di Anna Guaita
giovedì 26 febbraio 2026, 00:11Usa secondo Trump: «Un’economia ruggente». Ma il Pil rallenta la crescita
Nell’aula del Congresso, martedì sera, Donald Trump ha tenuto l’annuale discorso sullo stato dell’Unione restituendo un ritratto di un’America lanciata verso una nuova età dell’oro. Il tono del discorso è stato quello che ormai lo caratterizza: ottimistico, aggressivo verso i critici, punteggiato di autocelebrazione, ricco di dati che diversi fact-check hanno poi contestato. La sua non è stata una relazione tecnica, ma un racconto epico. Davanti alle Camere riunite e in diretta tv, Trump ha parlato di una «economia ruggente», e ha attribuito quasi ogni indicatore positivo ai dazi che ha imposto a tutti i partner commerciali degli Usa, ai tagli fiscali ottenuti con la legge di bilancio della scorsa estate e alla cavalcante deregulation in quasi tutti i settori, incluso quello dell’energia. Ha rivendicato che «più americani sono oggi al lavoro che in qualsiasi altro momento della storia», che Wall Street ha registrato 53 record consecutivi dal giorno delle elezioni. Ha parlato di 18 mila miliardi di dollari di investimenti stranieri «da tutto il mondo», contro meno di mille miliardi nei quattro anni precedenti. Ha sostenuto che l’inflazione core è scesa all’1,7 per cento nell’ultimo trimestre del 2025 e che i prezzi della benzina sono crollati dai picchi superiori ai 6 dollari al gallone.
LA GUERRA DEI NUMERI
I numeri sono però passati ai controlli di numerosi fact checkers che hanno ricordato come l’inflazione core sia effettivamente scesa sotto il 2 per cento a fine 2025, ma quella complessiva resti sopra il 2,5 per cento, con rincari sensibili su energia e alimentari. La benzina è davvero tornata intorno ai 3,20 dollari al gallone, ma i picchi che Trump ha citato erano stati temporanei e dovuti a catastrofi naturali. I record di Borsa sono reali, ma gran parte dei guadagni azionari recenti sono concentrati su pochi grandi titoli tech e su speculazioni legate all’intelligenza artificiale, non su una crescita omogenea di profitti e salari nell’economia reale. Quanto ai 18 mila miliardi di investimenti, le cifre ufficiali parlano in realtà di «impegni annunciati» per circa 9,7 trilioni, molti dei quali sono semplici memorandum d’intesa ancora lungi dal tradursi in fabbriche e posti di lavoro. Trump ha dunque presentato lo stato economico dell’Unione concentrandosi sugli indicatori macro, sugli indici finanziari e sugli sviluppi futuri. Ma all’America «ruggente» di Trump, gli elettori contrappongono un’altra economia, quella che sentono sulla pelle e che - quasi a ripetere lo stesso percorso deludente che ebbero con Joe Biden e la sua Bidenomics - li ha portati a esprimere nei sondaggi una crescente delusione verso il presidente e il suo approccio economico.
Gli americani guardano al conto dell’elettricità, cresciuto del 6 per cento, e ai prezzi della carne bovina, saliti di oltre il 20 per cento. La disoccupazione è al 4,1 per cento e il Pil dell’ultimo trimestre 2025 è cresciuto dell’1,4%, una percentuale significativamente inferiore rispetto alle attese del mercato, che si attendeva un’espansione vicina al 3%. E quanto ai dazi, spina dorsale dei piani economici del presidente, la Corte Suprema, con la sentenza Learning Resources Inc. v. Trump del 20 febbraio, ne ha limitato l’uso, ricordando che la tassazione non è terreno della Casa Bianca, ma del Congresso.
IL FRONTE DAZI
Nel frattempo è entrato in vigore il nuovo sovrapprezzo del 10 per cento sulle importazioni annunciato da Trump stesso sabato scorso. Restano però esclusi alcuni settori strategici per l’Europa, come aeromobili, farmaceutica ed energia, come ha precisato la Commissione Ue, e Bruxelles ha fatto sapere di aspettarsi che Washington rispetti gli impegni presi nella dichiarazione congiunta tra le due sponde dell’Atlantico.
Analisi indipendenti segnalano che parte dei costi dei dazi già imposti e riscossi negli Usa è stata trasferita sui consumatori, alimentando quella percezione di «carovita» che i sondaggi fotografano. Dai primi sondaggi a caldo sul discorso, è chiaro che Trump ha energizzato la base repubblicana, presso la quale è riuscito a rafforzare la narrativa di un presidente che «ha rimesso in piedi l’America», ma non ha invertito il calo di fiducia tra indipendenti e democratici. E questi ultimi sono determinati a cavalcare il divario tra gli indici finanziari e la vita reale, dove molti americani non riconoscono nei dati celebrati dal presidente la propria esperienza economica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA