di Nando Santonastaso

giovedì 20 giugno 2024, 07:31

Il Sud vola nel 2023: il Pil cresce oltre la media nazionale

La crescita c’è, si sente. Il Sud che traina l’Italia nel 2023 è la dimostrazione plastica che il cambio di paradigma a proposito della nuova centralità di quest’area per il futuro del Paese non è una forzatura. Tutt’altro.

La Svimez certifica con i dati diffusi ieri una tendenza, non un exploit: la risalita meridionale dal post Covid ad oggi è una certezza, sfuggita a molti radar ma ormai ineludibile. Il Sud corre più dell’Italia, +1,3% di aumento del Pil contro il +0.9% della media nazionale, in decelerazione quest’ultima rispetto al +4% del 2022 ma comunque superiore più del doppio a quella Ue, ferma a +0,4%. Curiosa e forse anche beneagurante la coincidenza con la tribolata approvazione alla Camera della Legge sull’Autonomia differenziata: il Mezzogiorno che riparte e diventa la locomotiva del Paese è un segnale di efficienza e competitività utilissimo a tenere insieme l’unità nazionale, zavorrata da divari inaccettabili.

La tendenza

Il Sud che fa meglio del Nord (+1% del Nord-Ovest, +0.9% del Nord-Est), dove la frenata dell’industria è significativa, e conferma la stagnazione delle regioni del Centro (+0,4% nonostante il forte impatto delle costruzioni, +6,2%) non è peraltro una novità assoluta. Svimez ricorda opportunamente che già nel 2015 il Pil era migliore tra le macroaree (+1,4% contro il +0,6% del Centro-Nord) per effetto di misure importanti per incentivare il lavoro e l’occupazione come l’avvio di Resto al Sud, dei primi bonus Sud o di Garanzia Giovani. Quasi dieci anni dopo, però, lo scenario è diverso e più credibile perché anche la dinamica occupazionale si è irrobustita: gli occupati nel Mezzogiorno sono aumentati del +2,6% (grazie soprattutto alla Decontribuzione Sud) su base annua, più che nelle altre macro-aree, e a fronte di una media nazionale del +1,8%.

I motori

Crescita a più motori, peraltro. A partire dalle costruzioni, come già si sapeva, un +4,5% che è di un punto superiore alla media del Centro-Nord e compensa in gran parte la frenata registrata nel comparto industriale (-0,5%). E poi i servizi che salgono dell’1,8% grazie alla fortissima l’incidenza delle presenze turistiche (+8,5% contro il +9,7% del Centro-Nord), con la particolarità che nel Mezzogiorno si è mostrata più accentuata la crescita degli arrivi dall’estero, ai quali sono associati livelli di spesa turistica significativamente più elevati. Ma decisivo è stato anche il peso dell’export delle merci (come approfondiamo nella pagina accanto) che al netto della componente energetica, «si è portato al +14,2% (+16,7% i beni strumentali; +26,1% i beni non durevoli)», con la Campania (+29%) al primo posto solitario tra le regioni. Un risultato clamoroso se si considera che il Centro-Nord chiude il 2023 con un eloquente meno 0,1%.

Parla, non a caso, di «concreto cambio di passo della crescita economica e occupazionale delle regioni del Sud» il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto. «Sono numeri incoraggianti - prosegue - che confermano l'efficace roadmap intrapresa dal Governo Meloni nella programmazione di interventi strategici per lo sviluppo e la crescita del Mezzogiorno. Continueremo con le risorse nazionali e con quelle dei fondi strutturali - concludo Fitto - a sostenere investimenti pubblici necessari a incrementare la qualità e la qualità dei servizi nelle aree del Mezzogiorno anche al fine di attrarre maggiori investimenti privati».