di Francesco Bisozzi

venerdì 6 marzo 2026, 07:09

Tfs Statali, la liquidazione non può essere a rate: ecco cosa cambia e da quando, la sentenza

Per i dipendenti pubblici può essere una svolta. Vera e attesa. Il pagamento del Tfs, la liquidazione, presto potrebbe diventare immediato. Non più attese fino a sette anni dopo il pensionamento. La Consulta, con la sentenza numero 25 depositata ieri, ha lanciato un vero e proprio ultimatum, dando al Parlamento un anno di tempo per avviare una riforma che elimini il meccanismo del pagamento differito e rateizzato del trattamento di fine servizio. Un meccanismo introdotto in via temporanea dal governo Monti, ai tempi della crisi dello spread, per mettere in sicurezza i conti pubblici, ma che poi si è cristallizzato, fino a diventare la regola. La Consulta in passato si era già espressa su questo tema, chiedendo con due diverse sentenze, la numero 159 del 2019 e la numero 130 del 2023, di allineare i tempi di pagamento del Tfs/Tfr dei dipendenti pubblici a quelli del privato, dove i soldi della liquidazione arrivano sul conto dei beneficiari nel giro di pochi giorni.

Cosa succede ora

Il governo, con l’ultima legge di Bilancio, ha lanciato un primo segnale, prevedendo a partire dall’anno prossimo una riduzione di 3 mesi dei tempi di attesa: la prima rata dovrà essere versata entro 9 mesi dalla cessazione del servizio, anziché entro 12. Troppo poco secondo la Consulta, che ha dato tempo al Parlamento fino al 14 gennaio del prossimo anno – giorno in cui è stata già fissata un’udienza per stabilire una volta per tutte se sussistono gli estremi per dichiarare la norma incostituzionale – affinché individui una soluzione che cancelli, anche gradualmente, il meccanismo instaurato ormai quindici anni fa. Chiaro che l'impatto sulle finanze pubbliche sarà notevole.

Secondo i conteggi dell’Inps, contenuti nelle memorie depositate alla Corte Costituzionale, il costo potrebbe oscillare tra i 4,2 e i 15,6 miliardi di euro. Oggi i dipendenti pubblici in pensione aspettano in certi casi anche 7 anni prima di ricevere l'intero importo della liquidazione. Sono soldi loro, ma se non sono disposti ad attendere le tempistiche dell'Inps devono pagare un obolo per incassare quanto gli spetta. Nelle banche gli statali possono chiedere un anticipo a tasso agevolato del Tfs e del Tfr fino a 45 mila euro, ma per una somma di questo tipo la spesa per gli interessi si aggira attualmente intorno ai 1.500 euro complessivi.

Gli interessi

Le banche calcolano l'interesse da applicare su questi finanziamenti sommando al rendistato uno spread dello 0,5%. L'ultimo bollettino di Bankitalia, pubblicato in questi giorni, fotografa un rendistato generale poco al di sotto del 3%. Brindano i sindacati della Pa. «La Corte Costituzionale ha ribadito ancora una volta la necessità di superare una normativa che presenta evidenti criticità rispetto ai principi costituzionali», così la Cgil nazionale, Flc Cgil e Fp Cgil e Spi Cgil in una nota congiunta. La federazione Confsal-UNSA si è battuta in prima linea contro il pagamento differito e a rate del trattamento di fine servizio e di quello di fine rapporto ai dipendenti pubblici.

«Abbiamo sostenuto i nostri iscritti attraverso i ricorsi giudiziari che hanno prodotto le sentenze n. 159/2019 e n. 130/2023 della Consulta. L'unica soluzione accettabile per noi è l’erogazione del Tfs-Tfr in un’unica soluzione, immediatamente dopo il pensionamento», ha affermato Massimo Battaglia, segretario generale della Confsal-Unsa. Per Marco Carlomagno, segretario generale Flp, il bicchiere è mezzo vuoto: «La Corte Costituzionale, in pratica, ha deciso di non decidere in merito alla “vergogna” del Tfs, differendone la decisione al 2027. Per noi si tratta di un passo indietro».

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