di Dam.La.
venerdì 26 giugno 2026, 10:36Terremoto in Venezuela, Usa, Cuba e Iran uniti negli aiuti d’urgenza: la "strana cordata" per la risposta globale
La catastrofe del doppio sisma, che non accadeva dal 1900, che si è abbattuta sul Venezuela, ha messo in ginocchio un Paese già stremato da anni di gravissima crisi interna e sanzioni esterne, ma ha anche creato un asse per gli aiuti umanitari particolarmente interessante. Usa, Iran e Cuba, tra le altre nazioni, si sono uniti al fine di portare quanto possono in soccorso al Venezuela, aprendo la strada a una collaborazione quantomeno curiosa.
I danni materiali sono ingenti e hanno colpito duramente la capitale Caracas e diverse aree della fascia settentrionale della nazione. Subito dopo le scosse, i soccorritori locali e gli stessi residenti hanno dovuto scavare a mani nude nel buio fitto, arrampicandosi sulle macerie dei palazzi residenziali interamente rasi al suolo nel tentativo disperato di trovare sopravvissuti e lanciare i primi aiuti.
La diplomazia dei soccorsi
La macchina della solidarietà internazionale si è attivata immediatamente, vedendo convergere nello sforzo di assistenza attori geopolitici solitamente distanti, come gli Stati Uniti, Cuba e l'Iran, uniti nel tentativo di arginare gli effetti di un disastro che rischia di travolgere definitivamente le strutture sanitarie e logistiche del Paese sudamericano.
Il capo degli affari umanitari delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, ha confermato che squadre di soccorso specializzate sono già in viaggio verso il Venezuela per supportare le operazioni di ricerca.
Fletcher ha lodato la straordinaria e tempestiva risposta sia a livello regionale che globale, sottolineando che i prossimi giorni richiederanno uno sforzo collettivo imponente per sostenere le comunità colpite. Dagli Stati Uniti, il Segretario di Stato Marco Rubio, parlando alla stampa durante una visita ufficiale in Bahrein, ha garantito un intervento massiccio, rapido ed efficace che coinvolgerà l'intero apparato governativo, specificando che il Dipartimento della Guerra statunitense ricoprirà un ruolo logistico di primo piano nel trasporto degli aiuti.
Parallelamente, i paesi dell'America Latina hanno espresso immediata vicinanza. Il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha annunciato che il personale medico dell'isola, già presente sul territorio venezuelano per precedenti programmi di cooperazione, si è immediatamente mobilitato ed è pienamente operativo per garantire assistenza sanitaria d'urgenza alla popolazione ferita. Anche Messico, Brasile, El Salvador, Ecuador e Repubblica Dominicana hanno formalizzato le proprie offerte di aiuto e solidarietà.
L'Europa sta partecipando attivamente all'emergenza con l'invio di ingenti risorse e specialisti. I Paesi Bassi hanno stanziato circa due milioni di euro per finanziare una squadra di salvataggio composta da operatori, attrezzature d'avanguardia e cani da ricerca. Francia e Spagna stanno inviando decine di soccorritori specializzati, mentre la Svizzera ha garantito l'invio di team d'emergenza e unità cinofile. La Germania, dal canto suo, ha promesso l'impiego di sei aerei da trasporto militare per velocizzare il trasferimento dei beni di prima necessità.
Anche l'Iran, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei, ha espresso profonda solidarietà al governo e al popolo venezuelano, dichiarando la totale prontezza del Paese a fornire qualsiasi tipo di assistenza necessaria. Sulla stessa linea si è espressa la Cina, dichiarandosi pronta a spedire tutto ciò che si renderà utile nelle zone terremotate.
Una catastrofe sopra la crisi: il dramma di una popolazione stremata
Il dramma del terremoto si inserisce in un contesto sociale ed economico già profondamente compromesso. Tommaso Della Longa, portavoce della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha evidenziato come il sisma sia giunto dopo una serie di sfide croniche a matrice americana che complicano inevitabilmente la capacità di risposta del Paese. Il Venezuela stava infatti già affrontando una pesante crisi economica, recenti alluvioni e numerose problematiche di natura sanitaria. Secondo Della Longa, la rete ospedaliera e strutturale in alcune aree era già fortemente limitata e sotto pressione, e il numero di feriti registrato nelle ultime ore sarebbe in grado di mandare in crisi qualunque sistema sanitario, a maggior ragione uno già indebolito.
I dati diffusi dalle Nazioni Unite descrivono uno scenario pre-terremoto estremamente fragile, in cui ben 7,9 milioni di persone, ovvero quasi il 28% dell'intera popolazione nazionale stimata in 28,5 milioni di cittadini, necessitavano già di assistenza umanitaria urgente. Le carenze strutturali più critiche riguardavano l'accesso ai servizi essenziali come la sanità, l'approvvigionamento idrico, l'istruzione e l'energia elettrica.
«Questo terremoto guasterà ulteriormente le condizioni di milioni di persone che si trovavano già in uno stato di disperato bisogno», ha dichiarato Jan Egeland, segretario generale del Norwegian Refugee Council. «Più di un quarto della popolazione del Paese necessitava di aiuti urgenti ancor prima delle scosse. Le profonde sofferenze della popolazione venezuelana, travolta dalla crisi, sono state trascurate per troppo tempo dai donatori internazionali. Ora la comunità internazionale deve intensificare immediatamente il sostegno, perché questo terremoto è diventato una catastrofe sopra una crisi preesistente, e non possiamo permetterci alcun ritardo».
A rendere ancora più complessa la gestione dell'emergenza è il grave deficit di finanziamenti internazionali destinati ai piani di risposta umanitaria per il Venezuela. Dei 632,2 milioni di dollari promessi dalla comunità internazionale, ne sono stati effettivamente erogati soltanto 146,9 milioni. I dati storici confermano una tendenza all'isolamento finanziario del Paese, con il piano di risposta umanitaria del 2025 finanziato soltanto al 20% e quello del 2024 fermatosi al 28%. Il sisma impone adesso un cambio di passo immediato per evitare che il bilancio delle vittime e della carestia peggiori nelle prossime settimane.
Oltre i blocchi ideologici: l'asse Usa-Iran-Cuba che sfida la narrazione geopolitica
La convergenza simultanea di aiuti da parte di Stati Uniti, Cuba e Iran sullo scenario venezuelano rappresenta un unicum diplomatico di straordinaria rilevanza, che va ben oltre la semplice gestione dell'emergenza. Questo "asse umanitario" improvvisato mette temporaneamente in secondo piano decenni di sanzioni economiche, congelamenti diplomatici e profonde ostilità ideologiche.
Per molti analisti internazionali, la scelta di Teheran e dell'Avana di mobilitarsi in prima linea a fianco della macchina globale coordinata dall'Onu lancia un segnale forte, che mette apertamente in discussione la narrazione dominante occidentale che tende a liquidare questi paesi esclusivamente sotto l'etichetta di "Stati canaglia" o regimi sanguinari privi di scrupoli. Vedere i medici cubani operare sul campo, come accadde in Calabria ai tempi della pandemia, mentre la logistica statunitense pianifica i flussi di aiuti e l'Iran dichiara la propria totale disponibilità al soccorso dimostra come la "diplomazia dei disastri" sia capace di incrinare i dogmi della propaganda figli della Guerra Fredda e della Guerra nel Golfo, ricollocando la cooperazione e la tutela della vita umana al di sopra dei tradizionali schieramenti geopolitici.