Ursula von der Leyen rieletta, ecco perché è il Mezzogiorno il giacimento dello sviluppo Ue
A fine maggio l'Economist mise in copertina le tre donne chiave dell'Europa: Ursula von der Leyen, Roberta Metsola e Giorgia Meloni. Allora erano, rispettivamente, presidente della Commissione Ue, presidente del Parlamento europeo, e Presidente del Consiglio in Italia. E a oggi lo sono ancora. Ma, in questa carrellata di donne chiave per l'Europa andrebbe aggiunta anche Kristalina Georgeva, il “numero 1” del Fondo monetario internazionale. Non tanto perché sia una cittadina europea (Bulgaria) ma perché ha messo nero su bianco uno dei problemi più grossi che l'Europa deve affrontare.
Un problema la pressione demografica dell'Africa verso l'Europa, che il discorso di ieri di Ursula von der Leyen ha menzionato solo in chiave difensiva. Il grafico che la Georgeva presentò a gennaio scorso a Londra, all'«Africa Training Institute», è terrificante: riporta le proiezioni della popolazione a fine secolo in quattro aree: Africa, Cina, India, Europa. Con quattro miliardi di abitanti una crescita continua dai livelli di oggi il continente nero avrà più persone di Cina, India ed Europa messe assieme.
A meno che... A meno che l'Africa non vada a camminare con le sue gambe, con l'aiuto dei Paesi avanzati e in particolare del continente dirimpettaio, l'Europa. Come dice il Fondo, ci sarebbero allora in Africa più posti di lavoro e meno emigrazione. E dagli investimenti dei Paesi ricchi ci arriverebbero maggiori rendimenti, mentre gli arrivi dall'Africa che rallenteranno ma non si fermeranno renderanno i nostri sistemi pensionistici più solvibili.
Il discorso della Georgeva terminava su una nota augurale: «Un mondo prospero nel secolo a venire richiede un'Africa prospera» una nota che si potrebbe parafrasare in «Un'Europa prospera nel secolo a venire richiede un'Africa prospera».
Il Mediterraneo
Il che ci porta all'Italia, al Mezzogiorno e al Mediterraneo. Ai tempi dell'Imperatore Traiano, il Mediterraneo era un «lago romano». E di questo lago il centroide era il Mezzogiorno d'Italia. Una centralità, questa, che permane, sotto altre spoglie, ancora oggi. Alle dimensioni di questa centralità sviluppo economico, approvvigionamento energetico, scambi culturali, ponte fra Europa e Africa... se ne è aggiunta un'altra, ora che sulla riva orientale scorre il sangue e le scie dei missili rigano quelle terre dove Gesù camminò nella brezza del mondo, portando il più alto messaggio di pace che l'umanità abbia mai conosciuto. L'Europa ha bisogno di guardare lontano.
L'Africa è un continente giovane dei 25 Paesi del mondo con la più bassa età mediana, 24 sono in Africa e ricco di materie prime. Il Piano Mattei per investimenti non predatori in un'area continentale oggetto di passate rapine coloniali presenta una sfida per l'Occidente.
Una sfida che va oltre la necessità di cancellare una parte vergognosa del passato, una sfida che va oltre la necessità di contrastare le incursioni russe e cinesi in Africa, una sfida che offre un partenariato benefico sia per noi che per loro: l'Africa ha bisogno dell'Europa e dell'Occidente e l'Europa e l'Occidente hanno bisogno dell'Africa.
La governance Ue
Sfogliando la margherita dei Commissari europei di prossima nomina ci sarebbe un grande bisogno di un «Commissario per il Mediterraneo» che si faccia carico dell'interfaccia fra i due continenti che bagnano il Mare Nostrum. Già nel 2019 lo «Zeit Magazin» (un supplemento dell'autorevole «Die Zeit») pubblicò una mappa dell'Europa invertita (alquanto distorta dalla proiezione di Mercatore) che si può considerare profetica, in quanto pone in alto l'Europa rivierasca del Mediterraneo, con al centro l'Italia e il Mezzogiorno.
In questa «Europa capovolta», dove per tante ragioni geopolitiche ed economiche le direttrici degli scambi e delle convenienze volgono sempre di più verso l'asse Nord-Sud, la storia e la geografia assegnano al Mediterraneo un mare che si affaccia su tre continenti e bagna 22 Paesi un ruolo cruciale. L'Europa, per tener testa ai giganti americano e cinese, ha bisogno di sfruttare nuovi giacimenti di crescita potenziale.
E il primo di questi giacimenti è il Mezzogiorno italiano, in cui già vivono fermenti di innovazione, eccellenze culturali, sperimentazioni sociali e, soprattutto, luogo d'incontro fra il Vecchio continente (che è vecchio in più di un senso) e la giovane Africa.
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