- martedì 27 agosto 2024, 07:09
Autonomia differenziata, De Luca ricorre alla Consulta: «Gravissime violazioni»
Non solo il boom di 100mila firme dalla Campania per la richiesta del referendum abrogativo. A muoversi, infatti, è anche palazzo Santa Lucia che ieri formalizza il ricorso in cui chiede alla Corte costituzionale di esprimere l’illegittimità della legge Calderoli. Iniziativa già annunciata dal governatore Vincenzo De Luca al culmine dello scontro contro il governo, formalizzata da una delibera di giunta a metà luglio (come hanno poi annunciato i governatori di Puglia, Sardegna e Toscana che sono sulla stessa strada) e notificata ora alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Atto preparato dall’avvocatura regionale e da Francesco Marone, ordinario di diritto costituzionale al suor Orsola Benincasa.
«Il ricorso si articola in quindici motivi, riferiti - spiegano da palazzo Santa Lucia - sia al procedimento delineato dalla legge Calderoli per la sottoscrizione delle intese con le singole Regioni, sia ai contenuti e agli effetti delle stesse intese e ai presupposti per l’attribuzione di forme di autonomia più ampie, connessi alla determinazione dei Lep». Punto, quello dei Lep, che rimane controverso nonostante la norma preveda come non si possa procedere sull’Autonomia se, articolo 4, non «ci sia la determinazione dei Lep e dei relativi costi e fabbisogni standard». Ad allarmare, specie al Sud, è la richiesta di Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria al governo di avere subito le deleghe non soggette alla definizione dei Lep. Ma in generale per la Regione ci si trova davanti ad «una secessione che si colloca fuori dell’ordinamento costituzionale».
Il ricorso della Regione Campania
Tra i principali motivi di illegittimità, Santa Lucia denuncia come si consenta «una devoluzione di competenze alle Regioni così ampia ed incontrollata, anche in materie riguardanti diritti fondamentali e servizi di civiltà, come la sanità, la scuola pubblica, la previdenza integrativa, la protezione civile, da minare - è uno dei punti del ricorso - la stessa sovranità dello Stato e rompere l’unità nazionale e l’eguaglianza dei cittadini delle diverse aree del Paese.
Tra i punti del ricorso anche lo svilimento del ruolo del Parlamento (e della Conferenza Stato regioni) e proprio i Lep. «Il ruolo, unico garante dell’unità nazionale e dell’interesse generale, è del tutto svilito, - è scritto riferendosi al primo punto - in favore del presidente del Consiglio dei Ministri, al quale viene affidato in esclusiva il potere di limitare l’oggetto delle intese». Sulla garanzia dei Lep, invece, e siamo al secondo punto, «siamo a mere affermazioni di principio sulla (loro, ndr) determinazione, come confermato dalla espressa previsione di invarianza finanziaria». E ancora si tratta di «una gravissima violazione del principi di legalità, in quanto l’individuazione dei Lep viene affidata al governo senza predeterminare alcun principio o criterio direttivo, in contrasto con la Costituzione».
Senza contare, infine, come «le modalità attuative della legge Calderoli tradiscono in realtà lo spirito, in quanto, invece di consentire un decentramento di funzioni in ottica di snellimento e di efficienza, determinano un sistema iniquo, volto a realizzare non un progetto “di autonomia ma di secessione». Riferimento, quello dello snellimento burocratico, che era alla base di un patto stilato da Vincenzo De Luca e Calderoli, siamo a dicembre 2022, durante un vertice a palazzo Santa Lucia. Prima, insomma, del varo della legge.
«È un fatto assolutamente positivo il ricorso contro l’Autonomia differenziata. Va infatti messo in campo - spiega Marco Sarracino, deputato dem e responsabile Sud del Pd - ogni strumento utile per fermare questa sciagurata legge che colpisce la scuola, la sanità, l’economia del nostro paese».
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