immagine Bonus da 1.200 euro (ex Renzi), chi può beneficiarne e cosa cambia nel 2026
  • di Giacomo Andreoli
  • lunedì 16 marzo 2026, 17:14

Bonus da 1.200 euro (ex Renzi), chi può beneficiarne e cosa cambia nel 2026

Tra le misure fiscali che negli ultimi anni hanno inciso direttamente sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, il cosiddetto “bonus Renzi” resta una delle più conosciute. Anche nel 2026 questo contributo continua a essere previsto e può arrivare fino a 1.200 euro all’anno, circa 100 euro al mese in busta paga.

Bonus ex Renzi, cosa cambia

Il nome è rimasto quello con cui la misura è diventata popolare, ma dal punto di vista tecnico si tratta del trattamento integrativo Irpef. L’obiettivo della misura è alleggerire la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente medio-bassi, offrendo un sostegno diretto che viene riconosciuto durante l’anno senza la necessità di presentare una domanda specifica.

 

 

Come funziona il contributo in busta paga

Il trattamento integrativo non è un bonus identico per tutti, ma cambia a seconda del reddito complessivo del lavoratore. In linea generale l’importo massimo è pari a 1.200 euro annui e viene erogato mese per mese nello stipendio. Il presupposto è che il lavoratore abbia diritto alle detrazioni per lavoro dipendente e che l’imposta dovuta sia sufficiente a permettere l’applicazione del beneficio.

Il funzionamento si lega quindi alla cosiddetta capienza fiscale, cioè alla presenza di un’imposta da pagare su cui applicare le detrazioni. In pratica lo Stato riconosce il bonus attraverso il sistema delle imposte: il datore di lavoro lo inserisce nella busta paga e poi lo compensa con le somme dovute al fisco. Questo sistema consente ai lavoratori di ricevere l’importo in modo automatico durante l’anno, senza attendere la dichiarazione dei redditi.

 

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Le soglie di reddito e chi può ricevere i 1.200 euro

Per capire chi può realmente beneficiare del bonus è necessario guardare alle soglie di reddito previste dalla normativa. Il contributo pieno spetta generalmente ai lavoratori con redditi fino a 15.000 euro lordi annui, a condizione che l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni spettanti. In questa fascia il bonus viene riconosciuto in misura piena e con maggiore certezza.

La situazione cambia per chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro: in questo caso il beneficio non è automatico ma dipende dal rapporto tra imposte e detrazioni. Se le detrazioni fiscali superano l’imposta lorda, il lavoratore può comunque ricevere il trattamento integrativo; in caso contrario il bonus non viene riconosciuto oppure può essere ridotto. Oltre la soglia dei 28.000 euro, invece, il beneficio generalmente non spetta più. Questo sistema rende la misura particolarmente mirata ai redditi più bassi e medi.

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Il collegamento con le nuove aliquote Irpef

Nel 2026 il funzionamento del bonus si inserisce in un contesto fiscale modificato dalla riforma dell’Irpef. La struttura delle imposte sul reddito è stata stabilizzata su tre aliquote: fino a 28.000 euro, tra 28.001 e 50.000 euro e oltre 50.000 euro. In particolare lo scaglione intermedio ha visto una riduzione dell’aliquota rispetto al passato. Questa modifica ha effetti indiretti anche sul trattamento integrativo, perché cambia il calcolo dell’imposta e quindi la verifica della capienza fiscale.

In altre parole, l’ammontare delle tasse dovute e delle detrazioni può incidere sulla possibilità di ottenere il bonus, soprattutto nella fascia di reddito tra 15.000 e 28.000 euro. La misura resta quindi invariata nella sua struttura, ma l’interazione con le nuove aliquote può modificare in alcuni casi la platea dei beneficiari effettivi.

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Cosa devono sapere i lavoratori nel 2026

Nonostante la sua apparente semplicità, il bonus richiede attenzione da parte dei lavoratori. Poiché viene anticipato in busta paga sulla base di una stima del reddito annuo, può accadere che a fine anno o con la dichiarazione dei redditi venga ricalcolato. Se il reddito effettivo supera le soglie previste oppure se cambiano le detrazioni, una parte dell’importo ricevuto potrebbe dover essere restituita. Questo succede soprattutto quando si hanno più datori di lavoro nello stesso anno o quando si percepiscono altri redditi che modificano il calcolo complessivo delle imposte.

Per questo motivo molti lavoratori preferiscono verificare con attenzione la propria situazione fiscale prima di accettare l’erogazione automatica del bonus. Nel 2026 il trattamento integrativo continua comunque a rappresentare un sostegno concreto per una parte significativa dei lavoratori dipendenti, soprattutto in un contesto economico in cui il potere d’acquisto degli stipendi resta una delle principali preoccupazioni.

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