di Giacomo Andreoli

lunedì 9 febbraio 2026, 17:44

Pensioni, dalla vecchiaia alle anticipate: età, contributi e requisiti per l'uscita dal lavoro nel 2026

Nel 2026 andare in pensione prima dei 67 anni diventa più difficile. La stagione delle uscite anticipate, per volere del governo, si è praticamente chiusa e le regole oggi in vigore riducono in modo netto le possibilità di lasciare il lavoro in anticipo. Lo stop a Quota 103 e Opzione Donna segnano un cambio di passo evidente: il sistema previdenziale torna a puntare quasi esclusivamente sui canali tradizionali.

Chi sperava di sfruttare formule flessibili per anticipare il pensionamento deve fare i conti con requisiti più severi e con un numero limitato di alternative. La stretta non è teorica, ma concreta, e riguarda migliaia di lavoratori che avevano costruito le proprie aspettative su strumenti oggi non più disponibili.

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La pensione anticipata ordinaria

Venuta meno Quota 103, la pensione anticipata ordinaria resta l’unica forma strutturale di uscita dal lavoro prima della vecchiaia per chi non rientra nelle misure di tutela. Nel 2026 i requisiti sono confermati: servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza alcun vincolo di età anagrafica.

L’adeguamento alla speranza di vita resta bloccato anche per quest’anno, evitando un ulteriore innalzamento delle soglie. Il diritto alla pensione, tuttavia, non coincide con l’immediata erogazione dell’assegno. È prevista una finestra mobile di tre mesi tra il raggiungimento dei requisiti e la decorrenza della pensione, che sale a quattro o cinque mesi per alcune categorie del pubblico impiego. Questo differimento prolunga di fatto la permanenza al lavoro o il periodo senza reddito pensionistico.

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L'uscita a 67 anni

La pensione di vecchiaia resta il canale ordinario e più accessibile. Nel 2026 sono necessari 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi effettivamente versati. Anche in questo caso non si applicano incrementi legati alla speranza di vita, che torneranno a incidere a partire dal prossimo anno (quando servirà un mese in più per andare in pensione). Una volta maturati i requisiti, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo, senza finestre mobili.

Per i lavoratori con carriere discontinue o con contribuzione ridotta, il raggiungimento dei 20 anni resta uno degli ostacoli principali. Chi non li raggiunge può accedere solo a forme residuali di tutela, come l’assegno sociale, che però non è una pensione contributiva e richiede condizioni economiche stringenti.

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Opzione Donna e Ape sociale

Nel 2026 Opzione Donna è stata abolita e non viene più confermata come misura di pensionamento anticipato. Non è quindi più possibile accedervi con nuovi requisiti. Resta tuttavia salvaguardato il diritto per le lavoratrici che avevano già maturato tutti i requisiti previsti dalla normativa precedente entro il 31 dicembre 2024: queste possono ancora presentare domanda negli anni successivi, secondo le regole allora vigenti, inclusi i 35 anni di contributi e il calcolo interamente contributivo dell’assegno, con la conseguente riduzione dell’importo. La misura esce così definitivamente dal sistema come strumento di flessibilità pensionistica.

Resta invece confermata l’Ape sociale, prorogata fino al 31 dicembre 2026. L’accesso è consentito a partire da 63 anni e 5 mesi di età, con almeno 30 anni di contributi, che salgono a 36 anni per alcune categorie di lavori gravosi. L’Ape sociale non è una pensione, ma un’indennità ponte riconosciuta a soggetti in condizioni di svantaggio, che accompagna il beneficiario fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.

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Precoci, lavori gravosi e usuranti

Nel sistema del 2026 continuano a trovare spazio alcune deroghe per categorie specifiche. I lavoratori precoci, che hanno versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età, possono accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contributi, ma solo se rientrano in precise condizioni di tutela, come disoccupazione, invalidità o svolgimento di lavori gravosi.

Restano inoltre attive le regole speciali per i lavoratori addetti ad attività usuranti o notturne, che possono andare in pensione con requisiti ridotti rispetto a quelli ordinari, purché dimostrino lo svolgimento continuativo di tali mansioni per periodi definiti dalla legge. Si tratta però di eccezioni circoscritte, che non compensano la scomparsa delle misure più flessibili. Il quadro complessivo del 2026 è segnato da una riduzione delle uscite anticipate e da un ritorno deciso a un modello previdenziale più rigido, in cui l’anticipo pensionistico torna a essere un’opzione per pochi.

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