immagine Cellulite è una malattia? La dottoressa Petrini Rossi: «Non è solo estetica, ecco come si può trattare a livello medico»
  • sabato 6 giugno 2026, 14:54

Cellulite è una malattia? La dottoressa Petrini Rossi: «Non è solo estetica, ecco come si può trattare a livello medico»

Con l’arrivo della bella stagione, la cellulite diventa per molte donne un problema emotivo prima ancora che estetico. Gonne, costumi e pantaloncini riportano il corpo al centro dello sguardo sociale. Ma non si tratta solo di un problema estetico: pur non essendo considerata una patologia grave, la cellulite è una condizione clinica ben definita: Panniculopatia Edemato Fibro Sclerotica, ossia Pefs (nome scientifico). Si tratta di «un'alterazione multifattoriale del tessuto sottocutaneo, con implicazioni microcircolatorie ormonali ed infiammatorie ( Ambika et Al. 2024 Pubmed)»  come spiega la dottoressa Laura Petrini Rossi, fisioterapista specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico e nelle patologie femminili.  

 

La cellulite è una malattia? 

Ma quali sono gli effetti di questa condizione sui tessuti? «A livello fisiologico avviene una vera alterazione del tessuto connettivo sottocutaneo» spiega la dottoressa «Si crea un edema interstiziale, ciò comporta un rallentamento del microcircolo, inizia la fibrosi del tessuto (le fibre del collagene che normalmente sono elastiche, diventano più rigide ed ispessite), si instaura in ipossia tissutale ed un'alterazione del sistema linfatico.  La pelle appare quindi più fredda, meno ossigenata e meno elastica. In molti casi la paziente lamenta anche dolore alla palpazione, senso di pesantezza e gonfiore». 

 

I diversi tipi di cellulite

La cellulite non è uguale per tutte. Clinicamente si distinguono: 

  • Cellulite edematosa: predominano gonfiore e ritenzione idrica.
  • Cellulite fibrosa: il tessuto diventa duro, compatto e dolente.
  • Cellulite molle: tipica dei tessuti poco tonici e del dimagrimento rapido.
  • Cellulite sclerotica: forma avanzata con fibrosi importante.

Questa distinzione è fondamentale perché ogni tipologia richiede un approccio terapeutico differente. Il ruolo degli ormoni, dell’insulina e delle patologie metaboliche

 

Cellulite, cosa la causa 

Gli estrogeni giocano un ruolo centrale. Favoriscono infatti accumulo adiposo localizzato, aumento della permeabilità capillare, ritenzione di liquidi, rallentamento del ritorno venoso e linfatico. Per questo la cellulite peggiora spesso in gravidanza o durante terapie ormonali, con l’uso di contraccettivi o in menopausa. 

Anche l’insulina alta e la resistenza insulinica hanno un impatto importante. Un’alimentazione ricca di zuccheri e farine raffinate stimola picchi insulinici che favoriscono accumulo adiposo e infiammazione cronica. Il colesterolo alto e la sedentarietà peggiorano ulteriormente la microcircolazione. 

Persino condizioni apparentemente lontane come l’anemia possono influenzare la qualità del tessuto: una ridotta ossigenazione comporta minore nutrimento cellulare e rallentamento dei processi riparativi. 

 

Cellulite, come si cura? 

«La letteratura scientifica è chiara su un punto: non esiste un trattamento definitivo ed universale per la cura della Pefs, ma i risultati migliori arrivano da una combinazione di fattori» spiega Petrini Rossi. 

«Spesso mi chiedono perchè un fisioterapista debba trattare la cellulite; la fisioterapia dermato estetica consente di osservare il paziente nella sua totalità, individuando alterzioni circolatorie, posturali e tissutali che contribuiscono all’evoluzione della Pefs» afferma la dottoressa. 

Come si può trattare quindi questa condizione? «La prima valutazione parte dall’osservazione inizia dalla postura e dall’appoggio plantare. Il piede riveste un ruolo essenziale nella dinamica venosa e linfatica degli arti inferiori grazie alla cosiddetta “pompa plantare” o “cuore linfatico periferico”, capace di favorire il ritorno dei liquidi verso l’alto. Un alterato appoggio può determinare sovraccarichi biomeccanici e stasi circolatoria, contribuendo al peggioramento della PEFS». 

Successivamente vengono osservati gli arti inferiori nel dettaglio: presenza di telangiectasie, differenze cromatiche cutanee, aree maggiormente arrossate o pallide, variazioni di temperatura, edema e qualità del tessuto connettivo.

Attraverso la palpazione è possibile individuare zone fibrotiche, aree congestionate, tessuti più freddi associati a ridotta vascolarizzazione o regioni più calde indicative di infiammazione locale. La valutazione manuale permette inoltre di comprendere il grado di sofferenza del tessuto e l’eventuale coinvolgimento linfatico o microcircolatorio. 

  

L'importanza del diaframma 

Come spiega la dottoressa Petrini Rossi, è importante prestare attenzione anche alla parte addominale: «Un addome rigido, congestionato o caratterizzato da scarsa mobilità diaframmatica può influenzare negativamente il ritorno linfatico e venoso. Per questo motivo il trattamento include manovre manuali di sblocco diaframmatico e mobilizzazione del tessuto addominale, con l’obiettivo di migliorare la dinamica respiratoria e la funzionalità del sistema linfatico. La respirazione rappresenta infatti una vera pompa fisiologica: il movimento del diaframma favorisce il drenaggio dei liquidi e la corretta pressione intra-addominale». 

Terapia manuale ed esercizio emodinamico

Il trattamento prosegue con tecniche manuali specifiche sul tessuto connettivo, finalizzate a migliorare mobilità tissutale, elasticità e microcircolo locale. «Le manovre vengono sempre adattate alla condizione clinica della persona e alla sensibilità del tessuto. Successivamente vengono integrati esercizi emodinamici mirati, utili per stimolare il ritorno venoso e linfatico, riattivare la pompa muscolare e migliorare l’ossigenazione dei tessuti. Al paziente vengono inoltre insegnati semplici esercizi respiratori domiciliari, fondamentali per mantenere attivo il lavoro sul diaframma e sostenere il sistema linfatico anche tra una seduta e l’altra».

 

Radiofrequenza e onde d'urto sono utili? 

«Gli elettromedicali rappresentano un’integrazione terapeutica importante, sempre successiva alla valutazione clinica iniziale» spiega la dottoressa.

Tra le tecnologie maggiormente c'è la radiofrequenza medicale, (non estetica) che favorisce il riscaldamento controllato del tessuto, migliorando vascolarizzazione, elasticità cutanea e stimolazione del collagene. Diversi studi scinetifici hanno evidenziato miglioramenti dell’aspetto della cellulite e della qualità del tessuto connettivo (Amori et al 2024)

Ci sono poi le onde urto medicali vengono utilizzate per effetto meccanico sul tesssutofibrotico e sul microcircolo, con risultati interessanti soprattutto nelle forme fibrotiche ( Kwan et Al 2025). Infine le microcorrenti, veicolati tramite guanti conduttivi per stimolare il metabolismo cellulare ed il trofismo tissutale (Longano et Al 2024)

«La cellulite non può essere trattata come sintomo estetico, ma bisgona intervenire a 360° con l’obiettivo di migliorare lo stato di salute interno del tessuto» conclude Petrini Rossi.

 

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