di Antonino Pane
venerdì 26 luglio 2024, 07:00Siccità al Sud, Musumeci: «Speso solo il 30% dei fondi»
La siccità c'è, ma ci sono anche i fondi e, soprattutto, c'è chi non sa spenderli. La presentazione del nuovo capo della protezione civile Fabio Ciciliano, che succede a Fabrizio Curcio, diventa subito terreno per un confronto su come attivare un efficace contrasto alla siccità. Il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, ha subito messo i puntini sulle i. «È un processo lungo, nessuno si faccia illusioni. Ma la strada che abbiamo imboccato è quella giusta. Si tratta solo di lavorare e lavorare bene».
Le cifre
Musumeci fa riferimento ai dati avuti dal ministero di Fitto: finora le regioni hanno speso solo il 30% dei 1,2 miliardi messi a disposizione dal Pnrr per questi interventi. Se il report è aggiornato si tratta di ricordare che sono fondi da spendere entro il 2026 e quindi bisogna lavorare bene e in fretta. Ma non solo Pnrr, c'è tutta una programmazione infrastrutturale che il governo sta portando avanti. «L'obiettivo è dotare il territorio delle necessarie infrastrutture - sottolinea Musumeci - e abbiamo elaborato 500 interventi per un piano che si dovrebbe realizzare in 10 anni. Si tratta di miliardi e miliardi di euro. Dalla sola Sicilia sono arrivate 52 proposte. Basti pensare che in italia non si fanno dighe da 40 anni».
Il ministro della protezione civile guarda alla realtà e non la nasconde. «Negli anni passati non c'è mai stata una programmazione seria sulla crisi idrica. Abbiamo sprecato e mortificato l'acqua e oggi questa risorsa primaria si prende la sua rivincita. Bisogna capire come fare per conservare l'acqua piovana, servono infrastrutture adatte e capaci».
Le reti colabrodo
E poi l'affondo sull'altro grande tema, le reti che perdono la metà dell'acqua che viene immessa. «C'è bisogno poi della riqualificazione della rete urbana di distribuzione, anche se l'anello più debole è quello della cultura dell'approccio all'uso dell'acqua per evitare gli sprechi. Cominciamo a pensare all'acqua di mare e alle acque reflue. In alcune parti si stanno già realizzando strutture in questo senso. Si tratta di un processo lungo ma questo governo la strada l'ha già imboccata. Dobbiamo dotare il territorio delle necessarie infrastrutture. La cabina di regia lavora con grande impegno e speriamo che continuino ad arrivare dalle regioni i risultati sperati».
Bisogna innanzitutto far fronte alle calamità. Intanto, come accade sempre piu spesso, il Paese e spaccato. In soli due giorni, tra il 21 e il 22 luglio, l'Italia ha registrato 54 eventi meteorologici estremi, tra grandinate anomale, nubifragi, trombe d'aria e raffiche di vento, ma l'intero Sud e in ginocchio per l'assenza di piogge. In Sicilia sei bacini su 29 non hanno piu acqua utilizzabile, altri sei hanno disponibile meno di un milione di metri cubi e quattro meno di due milioni. Gela non potrà ricevere alcun genere d'irrigazione, considerata la totale indisponibilita di volumi negli invasi Cimia, Disueri e Comunelli; questo compromettera la campagna di semina e di produzione nella Piana. E poi i casi di Caltanissetta, Enna, Agrigento, Ragusa. Ovunque si combatte con forniture minime e con terreni inariditi.
L'emergenza attuale
Le cose non vanno bene neanche in Puglia e in Abruzzo. E giorno dopo giorno la situazione diventa sempre più a rischio anche in Campania, Lazio, Sardegna, Basilicata e Calabria. In Campania siamo allo stato di allerta ma la situazione al momento sotto controllo, per quanto riguarda l'irrigazione. Più seria, invece, appare la fornitura ad uso civile. Il timore è che ci possa essere un peggioramento nel giro di una quindicina di giorni alla luce del caldo che continuerà e del deficit provocato dalle scarse piogge invernali. «Sul fronte della fornitura idrica ad uso civile - ha spiegato il giornalista Mimmo Pelagalli, esperto in materia di risorse idriche - criticità si registrano nelle province di Benevento ed Avellino dove si sopperisce alla situazione con interruzioni e turnazioni. Nel Sannio il problema principale è rappresentato dalla vetustà delle condutture che provoca dispersione di acqua. Nel capoluogo sannita si è proceduto con interruzioni notturne al fine di ridurre i disagi e consentire il riempimento dei serbatoi ma non si esclude la necessità di ricorrere a turnazioni. In provincia di Avellino il Consorzio dell'Alto Calore - che serve anche parte dei comuni del beneventano - sta provvedendo a realizzare una serie di interventi urgenti sulle condutture d'acqua. In Irpinia c'è un problema di carenza idrica molto forte e in alcuni casi le interruzioni dell'erogazione sono state dovute alla necessità di effettuare interventi di riparazione. Il problema è rappresentato dall'indebolimento delle sorgenti della zona che trovano nelle perdite di rete un fattore di ulteriore caduta della pressione».
Non a caso il Consorzio Alto Calore - spiega Pelagalli - è in attesa di ricevere l'autorizzazione dall'Autorità di Bacino distrettuale dell'Appennino Meridionale per dirottare sulla propria rete 100 litri d'acqua al secondo in più dalle sorgenti di Cassano Irpino. Un ulteriore problema è rappresentato dalla caduta di portata delle sorgenti dell'Acquedotto campano che si approvvigiona dal fiume Biferno in Molise e dai fiumi Torano e Maretto nel Casertano e che inducono la carenza idrica a Benevento e comuni limitrofi, mentre Napoli sopperisce alla ridotta portata delle sorgenti di Piedimonte Matese con il riutilizzo, dopo anni, del campo pozzi di Cancello, acqua che viaggia nelle condotte dell'Acquedotto della Campania Occidentale, lo stesso che attinge per il capoluogo campano e per la Terra di Lavoro anche alle sorgenti del fiume Gari e da quelle del San Bartolomeo in Molise, oltre che dai campi pozzi di Monte Maggiore e Monte Tifata.
Sul fronte irrigazione, secondo quanto riferisce l'Anbi, in Campania, gli invasi del Cilento, in particolare, trattengono complessivamente oltre 13 milioni di metri cubi: l'anno scorso era disponibile il doppio dell'acqua, anche se le piogge dei giorni scorsi hanno fatto alzare i livelli idrometrici dei fiumi.
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