di Nando Santonastaso

lunedì 1 luglio 2024, 07:00

Pnrr, Comuni sprint: aggiudicate nei tempi quasi tutte le gare nel Napoletano

Il dato riguarda gran parte dei Comuni della Città Metropolitana di Napoli ma può ben essere considerato come paradigmatico dello stato di attuazione del Pnrr sui territori. Ed è un dato oggettivamente incoraggiante perché racconta che è stato finora aggiudicato l'80-90% dei progetti del Piano di Ripresa e Resilienza presentati dai Comuni e inseriti nei capitoli di finanziamento del Piano stesso. Lo dicono le Centrali uniche di committenza alle quali per legge è stata affidata la complessa fase procedurale che prelude all'appalto vero e proprio dei lavori per tutti i Comuni non capoluogo di Provincia o di Regione. A Nola, ad esempio, dove già da oltre 20 anni ne è stata costituita una (si chiama Agenzia di Sviluppo per l'area Nolana) con il compito originario di facilitare gli enti locali nella preparazione degli appalti di opere pubbliche, si marcia a questa velocità. Gli interventi del Pnrr aggiudicati sono molto vicini al 100 per 100 e non solo per i 18 Comuni che fanno parte dall'inizio della rete dell'Agenzia: ad essa si sono infatti rivolti anche altri Comuni campani, tra i quali quelli assai popolosi di Casoria e Giugliano, per accelerare il più possibile le pratiche di accesso alle risorse del Piano una volta che i progetti sono stati approvati e inseriti nella piattaforma centrale Regis.

Dallo spaccato di questa realtà, particolarmente efficiente, capace di resistere negli anni alle difficoltà e alle incongruenze che spesso la politica ha frapposto al funzionamento di questi organismi (non a caso ne sono rimasti in vita pochissimi), emerge un dato comune un po' a tutti gli enti locali impegnati sul Pnrr. Tre sono gli asset di intervento primario: la rigenerazione urbana, con l'obiettivo di recuperare una dimensione culturale, di servizi ai cittadini e più in generale di vivibilità in aree delle città per troppo tempo trascurate, spesso per carenza di risorse; le riparazioni e gli ammodernamenti degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, la cui funzionalità continua a dipendere troppo spesso da certificati di agibilità prorogati di anno in anno; e la realizzazione di asili nido, la sfida più attesa e indispensabile per consentire al Sud di recuperare un gap insostenibile rispetto alla media del Paese.

È un po' la conferma di quanto il Pnrr, soprattutto dopo la rimodulazione, possa davvero incidere al Sud, superando i legittimi timori di ritardi e tempi lunghi per via della ridotta capacità amministrativa della stragrande maggioranza dei Comuni. Tra l'altro, l'esperienza dell'Agenzia di Nola, che si alimenta per la copertura delle spese unicamente dalla positiva conclusione delle pratiche ad essa affidate, smentisce anche il luogo comune in base al quale l'aggregazione di Comuni per la gestione condivisa di servizi per i cittadini era impossibile. A Nola si è partiti nel 2003 sull'onda di un fermento che, come detto, ha coinvolto anche molte altre amministrazioni (c'era anche una concreta disponibilità di risorse pubbliche per favorire simili iniziative, ma di cui poi nel tempo si sono perse le tracce complice la cancellazione dei sostegni dello Stato). Quando sulla scena è comparso il Pnrr chi ha resistito ha potuto mettere la propria competenza al servizio delle collettività, garantendo la stessa efficienza anche in uno scenario oggettivamente nuovo e ricco di incognite procedurali e burocratiche. 

La spinta 

La spinta all'aggiudicazione dei progetti (che ovviamente non equivale automaticamente all'apertura dei cantieri che spetta solo ed esclusivamente ai Comuni coinvolti) è un'iniezione di fiducia per la macchina amministrativa meridionale. Oltre tutto, un importante chiarimento dell'Anac, l'Autorità di controllo anticorruzione, ha permesso di superare i dubbi sulle responsabilità delle centrali uniche di committenza su cui si era dibattuto a lungo nei mesi passati. In sostanza l'Anac ha ribadito non solo lobbligo per i Comuni non capoluogo di ricorrere ad una centrale di committenza per la definizione degli appalti ammessi dal Pnrr a finanziamento ma ha soprattutto sottolineato che ognuna di esse dev'essere qualificata, a garanzia evidentemente della trasparenza dell'appalto. «L'attività di committenza - scrive l'Anac - laddove non riconosciuta per legge, dovrà essere affidata o tramite gara o in virtù del rapporto di cooperazione tra pubbliche amministrazioni. Per questo motivo, Anac ha confermato che la centrale di committenza può essere costituita nella forma di associazioni, unioni, consorzi o anche di accordi resi in forma di convenzione prescindendo dall'acquisizione della personalità giuridica». 

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I tempi 

Al di là dell'inevitabile tecnicismo, è la dimostrazione che l'unione fa la forza anche per gli enti locali medio-piccoli, soprattutto di quelli che vivono all'ombra dei grandi capoluoghi di regione e che finiscono spesso per non riuscire a lavorare in filiera con quelli limitrofi. Il Pnrr indica al contrario che questa strada è percorribile e soprattutto conveniente. Avere imposto, almeno finora, una scadenza indifferibile all'attuazione del Piano, e cioè il 2026, ha forse convinto anche i più riottosi che stavolta si fa sul serio. Almeno ci si deve provare. 

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