di Roberto Napoletano

domenica 11 agosto 2024, 08:00

Il memorandum partenopeo del direttore Roberto Napoletano: la consapevolezza dell'orgoglio ritrovato e la nuova organizzazione

Mi chiama di prima mattina Paolo Pombeni, trentino-bolognese, l'uomo che ha restituito al Paese la forza del pensiero e dell'azione di Alcide De Gasperi, e mi fa: «Hai letto il bando per entrare nella Scuola Superiore Meridionale della Federico II di Napoli? Hai visto che riguarda l'archeologia come le discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche, matematiche? Guarda che è una cosa seria, è come la Normale di Pisa, è un bel salto di qualità».

Fermati Paolo, rispondo, non è come la Normale di Pisa, la Scuola Superiore Meridionale è nata nel 2019 in collaborazione con la Normale di Pisa, ora cammina con le gambe sue, i criteri di selezione e di orientamento sono gli stessi, chi vince il concorso può scegliere di fare i suoi studi a Napoli o a Pisa. E aggiungo: tra un po' tutti quelli che sceglieranno Napoli avranno il loro studentato nell'Albergo dei Poveri ricostruito con i fondi del Piano nazionale di ripresa e di resilienza. E lui: «Non lo sapevo, ma è ancora meglio, questo vuol dire che il mondo universitario partenopeo esprime l'orgoglio della intellettualità scientifica meridionale che non si sente più in trasferta, che vuole restare dove sta e attrae talenti e ricercatori, come fanno tutte le grandi intellettualità europee». È quello che raccontiamo noi ogni giorno con le facce stampate sul giornale di chi ha lasciato il mondo anglosassone e, in genere, quello internazionale, per tornare a casa e investire su Napoli cosmopolita e competitiva. Perché il futuro è qui. Hanno un nome e un cognome e hanno voglia di raccontare la loro scelta.

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Mi scrive, sempre ieri, Nicola Campoli, assiduo lettore: «Mi sono trovato tra giovedì pomeriggio e venerdì mattina, precedenti alla settimana ferragostana, a dovere richiedere un'autorizzazione a livello ministeriale su una variante di un progetto Pnrr la cui titolarità è in capo ad un ente pubblico locale della provincia di Napoli. () Ho iniziato a inviare mail ai diretti interessati con i quesiti del caso e poi sono passato alle telefonate. Ebbene i telefoni non hanno suonato a vuoto. Anzi. Il mio primo interlocutore mi ha risposto dalla sua scrivania al numero fisso, nel pomeriggio inoltrato del giovedì, fornendomi tutte le informazioni del caso. A sua volta, il giorno seguente di prima mattina, grazie a un trasferimento di chiamata operato dal mio secondo interlocutore, ho chiuso il cerchio riuscendo a raccogliere quanto necessario perché l’ente locale potesse chiudere la procedura amministrativa e ottenere il via libera (…) Insomma, i due dirigenti - volutamente ometto i loro cognomi - del Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud, quello retto dal Ministro Raffaele Fitto, che mi hanno risposto sono stati davvero molto gentili, facendo trasparire passione, abnegazione e senso di responsabilità per il ruolo che ricoprono».

Il muro da buttare giù è quello di una schiera di burocrati che fa l'opposto di ciò che hanno fatto i due funzionari indicati da Campoli. Sono ancora tanti, troppi, quelli che ostacolano, a volte tengono in scacco la stessa politica, operano nei ministeri e nei territori, ma devono perdere tutti, vanno sconfitti dalla fiducia contagiosa che cambia la coscienza collettiva e dalla nuova organizzazione che permette di irrobustirla e di consolidare in profondità il cambiamento.

Gli investimenti pubblici e privati della rinascita, già in atto, passano di qui ed è fondamentale recuperare lo spirito della struttura tecnica della Cassa di Pescatore del Dopoguerra con la Zona economica speciale unica (Zes). Si devono tenere insieme classi dirigenti e burocratiche territoriali e nazionali con visione e priorità da conseguire, ma soprattutto bisogna snellire le procedure e prendere le decisioni in tempo reale. Così all'epoca raddoppiammo il prestito Marshall e un’economia agricola di secondo livello diventò in dieci anni un'economia industrializzata e nei dieci anni successivi una potenza economica mondiale. La collaborazione istituzionale tra esecutivo e sindaci è il segnale più forte del cambiamento possibile di questo Paese. Chi non nutre pregiudizi deve incoraggiarla e contribuire a diffonderla per l’oggi e per il domani. Anche a parti invertite, sia chiaro, perché questo è l'interesse nazionale.

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L’amico e collega, Giampaolo Longo, che ha il cuore al Mattino, mi gira un post su Facebook, del sindaco di Portici, Enzo Cuomo, del Pd, che inizia così: «Turisti a casa nostra…! Un vero e proprio cambio di paradigma che si sta consolidando nella nostra città…». Parla del mare ritrovato, con il ritorno alla balneabilità, che riguarda Portici come la grande Stabia, e che significa attività di ristorazione, di intrattenimento, culturali, di tutto ciò che restituisce un’anima vitale moderna a un agglomerato di metropoli che era vissuto solo come crocevia di malaffare e pezzi sparsi di sofferenze e passioni della “Provincia Addormentata” di Michele Prisco, ma custodisce invece già multinazionali farmaceutiche e di molto altro ignorate dai più che appartengono al futuro.

C'è anche questo risveglio dopo i grandi progressi meridionali dell'industria del mare e della logistica, i primati dell'export manifatturiero che tengono su il prodotto interno lordo del Paese perché crescono più della media nazionale, il boom del turismo di qualità che attrae i ricchi della terra e l'esplosione dei servizi aeroportuali e di trasporto veloce. Si deve fare ancora molto con il partenariato pubblico-privato sul trasporto locale e sulle ferrovie regionali come sulla qualità del servizio taxi, bisogna impegnarsi perché cresca la consapevolezza che il rispetto delle regole è fondamentale, ma lasciatemi anche dire che sta accadendo oggi molto di quello che doveva accadere quando ne scrivevo da giovane cronista trent’anni fa e, a occhio, non mi pare poco. Perché misura la gravità delle responsabilità del ritardo e le potenzialità del presente e del futuro. Almeno, in questo, bisogna crederci.

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Il Mezzogiorno, guidato dalla sua capitale che è Napoli, è una delle rotelle che fa girare il sistema Italia negli anni delle grandi guerre regionali, Ucraina e Medio Oriente, e dell'altra grande guerra economica delle materie prime energetiche e del futuro che le accompagna. La riconfigurazione delle catene della logistica globale post pandemia coinvolge Cina e Stati Uniti e offre all'Europa intera, oggi vaso di coccio tra i due, una sola piattaforma di rilancio energetica, logistica, marittima, manifatturiera e agro-alimentare che coincide con le sembianze fisiche e i patrimoni sempre meno nascosti del nostro Sud e delle isole che si allungano sul Mare Nostrum e collegano il Vecchio Continente con quello della speranza. Il Mezzogiorno italiano non è più la zeppa, il pezzo di legno che serve a rincalzare un mobile. Fino a dieci anni fa era la zeppa, o meglio ancora era la palla al piede. Oggi deve fare ancora molto, ci vuole ancora tempo, tanto tempo, per recuperare il terreno perso in un quarto di secolo, ma molte cose, troppe cose, stanno cambiando, e questo sconvolge il nostro modo di pensare e incide sul modo di pensare degli altri di noi. Acquisiamo, se non disturba troppo i sacerdoti della recriminazione e del piagnisteo, almeno questa consapevolezza. Buon Ferragosto a tutti.

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