di Nando Santonastaso

sabato 10 agosto 2024, 08:00

Sud, rapporto Srm Intesa Sanpaolo: in crescita Pil, export e occupazione

E ora come la mettiamo con quanti pensavano che il 2023 fosse stato per l'economia del Mezzogiorno solo un anno speciale, una parentesi positiva, una performance magari anche fortunata? I dati diffusi ieri da Srm, la Società di studi e ricerche sul Mezzogiorno collegata a Intesa Sanpaolo, dimostrano che il cambio di paradigma c'è stato e continua, che il Mezzogiorno non cresce più al di sotto della media nazionale ma quanto meno in perfetta convergenza con il resto del Paese.

Chi pensa che sia un segnale di frenata, di un ritorno nell'alveo dell'andamento lento e quant'altro, farebbe bene a considerare che in tre specifici indicatori, che misurano meglio di tutti che Italia fa, e cioè l'export, loccupazione e la crescita delle Pmi, il Sud fa molto meglio della media del Paese, con valori persino superiori a quelli registrati nell'ottimo 2023. Coincidenze? Eccesso di ottimismo? Evidentemente no perché la verità, come scrive Srm, è che «dopo un lungo periodo in cui l'economia del Mezzogiorno è stata sistematicamente sotto la media italiana, si confermano, in questo primo semestre dell'anno, i segnali che già nel 2023 davano indicazioni di una inversione di tendenza con un ritrovato processo di convergenza tra l'economia del Sud Italia e la media nazionale». Se poi si considera l'ingente quantità di risorse destiate al Mezzogiorno tra i fondi del Pnrr, quelli nazionali ed europei della Coesione e i 3,2 miliardi (più altri 4,2 se occorressero) approvati dal governo per il credito d'imposta a sostegno degli investimenti produttivi nella Zes unica, si disegna una prospettiva di assoluta strategicità di quest'area per il futuro del Paese. 

I dati 

I dati aggiornati di Srm vanno di sicuro in questa direzione. Il Pil del Mezzogiorno si stima in crescita anche nel 2024: la previsione è di poco inferiore all'1%, in linea con la media nazionale e comunque in scia all'1,3% registrato lo scorso anno (contro il +0,9% del dato Italia). Si irrobustisce, come detto, il tessuto imprenditoriale: al II trimestre 2024 si contano oltre 1,72 milioni di imprese attive con un consolidamento della presenza di Società di capitale che segna un +4% rispetto al 2023, contro il +3,3% per l'Italia.

A questo risultato corrisponde l'incremento dell'occupazione: a fine 2023 nel Mezzogiorno si contano 6,3 milioni di occupati, quasi il 27% del totale Italia, con una crescita maggiore del dato nazionale (+3,1%, contro +2,1%). E poi l'export che continua a crescere: +5,8% rispetto al 2023, in costante controtendenza rispetto al dato Italia, in calo del -3,5% (ne parliamo in dettaglio a parte).

Aumentano le Pmi innovative e soprattutto «la grande voglia di investire» delle imprese del Mezzogiorno, una tendenza anche questa che si consolida rispetto al recente passato e che sicuramente è stata incentivata dai fondi del Pnrr e dalla Zes unica (16mla le domande per il credito d'imposta per oltre 9 miliardi di investimenti richiesti). 

Le quattro A

Le cinque maggiori filiere produttive del Mezzogiorno (le quattro A, con Agroalimentare, Automotive, Abbigliamento e Aerospazio più il Farmaceutico) reggono alle sfide della competitività internazionale.

Ma ormai a quel gruppo andrebbero stabilmente aggiunti il turismo, l'economia del mare e le costruzioni, come saggiamente indica il report di Srm. Grazie alla componente straniera, la filiera turistica con oltre 24,3 milioni di arrivi e 86,1 milioni di presenze raggiunge quasi la parità con i valori pre-pandemici (99,5% contro +10,4% in Italia).

«Le sole presenze straniere hanno già raggiunto il 101% e le previsioni per il 2024 non lasciano dubbi sul pieno recupero di tutti i valori». Analogamente, Porti, Shipping e Logistica si confermano driver dell'economia meridionale: i porti del Sud servono il 47% del traffico merci del Paese pari a 224 milioni di tonnellate di merci gestite nel 2023 (-1,4%; in Italia -3,2%). 

L'edilizia 

E poi la filiera delle costruzioni: «Il Mezzogiorno, con un valore di 23,7 miliardi ha contribuito per il 25% al valore della ricchezza nazionale del settore ed al 30% in termini di occupazione (con 536,1 mila unità, il 7,8% del totale economia dell'area).

Considerando anche gli effetti indiretti e indotti, il peso produttivo della filiera sul Valore aggiunto totale è maggiore nel Mezzogiorno (11,6%) rispetto al dato Italia (10,5%). E lo stesso vale per l'occupazione: 12,1% Italia, 13,3% Mezzogiorno».

Ma che il Sud stia spingendo per recuperare il gap lo dimostrano anche altri dati, solo in apparenza più marginali. Quelli della sostenibilità ambientale, ad esempio: nel Mezzogiorno si contano 231 Comuni Rifiuti Free e il recupero dell'area è significativo con una crescita del 31% nell'ultimo anno (in Italia +11%). O quelli del Terzo settore: 100.000 gli enti No Profit (il 27,5% del totale) in lieve crescita nell'ultimo anno (+0,2%; Italia -0,5%). 

Dice Massimo Deandreis, direttore generale di Srm: «Il nostro Panorama di mezz'estate fa il punto sul quadro socioeconomico del Mezzogiorno, sui punti di forza e sulle leve che possono guidarne la crescita. Le prime stime 2024 del Pil meridionale, le buone dinamiche dell'export ed il costante rafforzamento del tessuto produttivo confermano la tendenza ad un riallineamento dell'economia del Sud alla media italiana. Ci sono quindi chiari segnali che un processo di convergenza dopo lunghi anni in cui il Mezzogiorno cresceva sempre meno del resto d'Italia si è avviato. La vera sfida ora è rendere questo percorso durevole e stabile rafforzando così anche la solidità della crescita economica nazionale». 

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