di Nando Santonastaso
venerdì 28 giugno 2024, 07:00Siderweb a Napoli, il Sud hub siderurgico e polo di trasformazione in prodotti di qualità
Non solo l'hub energetico naturale dell'intera area euromediterranea, per collocazione geografica e nuovi scenari geopolitici. Per le stesse ragioni, il Sud è anche il candidato più credibile a diventare il punto di approdo e di partenza dell'acciaio proveniente e diretto ai Paesi del Nord Africa, nonché il polo di trasformazione dei semilavorati in ingresso da distribuire nel resto d'Europa. La nuova vocazione, discussa e approfondita ieri a Napoli in occasione dell'incontro promosso da Siderweb, unica testata on line che si occupa della filiera siderurgica, poggia su basi piuttosto solide. Ma, soprattutto, si muove nell'alveo tracciato dal Piano Mattei del governo italiano che ha fatto rotta sull'Africa avviando su base paritaria con nova Paesi una serie di progetti e di investimenti, dall'energia all'agricoltura, dalle risorse idriche alla formazione di qualità.
Il contesto
L'acciaio è la new entry in questo contesto che forse non tutti si aspettavano ma che, come detto, ha le carte in regola per diventare un'ulteriore opportunità di sviluppo dell'industria meridionale e al tempo stesso accrescere la strategicità del ruolo dell'Italia come ponte tra l'Europa e il continente più giovane del mondo.
Al Sud l'acciaio ha numeri importanti e non solo per la presenza di Acciaierie d'Italia, l'ex Ilva, che a Taranto dispone dello stabilimento più grande d'Europa. Le aziende del settore sono 136 (e si arriva a 272 considerando anche il Centro), poco meno della metà in Campania dove brilla il gruppo Sideralba (ne riferiamo a parte). Oltre 8 miliardi di fatturato nel 2022 (il dato più aggiornato), in crescita rispetto all'anno precedente, e circa 3,6 milioni di tonnellate complessive di prodotto che risentono dei problemi di Taranto ma che segnalano nel contempo una buona spinta degli investimenti (soprattutto collegati alla ripresa dell'edilizia).
Il raccordo
Ma sono anche i numeri del Nord Africa a indicare che il raccordo con lEuropa attraverso l'Italia e segnatamente il Mezzogiorno è possibile, oltre che conveniente a tutti: l'Italia nel 2023 è stato il primo Paese europeo di destinazione dell'acciaio nordafricano, avendo importato circa 616mila tonnellate di acciaio, di cui circa la metà dall'Egitto, primo esportatore dell'area in Unione europea con 1,363 milioni di tonnellate. Nello stesso periodo, l'Italia ha esportato in Nord Africa 309mila tonnellate, soprattutto in Egitto e Algeria. Il Sud ha coperto finora una piccola percentuale di questo scambio, come emerge dal grafico in pagina, mentre il valore delle importazioni è stato molto superiore: ma questo non fa altro che rafforzare la convinzione che ci siano margini enormi di crescita anche perché la presenza dei grandi gruppi siderurgici nazionali in Nord Africa è nota e l'interesse degli stessi verso il Sud è in aumento (Duferco energia dell'industriale ligure Antonio Gozzi ha annunciato ad esempio all'inizio dell'anno un investimento da 10 milioni per la produzione di idrogeno verde in provincia di Messina nell'ambito del progetto Hydrogen Valley della Sicilia).
L'evoluzione
Del resto, il Nord Africa (Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Mauritania, Tunisia) nell'ultimo decennio è passato dall'essere destinazione a fonte di acciaio per l'Italia e l'Ue: il deficit commerciale con l'Europa, come emerso dall'incontro di Siderweb, è sceso da circa 8 a un milione di tonnellate. Un'evoluzione che può favorire il Mezzogiorno visto che ormai la regionalizzazione dei mercati è il nuovo scenario con cui fare i conti. «L'Unione europea oggi acquista in Nord Africa semilavorati e materie prime (coils, barre e DRI) ed esporta quasi esclusivamente rottame, soprattutto in Egitto e Marocco (oltre 2 milioni di tonnellate) - spiega Stefano Ferrari, responsabile dell'Ufficio Studi Siderweb - Da un lato, l'area è in sensibile crescita, quindi è prevedibile un aumento del suo fabbisogno di acciaio, insieme a un miglioramento qualitativo della sua capacità produttiva e dei prodotti richiesti. Dall'altro, l'Ue potrebbe diventare valvola di sfogo di queste produzioni, passando proprio per il Sud Italia».
Un post condiviso da Il Mattino (@ilmattino.it)
Naturalmente molto dipenderà dal futuro dell'ex Ilva che rimane un punto di riferimento per la siderurgia meridionale, italiana ed europea ma un dato emerso ieri contribuisce a credere che l'idea dell'hub siderurgico del Sud può funzionare. Il Nord Africa produce oggi 17,143 milioni di tonnellate di acciaio (+54% rispetto al 2019) ma questo deciso aumento della produzione è stato accompagnato da una modesta crescita della domanda interna: dal 2013 al 2023 il consumo apparente è aumentato solo del 9,7%, passando da circa 22 a 24 milioni di tonnellate, con un calo vistoso soprattutto in Algeria (-14%). L'impatto sui flussi commerciali derivante da questi andamenti è già stato monitorato: la via del Sud può essere la risposta migliore, forse l'unica, per tutti.
Vai all'articolo completoQuesto sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione ed inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca qui.
Chiudendo questo banner acconsenti all'uso dei cookie. X