di Gabriella Guerra
martedì 14 luglio 2026, 12:54Siccità, emergenza acqua potabile in almeno 4 regioni: la mappa delle zone a rischio
In Italia è sos acqua. Il Piemonte chiede aiuto alla Valle d'Aosta e al Canton Ticino. «Non possiamo aspettare nemmeno un minuto e siamo al lavoro con la Regione Valle d'Aosta e il Canton Ticino per chiedere di aumentare la fornitura di acqua che viene immessa in Piemonte per l'uso agricolo». Lo afferma il governatore Alberto Cirio, che oggi ha riunito in Regione il Tavolo per l'emergenza idrica.
«Il caldo e l'assenza di piogge - sottolinea Ciro - stanno determinando un'emergenza da affrontare con attenzione soprattutto per quanto riguarda l'agricoltura. Un centinaio di Comuni hanno già fatto ordinanze per regolare la gestione dell'acqua potabile, e in montagna ci sono località in cui intervengono le autobotti».
I rischi per l'agricoltura
Le ondate di fortissimo caldo e l'allarme siccità stanno mettendo a dura prova l'agricoltura italiana. Raccolti, allevamenti ed economie delle imprese agricole sono sempre piu' esposti agli effetti del cambiamento climatico. «Non siamo piu' di fronte a un'emergenza temporanea, ma a una condizione strutturale che richiede risposte altrettanto strutturali e di lungo periodo». Lo dichiara in una nota Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro- Confederazione Agricoltori Europei.
Lo «stato di emergenza»
Attivare le procedure per lo «stato di emergenza» per la siccità: è quanto chiede la Coldiretti alla Regione Piemonte assieme all'attivazione della deroga al deflusso minimo vitale e deflusso ecologico secondo quanto previsto dalla normativa vigente e dalle procedure stabilite dagli Enti competenti. La richiesta arriva dopo la riunione del Tavolo regionale per l'emergenza idrica.
«La situazione si sta rapidamente aggravando in tutto il Torinese. Sulle zone servite dall'irrigazione della rete storica (anche secolare) che preleva acqua dai nostri fiumi alpini ci sono già situazioni molto gravi sull'asta del Pellice, del Chisone-Lemina, della Stura di Lanzo, dell'Orco e del Sangone. Ma a soffrire sono soprattutto le zone non irrigue, dove l'agricoltura è impostata da sempre su un normale trend di precipitazioni primaverili-estive e non su una totale assenza di pioggia» dichiara il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, che aggiunge: «In molte aree, anche irrigue, l'acqua ha già smesso di raggiungere i campi. In questi giorni è prevista l'asciutta totale di altre derivazioni. Per irrigare si stanno riattivando i pozzi, dove presenti, ma si tratta di un salasso in più. Oltre al canone annuale per l'uso dei canali, le aziende agricole devono pagare i costi delle pompe e dei motori».
L'allerta a Roma
A oltre venti giorni dall'inizio dell'ondata di calore in Italia la situazione idroclimatica di Roma e del distretto dell'Appennino centrale, monitorata dall'Autorita' di bacino distrettuale (Aubac), resta caratterizzata da temperature persistentemente elevate e da condizioni di siccita' in progressivo aggravamento. E' quanto si legge in una nota dell'autorita'.
Alla stazione di Roma centro, presso il Collegio Romano, il caldo non si e' mai davvero interrotto. Dal 17 giugno al 12 luglio - ventisei giorni consecutivi - si sono registrate ventiquattro giornate con temperature massime pari o superiori a 35 gradi e ventisei notti tropicali: per quasi un mese la temperatura minima non e' mai scesa sotto i 20 gradi. Nei primi dodici giorni di luglio, dieci giornate hanno registrato temperature massime pari o superiori a 35 gradi, con una media delle massime di 35,9 gradi e un picco di 37,9 gradi il primo luglio. Il valore piu' elevato resta quello di 40,1 gradi raggiunto il 29 giugno.
Sul fronte delle precipitazioni, la Capitale e' praticamente a secco dalla meta' di giugno. Dopo i 6,1 mm registrati nell'intero mese di giugno - l'86 per cento in meno rispetto alla media - nei primi dodici giorni di luglio sono caduti appena 1,8 mm, tutti concentrati il 2 luglio. I temporali annunciati per l'inizio del mese hanno soltanto sfiorato Roma: dopo una temporanea flessione delle temperature, sulla Capitale non sono arrivati apporti sufficienti a modificare il quadro. E' la dinamica che Aubac segnala da tempo - si legge nella nota - la pioggia intensa che segue una lunga siccita' tende a scorrere prevalentemente in superficie e a defluire rapidamente, senza contribuire in misura significativa alla ricarica delle falde e delle riserve. In questo caso, sulla Capitale, non e' nemmeno arrivata. «Il caldo non si rompe: a Roma abbiamo avuto ventisei notti tropicali di fila e i temporali annunciati a inizio luglio hanno soltanto sfiorato la citta'. La siccita' che l'osservatorio vedeva avvicinarsi e' arrivata e il caldo, in assenza di piogge significative, l'ha ulteriormente aggravata», ha dichiarato Marco Casini, segretario generale di Aubac.
Strage di vongole e cozze
L'acqua della laguna a 32 gradi sta uccidendo i molluschi del Delta del Po: nella Sacca di Goro (Ferrara) è scomparso fino al 90% delle vongole, mentre a Scardovari, sul versante rodigino, si registra una moria improvvisa di mille quintali di cozze Dop. È l'allarme di Confcooperative agroalimentare e pesca raccolto dalla Nuova Ferrara: l'aumento della temperatura dell'acqua riduce la concentrazione di ossigeno e favorisce la proliferazione algale, con una fioritura che non si registrava con questa intensità da 10-15 anni e che gli operatori sono costretti a rimuovere per continuare a lavorare.
Il caldo estremo aggrava una situazione già compromessa dall'invasione del granchio blu, da cui il comparto delle vongole stava ancora cercando di riprendersi. E i recinti anti-granchio installati nelle lagune, durante le ondate di calore, limitano ulteriormente il ricambio idrico, trasformando la Sacca di Goro in una specie di «gigantesca pentola». Le stime degli esperti e delle associazioni di categoria parlano di una distruzione del prodotto tra il 70% e il 100%, specialmente a Goro; secondo Confcooperative i cambiamenti climatici causano alla pesca professionale italiana danni diretti per circa 200 milioni di euro l'anno, con la molluschicoltura tra i settori più colpiti.
Il contro alla rovescia
Con la risorsa attualmente disponibile restano dieci giorni per garantire l'irrigazione nel Bacino del fiume Po. E' quanto rilevato dall'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall'Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, riunito oggi in via straordinaria a Taglio di Po (Rovigo). L'ente ha confermato lo stato di severità idrica «media in assenza di precipitazioni» e ha adottato una serie di indirizzi non vincolanti per il risparmio idrico, precisando che le indicazioni sono limitate al solo Bacino del fiume e non all'intero distretto. Al momento non si registrano interruzioni per l'idropotabile, sebbene Acque Venete stia limitando i prelievi. Nel Delta del Po la riduzione della portata sta favorendo l'intrusione salina: l'acqua di mare ha raggiunto i 20 chilometri dalla foce nel ramo di Pila, in provincia di Rovigo, e i 25 chilometri nel ramo di Goro, in provincia di Ferrara.
Le condizioni stanno «determinando difficoltà sempre più marcate nell'approvvigionamento irriguo, nell'idropotabile, dove Acque Venete è costretta a limitare i prelievi e che rischiano di compromettere l'habitat e la biodiversità dell'ecosistema», ha spiegato il dirigente dell'Autorità di Bacino, Francesco Tornatore, dopo un sopralluogo a Porto Tolle (Rovigo). Il quadro di deficit idrico interessa però l'intero Nord Italia. In Piemonte la Regione ha convocato un focus d'emergenza per lunedì a causa della riduzione dell'80% della risorsa nei comprensori risicoli, mentre in Lombardia il deficit medio ha raggiunto il 40% e si valuta un soccorso irriguo per il Lago d'Idro fino al 20 luglio. Difficoltà minori si registrano in Liguria, Valle d'Aosta ed Emilia-Romagna sui corsi minori appenninici, ora al vaglio di Arpae. L'Osservatorio tornerà a riunirsi il 21 luglio.
La situazione in Veneto
Per la crisi idrica in atto in Veneto l’assessore all’ambiente Elisa Venturini ha creato una task force regionale che si è riunita per la prima volta ieri pomeriggio, giovedì 9 luglio. All’incontro hanno partecipato i Consorzi di bonifica, i gestori del servizio idrico di Viveracqua, le strutture tecniche regionali e alcuni docenti universitari di discipline correlate alla gestione della risorsa idrica. La composizione della task force è destinata ad ampliarsi progressivamente. Particolare attenzione è stata dedicata alla necessità di garantire la continuità dell’approvvigionamento di acqua potabile e di quella destinata agli usi agricoli, pensando anche alle misure più efficaci nell’immediato. Intanto la Protezione civile del Veneto sta ultimando la relazione chiesta dal Dipartimento nazionale con il quadro aggiornato delle precipitazioni degli ultimi mesi, della disponibilità di acqua negli invasi, nei canali e nei principali corsi d’acqua. Per ora siamo alla crisi ma lo stato di potenziale siccità come nel 2022 si è aggravato con le alte temperature di giugno 2026, mese durante il quale Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente, ha contato ben 11 notti tropicali, con punte di 23 notti a Chioggia e 20 a Venezia, spesso tra le città da bollino rosso. In Veneto in trent’anni si è passati da una media storica di 2 notti tropicali all’anno alle 6 l'anno contate negli ultimi anni, ma non era mai capitato di contarne 11 in soli trenta giorni.
La mappa delle zone a rischio
L'ordinanza a Bologna
Fino al 30 settembre - termine che potra essere prorogato per particolari esigenze e condizioni - e in vigore a Bologna l'ordinanza annuale per il risparmio idrico che vieta il prelievo dalla rete di acqua potabile per uso non domestico dalle 8 alle 21, ad esempio per l'innaffiamento di orti, giardini e lavaggio di automezzi, in modo da contenere gli sprechi di una risorsa naturale divenuta ormai preziosa. Per gli orti comunali il divieto di prelievo e disposto dalle 10 alle 18.
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