di Antonio Vastarelli
mercoledì 22 maggio 2024, 14:00Accenture cerca talenti: «Nelle scuole per crescere»
«Come Accenture noi partecipiamo a questi progetti di orientamento perché speriamo di accendere una luce, di darvi degli elementi di conoscenza che possano aiutarvi a scegliere bene nel percorso di strada che intendete intraprendere per il futuro». A parlare è Raffaele D'Orsi, Managing Director di Accenture Technology. Si rivolge agli studenti della IV A del liceo scientifico Giuseppe Mercalli (seguiti dalla professoressa Silvia Della Moglie), nel corso dell'ultimo incontro del progetto “Studiare l'impresa, l'impresa di studiare”, promosso dall'Unione industriali Napoli, in collaborazione con Il Mattino e l'Ufficio scolastico regionale.
L'occasione è la visita dei ragazzi nella sede napoletana dell'azienda al Centro direzionale. «Per avere successo nella vita sottolinea D'Orsi è importante fare ciò che piace. Non sempre è facile, ma è molto più probabile che riuscirete in quello che fate. Perciò - aggiunge investite sui vostri talenti. Questo non vuol dire, però, che non si debba lavorare anche su altri aspetti in cui si è meno forti, perché è altrettanto importante acquisire conoscenze, fare esperienze, anche nel sociale, conoscere persone: sono cose che arricchiscono. Seguite i corsi all'università e non restate a casa - esorta i ragazzi altrimenti ci si impoverisce».
Il confronto
Ad accogliere gli studenti, anche il responsabile delle Risorse umane della divisione Technology, Enzo Pantalone, che afferma: «Questi incontri sono occasioni di scambio da cui impariamo molto, perché ci stimolano a trovare temi che possano essere interessanti per voi: nel dialogo reciproco si cresce». Pantalone poi si sofferma sul concetto di diversità che «per un'azienda, in particolare per la nostra che è presente in 120 paesi nel mondo, è una ricchezza. E anche per questo motivo aderiamo ogni anno al progetto Studiare l'impresa e ad altri simili, perché ci piace avere rapporti con le scuole e con le università, che rappresentano un'occasione di confronto, ma anche bacini dai quali attingiamo, visto che siamo sempre in cerca di nuovi talenti. E ci fa piacere aggiunge che oggi abbiate potuto avere una finestra sul futuro». Un futuro con il quale Accenture ha a che fare ogni giorno: parliamo di una società di servizi professionali, leader a livello mondiale, che aiuta le principali aziende, governi e organizzazioni a costruire il loro core business digitale, con 743mila dipendenti, di cui 22mila in Italia, e un fatturato di circa 60 miliardi di dollari, pari al Pil di alcuni piccoli stati europei. Tema centrale dell'incontro, che ha riscosso molto interesse tra i ragazzi, è stata l'Intelligenza artificiale.
Il futuro
«Intelligente non significa che pensa, ma che reagisce a degli stimoli» precisa subito l'Associate Manager di Accenture Fabio Moneta, che poi spiega la differenza tra la programmazione classica e l'apprendimento automatico dell'IA: «Nel primo caso, si dice alla macchina: se ti chiedo questo, tu rispondi questo; nel caso dell'Intelligenza artificiale, invece, gli si dà un'enorme quantità di dati e lei, analizzandoli, dà risposte».
Risposte che possono essere anche sbagliate, ammonisce la prompt engineer Ilaria Di Maio, che sottolinea: «L'IA è una macchina che impara e va allenata a dare risposte sempre più precise. Anche perché procede per approssimazioni, creando connessioni tra parole e concetti che ritiene che abbiano una vicinanza. E, mentre nella programmazione, ad uguale domanda si ottiene sempre la stessa risposta, l'IA conclude - può dare anche risposte diverse alla stessa domanda, a seconda dei dati che utilizza in quel momento».
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