato selezionato da 50 giurati della prestigiosa casa editrice internazionale Taylor & Francis (CRC Press) come il migliore per «qualità, rigore, rilevanza per il mercato e descrizione avvincente». Una storia di giovani talenti che rinunciano ad altre opportunità credendo in un progetto ambizioso e innovativo da realizzare a Napoli, perché anche qui si può fare.
«A Nicola Moccaldi assegnai una tesi per riprodurre e migliorare una ricerca che dichiarava risultati molto migliori dei nostri. Nicola dimostrò coraggiosamente che era una bufala. Aveva già una laurea in Scienze delle Comunicazioni ma si laureò in Ingegneria per voltare pagina». Dopo un anno passato in uno spin-off che creò una siringa elettronica in medicina estetica il giovane scienziato entrò nel team per lo sviluppo di interfacce tra cervello e computer. Oggi ha vinto premi e vanta pubblicazioni da professore associato. Infine Ludovica Gargiulo che ha partecipato a 5 concorsi di dottorato vincendone tre e che macina lavoro con leggerezza. I risultati raggiunti dopo il primo anno di dottorato parlano per lei.
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