- venerdì 23 agosto 2024, 07:16
Agroalimentare tesoretto di 8 miliardi dalle risorse del Pnrr
Una svolta per l'economia italiana e soprattutto per il Mezzogiorno. Tra le carte pesanti del Pnrr che, secondo quanto dichiarato dal Governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta, potrebbe avere un effetto di 9 punti sul Pil, c'è l'agroalimentare. Un settore che dal campo alla ristorazione genera un valore (dati Ambrosetti) di circa 600 miliardi. Ed è sull'agroalimentare che il ministro per gli Affari europei, il Sud, Politiche di coesione e Pnrr Raffaele Fitto, ha puntato molto. Ottenendo, grazie al massimo sforzo profuso a Bruxelles, il via libera della Commissione Ue al raddoppio dei fondi.
Complessivamente oggi il settore può contare su un "tesoretto" di 8 miliardi, più di una finanziaria e degli aiuti (diretti e indiretti) della Politica agricola comune di un anno. I capitoli che hanno incassato un potenziamento delle risorse sono contratti di filiera, logistica e agro energie. Si tratta di interventi strategici in grado di cambiare il volto dell'agroalimentare in particolare per quanto riguarda i prodotti tipici del Mezzogiorno che sono alla base della "Dieta Mediterranea", dal grano all'olio fino a vino e pomodoro. Senza dimenticare la zootecnia che proprio nelle regioni meridionali ha potenzialità di crescita.
I contratti di filiera
Per i soli contratti di filiera che nel piano iniziale firmato dal Governo Conte avevano ottenuto poco più di un miliardo sono arrivati due miliardi in più. La misura, su cui ha scommesso sin dall'inizio la Coldiretti che con Filiera Italia ha fatto l'en plein con i primi bandi (le domande hanno raggiunto 11 miliardi), consente di conseguire quell'integrazione tra produzione, trasformazione e commercializzazione che rappresenta l'unica via per rendere il Made in Italy competitivo nel mondo. Solo una filiera integrata che permette di remunerare equamente tutti gli anelli senza le distorsioni che hanno caratterizzato il settore negli ultimi anni portando anche all' abbandono dei territori soprattutto nel Sud, rappresenta un moderno modello di sviluppo economico in grado di battere anche il fenomeno delle pratiche sleali commerciali. Un agroalimentare super competitivo deve poi saldarsi con adeguate infrastrutture logistiche, perché oggi le carenze dei trasporti, dall'alta velocità per le merci ai porti non interconnessi con ferrovie e aeroporti, rischiano di tarpare le ali all'export. Che comunque ha continuato malgrado tutto a marciare. Nel 2023 ha raggiunto quota 64 miliardi e anche nei primi mesi di quest'anno si registra un ulteriore incremento, in controtendenza con l'andamento generale. Secondo il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, con le giuste condizioni si potrebbe arrivare nei prossimi anni a 100 miliardi, senza considerare poi la quota di italian sounding che il Made in Italy sarebbe in grado di coprire.
«Nel 2023 spiega Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia - in un anno in cui l'Italia è stata fortemente tartassata dall'inflazione l'agroalimentare ha registrato una flessione delle quantità esportate per esempio negli Stati Uniti. Se non interveniamo sui costi le produzioni italiane perdono competitività e si favorisce così l'italian sounding».
L'export
Il Pnrr dunque è fondamentale soprattutto per il Sud che ha le maggiori opportunità in termini di sviluppo dell'export, ma che avverte anche le maggiori difficoltà logistiche con penalizzazioni doppie rispetto alle altre aree del Paese. Ma quello che Scordamaglia evidenzia è che il Pnrr prevede «misure importanti che inducono una crescita strutturale, non aiuti spot o assistenziali per superare l'anno, ma interventi che rendono competitivo e sostenibile l'agroalimentare anche nel confronto internazionale». Contratti di filiera, logistica e agroenergie sono gli asset di una formula innovativa, con un unico obiettivo: rendere sempre più grande il Made in Italy a tavola.
«Le agro energie - spiega Scordamaglia - sono strategiche per contenere i costi in una filiera energivora che paga bollette più salate di tre volte rispetto ai competitor, così come oggi è elevato il costo della logistica tenendo conto che l'85% delle merci viaggia su gomma». La logistica infatti è l'altra faccia di una formula di sviluppo che punta su innovazione e sostenibilità. La scelta green fortemente sostenuta dalla Commissione europea ha poi il suo caposaldo nelle agroenergie, un altro capitolo su cui il ministro Fitto ha spuntato un aumento delle risorse, da 850 milioni a 2,35 miliardi, ma anche una importante modifica con la cancellazione del vincolo dell'autoconsumo. Risultati non scontati, ma che Fitto è riuscito a condurre in porto anche perché le imprese agricole hanno creduto fin dall'inizio nel Pnrr dimostrando voglia e capacità di investimento. Dalla logistica si attende però la grande svolta. I mercati mondiali sono la vera scommessa, ma l'Italia rischia di perdere posizioni proprio per il gap infrastrutturale. In questi anni i ritardi sono costati al settore agroalimentare, sulla base dell'analisi realizzata dal Centro Studi Divulga, ben nove miliardi di mancate spedizioni.
Per quanto riguarda la competitività del sistema di trasporto l'Italia si colloca, sempre secondo il report di Divulga, nella diciassettesima posizione preceduta da Belgio, Danimarca, Austria, Taiwan, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Spagna, Emirati Arabi Uniti, Germania, Svizzera, Korea, Giappone, Hong Kong, Paesi Bassi e Singapore. Le peggiori performance si registrano sul trasporto marittimo dove l'Italia è al 24esimo posto, al 19° per il trasporto aereo e al 15° per la rete ferroviaria. Se l'attenzione si sposta all'interno emerge che le regioni del Nord possono contare su collegamenti stradali e ferroviari più veloci, nonché su maggiori possibilità di accesso agli scali aeroportuali e portuali in termini di traffico merci. Sud e Isole si trovano in una condizione di relativo svantaggio, fatta eccezione per le aree della fascia tirrenica limitatamente agli scali portuali dedicati al traffico di passeggeri. E l'agroalimentare è tra i settori che risentono di più di questi ritardi. Ecco dunque che l'unica spinta la può offrire nel Sud il Pnrr con gli investimenti mirati all'integrazione delle reti di collegamento portuali (porti, retroporti/terminal, vie di collegamento e transito) anche per potenziare le Autostrade del Mare.
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