di Camilla Mozzetti

martedì 17 marzo 2026, 07:20

Roma, falsi rimborsi Irpef per 33mila euro: funzionaria nei guai, ha manomesso il sietma di elaborazione delle buste paga

Per quattro anni si è accreditata rimborsi Irpef non dovuti, godendo della sua professione, ovvero quella di impiegata nel principale ateneo pubblico della Capitale. Una donna del 1967, funzionaria, dal 2020 al 2024 ha sottratto allo Stato 33mila euro. E la stessa cifra è stata sequestrata dai finanzieri del III Nucleo Operativo Metropolitano di Roma coordinati dalla Procura.

Le indagini

L'attività di indagine era partita a maggio dello scorso anno dopo la denuncia da parte di un collega di lavoro. Da qui le attività che si sono concluse la scorsa settimana con il provvedimento di sequestro. Le indagini hanno chiarito il "modus operandi" della funzionaria che accedeva con le proprie credenziali all'applicativo con cui vengono elaborate le buste paga. Una volta lì modificava manualmente il proprio rimborso. In alcuni casi, ovvero per alcune annualità, in presenza di un Modello 730 l'appropriazione indebita contata dalle Fiamme gialle superava di almeno 70 volte quella dovuta. Per le annualità, invece, in cui il 730 non veniva presentato, le sottrazioni erano comunque notevoli. Tutte comunque crescenti: all'inizio, nel 2020, la funzionaria aveva sottratto 4mila euro che nel 2024 erano poi arrivate a 10 mila.

Il denaro confluiva sul conto corrente che la donna aveva cointestato con l'anziana madre. Dall'analisi dei movimenti, tuttavia, condotte dai finanziari non sono risultate spese anomale. Di fatto il denaro sottratto non era stato poi usato per pagare esigenze o dar forma a desideri che in altro modo non sarebbero stati soddisfatti.

Le accuse

La funzionaria è stata denunciata con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, aggravata dall'aver agito abusando dei poteri e violando i doveri connessi alla funzione pubblica ricoperta. La somma di 33mila euro è stata sequestrata bloccando l'importo sul conto corrente che la funzionaria aveva con la madre. Nel suo passato non sono stati trovati precedenti né di natura finanziaria né di natura penale. L'ipotesi è che la donna appropriandosi indebitamente di una cifra minore il primo anno e vedendo che non subiva controlli o contestazioni l'abbia alzata poi in modo crescente. Fino ad essere scoperta e denunciata da un collega.

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