immagine L'acconto di novembre, si versa entro fine mese
  • di Oliviero Franceschi e Alberto Martinelli
  • Venerdì 4 Dicembre 2015, 23:01

L'acconto di novembre, si versa entro fine mese

Come calcolare l'importo e compilare senza errori il modello "Unico"




Ultimi conteggi per milioni di contribuenti chiamati a versare l’acconto dell’Irpef e delle altre imposte risultanti dall’Unico. Per il popolo del 730 l’acconto, se dovuto, sarà trattenuto direttamente in busta paga o sul rateo della pensione.
Misure e contromisure
Ormai più che di acconto, data la percentuale raggiunta col tempo, si dovrebbe parlare di doppio pagamento: la misura dell’acconto è infatti salita con gli anni e per le persone fisiche ha raggiunto da anni lo storico valore del 100%. La stessa misura del 100% si applica quest’anno alle società che negli ultimi due anni avevano pagato acconti addirittura superiori. Unica imposta a strizzare l’occhio al contribuente è la cedolare secca sugli affitti, il cui acconto si paga con l’aliquota del 95%. Ma dopo aver dato un po’ i numeri, studiamo con attenzione quando, quanto e come pagare l’acconto.
Acconto, come fare
La scadenza ultima per versare è lunedì 30 novembre, da anni tradizionale appuntamento per il versamento dell’acconto. Ma non tutti i contribuenti saranno chiamati a pagare: alcuni “fortunati” sfuggiranno al prelievo. Ma per capire meglio, ecco come si calcola l’importo. Innanzitutto, se avete compilato correttamente il modello Unico, gli importi del primo e del secondo acconto dovrebbero risultare nel rigo RN62, rispettivamente, nella prima colonna (primo acconto) e nella seconda (secondo acconto). Poiché la prudenza non è mai troppa, se volete ricontrollare quanto indicato nel rigo RN62, dovete procedere nel modo seguente. Per stabilire se il secondo acconto Irpef per il 2015 è dovuto o meno, il primo step consiste nel riprendere l'Unico 2015 e la ricevuta di pagamento della prima rata, che sarà stata versata, a seconda dei casi, tra giugno e agosto. Naturalmente, se avete pagato a rate, occorrerà verificare che non ne abbiate saltata nessuna. Andate nel quadro RN: se nel rigo RN61 è barrata la casella di colonna 1 “Casi Particolari”, le cose come vedremo sono un po’ più complicate. Se, invece, nel rigo RN61 non è barrata la casella della colonna 1 “Casi Particolari”, dovete andare alla voce "Differenza" (rigo RN34): se non è indicato alcun importo oppure se l’importo è minore di 52 euro non dovete pagare nulla e potete stare tranquilli per la scadenza di fine mese. Nel caso opposto dovete effettuare il calcolo di quanto occorre dare al fisco. Tornate all’importo del rigo RN34 “Differenza” ed applicate la percentuale del 100%: in sostanza non dovete fare moltiplicazioni e prendere l’importo bello e buono così com’é. Quello che avete davanti è proprio l'acconto complessivo: sottraete quanto eventualmente pagato come primo acconto ed ecco la differenza da versare entro il prossimo 30 novembre. Come sempre occhio ai calcoli: se, ad esempio, avete pagato il primo acconto con la maggiorazione dello 0,40%, ricordate che per determinare la seconda rata, dovete scomputare questa maggiorazione. Ad esempio, se il 27 luglio 2015 avete versato complessivamente 502 euro tra primo acconto di 500 euro e maggiorazione di 2 euro (500 x 0,004 = € 2), l’importo da considerare ora come primo acconto versato sarà solo di 500 euro. Se, invece, avete pagato dopo i termini con il ravvedimento operoso applicando la sanzione (versata con un codice tributo a parte), l'importo del primo acconto Irpef dovrebbe essere già “depurato” dalla quota di interessi poiché non si versano più insieme all'imposta: se avete sbagliato, attenzione almeno a scorporare gli interessi dalla rata.
Casi particolari
Come abbiamo detto, se nel rigo RN61 è barrata la casella di colonna 1 “Casi Particolari”, occorre fare qualche calcolo in più: in questo caso infatti bisogna rideterminare ai fini dell’acconto il reddito complessivo, l’imposta netta e il valore del rigo differenza e riportarli nelle altre tre colonne del rigo RN61. Attenzione: la rideterminazione serve solo per calcolare l’acconto non il saldo e gli importi riportati precedentemente nel quadro RN non vanno modificati. Per ricalcolare il valore del rigo differenza, raccomandiamo di leggere con attenzione le istruzioni ministeriali. Tra i casi particolari soggetti a questa procedura ce ne sono anche alcuni che potrebbero interessare molti nostri lettori. Un primo caso particolare riguarda infatti i contribuenti che possiedono redditi dei terreni. In tal caso ai fini dell’acconto il reddito complessivo va ricalcolato rivalutando il reddito dominicale e il reddito agrario del 30% invece che del 15%; per i coltivatori diretti o gli imprenditori agricoli professionali, la rivalutazione da fare è del 10% invece che del 5%. Un altro caso particolare è quello in cui il contribuente possiede immobili locati per i quali ha usufruito delle agevolazioni previste nell’ipotesi della sospensione della procedura esecutiva di sfratto: il reddito complessivo si deve calcolare senza tenerne conto. Una volta rideterminato il reddito complessivo si ricalcola anche l’imposta netta e quindi il valore del rigo differenza e si effettuano i calcoli dell’acconto così come descritto nel paragrafo precedente.
Chi salta l’appuntamento
Se dall'Unico 2015 risulta un credito non chiesto a rimborso né compensato ora potete utilizzarlo per pagare meno o addirittura niente. L'importo dei crediti che può essere utilizzato in diminuzione degli acconti di novembre è quello indicato, rispettivamente, nella colonna 4 delle prima sezione del quadro RX, righi da RX1 a RX36, nella colonna 5 della seconda sezione del quadro RX, righi da RX51 a RX57, e infine nel rigo RX65 del modello Unico 2015. Gli importi vanno considerati al netto delle compensazioni eventualmente già effettuate nell'anno (ad esempio, per il pagamento delle addizionali all'Irpef 2014, per i versamenti periodici relativi al 2015 di Iva, ritenute alla fonte, contributi, ecc.).

(1- continua)

Hanno collaborato Daniele Cuppone ed Enrico Rabitti



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