- venerdì 10 luglio 2026, 00:01
Caldo, l’Italia fa scuola: l'Oms promuove il piano anti-afa
Il modello italiano contro il caldo diventa un esempio anche per l'Europa. Mentre l'Organizzazione mondiale della sanità lancia l'allarme sull'impreparazione di molti Paesi ad affrontare ondate di calore sempre più frequenti e intense, l'Italia viene indicata come una delle eccezioni. A sottolinearlo è stato il direttore dell'Oms Europa, Hans Kluge, che ha definito il sistema italiano di monitoraggio e prevenzione tra i più proattivi nella tutela della salute. Un riconoscimento che arriva mentre il cambiamento climatico mette sempre più sotto pressione l'Europa, tra ospedali in affanno e città ancora prive di adeguati rifugi per affrontare il caldo estremo.
Dietro quel risultato c'è il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, nato nel 2005 ma rafforzato negli ultimi due anni fino a diventare parte integrante della pianificazione nazionale della prevenzione. L'obiettivo è semplice: non aspettare che il termometro superi i 40 gradi o che aumentino i ricoveri, ma anticipare il rischio e preparare il sistema sanitario prima che l'emergenza esploda. «Siamo partiti prima delle ondate di calore, già a maggio il piano era operativo e i bollettini erano disponibili», ha ricordato il ministro della Salute Orazio Schillaci. «Abbiamo sviluppato negli anni un sistema di monitoraggio e prevenzione accurato e credo che i risultati si stiano vedendo». Il piano poggia su tre pilastri.
Il primo è il sistema di allerta. Da maggio, dal lunedì al venerdì, il Ministero pubblica sul proprio sito i bollettini sulle ondate di calore, con aggiornamenti anche nei fine settimana in caso di criticità. Attraverso gli "Heat Health Watch Warning Systems", elaborati insieme al Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, vengono previste fino a 72 ore prima le condizioni climatiche a rischio in 27 città italiane. Ogni città riceve un livello di allerta crescente che permette a Comuni, Asl e Protezione civile di attivare le misure necessarie.
Il secondo asse è la comunicazione ai cittadini. Dalle farmacie agli studi dei medici di famiglia, fino ai social e al portale del Ministero, vengono diffusi i dieci consigli per proteggersi dall'afa. In questa rete di assistenza possono avere un ruolo crescente anche le Case di comunità, chiamate a rafforzare la presa in carico sul territorio delle persone più fragili. È attivo anche il numero di pubblica utilità 1500, che offre informazioni soprattutto ad anziani, familiari e caregiver su comportamenti da adottare, farmaci e servizi disponibili nei giorni più critici.
Il terzo pilastro è la raccolta dei dati. Ogni quindici giorni, e con maggiore frequenza durante i picchi di calore, si riunisce una cabina di regia che coinvolge Ministero della Salute, Inail e Dipartimento di Epidemiologia del Lazio. Il lavoro si concentra su due indicatori: gli accessi ai Pronto soccorso di 49 ospedali sentinella distribuiti nelle principali città italiane, utili a capire se il sistema sanitario stia entrando in sofferenza, e l'andamento della mortalità, soprattutto tra gli over 65, confrontato con il numero di decessi attesi nello stesso periodo dell'anno.
Quando gli indicatori segnalano criticità, scattano le misure previste dal Piano. Tra queste c'è il cosiddetto "codice calore", il percorso preferenziale raccomandato nei Pronto soccorso per accelerare la presa in carico dei più fragili. Parallelamente, le Asl e i Comuni utilizzano le proprie banche dati per individuare anziani soli, pazienti cronici e persone con particolari condizioni di vulnerabilità, così da concentrare su di loro telefonate, controlli e assistenza domiciliare nei giorni più critici. Secondo Schillaci, è anche grazie a questa organizzazione se, nonostante le temperature record registrate nelle ultime settimane, «non c'è stata un'esplosione degli accessi ai Pronto soccorso rispetto agli anni precedenti» e, salvo situazioni specifiche come Torino, «non abbiamo registrato incrementi importanti della mortalità».
Per il ministro, il caldo non rappresenta più soltanto un'emergenza stagionale. «Non possiamo più ignorare il legame tra cambiamento climatico e salute», ha spiegato, ricordando di aver voluto istituire all'interno del Ministero un dipartimento dedicato all'approccio One Health, che mette in relazione la salute delle persone con quella dell'ambiente. Una visione che, dall'esperienza della pandemia, si è estesa anche alla gestione e pianificazione di concerti estivi e manifestazioni all'aperto. Un approccio che ha portato l'Oms Europa a indicare il sistema italiano di monitoraggio e prevenzione tra i più avanzati del continente.
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