immagine Benevento, allarme foraggi e cereali dopo l’incubo piogge nel Sannio: «Un altro dramma»
  • di Antonio Mastella
  • martedì 18 giugno 2024, 00:00

Benevento, allarme foraggi e cereali dopo l’incubo piogge nel Sannio: «Un altro dramma»

«Si è rinnovato il dramma patito lo scorso anno. L’inclemenza del clima, segnato da abbondantissime precipitazioni nel maggio scorso, ha compromesso la raccolta di foraggi e cereali indispensabili per alimentare in nostri bovini e non solo». È l’amaro sfogo di Giovanni Belperio, presidente della cooperativa «Allevatori Campani», alla guida di un’azienda zootecnica, con 80 capi, nel territorio di San Giorgio La Molara.

«La pioggia torrenziale abbattutasi nelle scorse settimane - puntualizza - ha mandato in rovina non meno del 30% del possibile raccolto». Conti alla mano, sono andati perduti 1.562.000 quintali rispetto ai 5.560.000 che, quando il clima è favorevole sotto ogni punto di vista, vengono mietuti e raccolti in «balloni», gli enormi rotoloni che si compongono dopo la falciatura. Il Sannio, tra l’altro, è la provincia campana che realizza la maggiore quantità di foraggere.

In un’ideale graduatoria, infatti, precede Salerno, che arriva a 4.383.000 quintali; Caserta (3.485.000); Avellino (1.499.000); Napoli (19.200). Un danno che arriva a sfiorare gli undici milioni di euro. «Quel che è peggio - avverte - è che si tratta di un disastro che va ad aggiungersi a quello concretizzatosi lo scorso anno». Sempre a causa delle piogge incessanti, infatti, fu più o meno della stessa entità il colpo inferto nel 2023 alle coltivazioni di erba medica, lupinella, sulla, che costituiscono la parte più consistente e nutriente del foraggio.

«In verità - precisa Nicola De Leonardis, leader di FedAgriPesca Confcooperative Campania -, è ormai da qualche anno che i cambiamenti climatici in atto provocano conseguenze devastanti per il settore primario della nostra economia. Anche nel 2022, in ragione della siccità che imperversò per quasi tutta l’estate, si determinò un drastico ridimensionamento della produzione foraggiera, che comincia ad essere costante». Per tali avversità, nei due anni precedenti a quello in corso, decine di aziende, soprattutto le piccole (l’ossatura del patrimonio zootecnico sannita forte di oltre 2500 realtà) furono costrette a chiudere i battenti perché non più in grado di sostenere gli oneri. Quello dei costi, peraltro, è un problema acuito dalla necessità degli allevatori di dover ricorrere al mercato per procurarsi i foraggi necessari.

«La gran parte di essi - spiega De Leonardis - destina una parte dei propri terreni alla coltivazione delle foraggiere e cerealicole, in una quantità sufficiente ad alimentare gli animali che hanno in stalla, riuscendo così a tenere in equilibrio costi e ricavi. Dovendo ricorrere alla spesa aggiuntiva imposta dalla riduzione del raccolto, inevitabilmente saltano i conti come, di fatto, stanno saltando».

E non è tutto. Claudio Vella è un coltivatore della Val Fortore che ha destinato i suoi ettari alla produzione di foraggi destinati al mercato. «Abbiamo difficoltà a vendere - sostiene - perché il prezzo si tiene basso e per una tanto semplice quanto drammatica ragione: le piante sopravvissute alle intemperie hanno in ogni caso perso qualità». Stessa sorte è toccata ai cereali. La produzione di avena, mais e orzo, particolarmente appetiti dai ruminanti, di circa 400mila quintali quando il meteo è a favore, «ha subito un calo vicino al 40% con centinaia di migliaia di euro perduti. A fronte di una simile realtà - continua De Leonardis - è accaduto e sta avvenendo che gli imprenditori, quelli a capo di piccole strutture in primo luogo, si vedano costretti a ricorrere ai prestiti bancari pur di continuare l’attività». Si è accumulata così una montagna di esposizioni che ha spinto Confcooperative a immaginare una possibile iniziativa per impedire che tanti imprenditori debbano chiudere definitivamente.

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Di cosa si tratti, è lo stesso De Leonardis a svelarlo: «Stiamo valutando l’ipotesi di chiedere alle istituzioni una moratoria di almeno un anno agli istituti di credito nei confronti di coloro che sono indebitati e non riescono ad onorare l’impegno. È un’idea che intendiamo sottoporre all’attenzione della Regione, delle altre organizzazioni del comparto. Vogliamo un fronte comune, chiarendo che la misura da concedere non debba essere valutata sul fatturato complessivo, che potrebbe essere identico a quello degli anni migliori ma che è tale solo perché la voce “costi” è cresciuta a dismisura, al punto da polverizzare i ricavi”».

 

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