- mercoledì 20 maggio 2026, 11:15
«Ha un quoziente intellettivo più alto di quello di Einstein e Hawking»: chi è David "Da Vinci", il bambino prodigio messicano
In un mondo in cui le nuove generazioni sembrano sempre più schiacciate dalla tecnologia, fino a non essere più in grado di mostrare le proprie inclinazioni più recondite, arriva dal Messico una storia incoraggiante, che ha come protagonista un bambino di 10 anni. Edgar David Camacho Flores è un esemplare di "enfant prodige": stando alle stime dell'Oms, per essere considerati una persona cognitivamente plusdotata bisogna avere un QI superiare a 130; ecco, quello di Edgar, arriva a 162.
Oltre Hawking e Einstein
Intervistato dalla sezione messicana della BBC, il piccolo genio ha rifiutato questa etichetta: «I geni sono già nella tomba e, se sono geni, è perché hanno compiuto grandi cose. Ho 10 anni e sono solo all'inizio. Potrei essere un genio a 70 anni, ma solo quando avrò realizzato cose straordinarie nella vita, giusto?» ha modestamente dichiarato all'emittente.
Edgar ammette che essere paragonato ad altre menti brillanti come i fisici Stephen Hawking o Albert Einstein, il cui QI è stimato a 160, non gli piace molto, tuttavia, c'è un genio (italiano) che lo ispira a tal punto da averne addirittura adottato il cognome sui social media: “David da Vinci”.
Il bambino poi spiega questa scelta: «La mia maestra dell'asilo mi parlava spesso di Leonardo da Vinci e del fatto che fosse un genio poliedrico: una persona che univa scienza, tecnologia, ingegneria, matematica, arte, discipline umanistiche... un po' di tutto», ricorda. «Sono rimasto colpito dalla sua storia e ho pensato tra me e me: 'Voglio essere come lui', fare grandi cose».
Il libro in uscita e la Nasa
Per ora, David sembra sia sulla buona strada per realizzare questo sogno. Sempre sorridente, eloquente e con una chiarezza di parola sorprendente per la sua giovane età, accenna con nonchalance al fatto che intrattiene conferenze nelle università e presso organizzazioni internazionali, e che sta per pubblicare un libro. Ha avuto anche l'opportunità, tutt'altro che scontata, di essere selezionato per recarsi al quartier generale della NASA a Houston e partecipare a un programma di addestramento spaziale, dove ha potuto pilotare un volo assistito e sperimentare l'assenza di gravità.

In seguito all'avventura statunitense, il ragazzino ha le idee chiare: «Vorrei eseguire il primo intervento chirurgico nello spazio. Creare la prossima SpaceX, diventare il prossimo Elon Musk, qualcosa del genere. Unendo tutto questo al mondo degli affari e alle discipline umanistiche... ho tutta la vita davanti a me!», afferma.
Lati positivi e negativi di essere plusdotato
Come tutti i superdotati, David non frequenta una scuola normale. Attualmente sta frequentando dei corsi presso una scuola online internazionale che gli permetteranno di ottenere un diploma che gli aprirà le porte dell'università. Nonostante la giovane età, parla spagnolo, inglese, francese e tedesco, e ha appena iniziato a imparare il russo, il portoghese e l'italiano.
Afferma di essere "orgoglioso" di avere un QI così elevato e che ciò che apprezza di più dell'essere un bambino dotato è la capacità di comprendere le cose rapidamente e di imparare a un ritmo più veloce. Tuttavia, crede che le persone non sempre capiscano cosa significhi essere un bambino dotato.
«Molte persone pensano che dovremmo sapere tutto, ma non siamo in grado di leggere nel pensiero; abbiamo bisogno che ci vengano insegnate le cose. Questo non significa che abbiamo tutte le risposte dell'universo. Spesso mi mettono alla prova con il detto: 'Se sei un ragazzo brillante, dimmi la radice quadrata di qualcosa, moltiplicala per un certo numero...' Aspettate, se non l'ho imparato, non posso saperlo».
Il racconto della mamma
Sua madre, Claudia Flores, ricorda i primi indizi che li portarono a pensare che David avesse qualcosa di speciale. «Stavamo facendo un lungo viaggio in macchina e lui conosceva circa 40 canzoni per bambini. Lo abbiamo iscritto a scuola ed è stato contento per 15 giorni, ma poi ha iniziato a dirmi: “Mettetemi con i bambini più grandi, voglio imparare di più”», ha raccontato alla BBC.
Ma il momento decisivo è arrivato con la pandemia di Covid-19. Sua madre gli sedeva accanto mentre seguiva le lezioni online e si è resa conto che, rispetto agli altri bambini, imparava davvero molto velocemente. «Gli ho chiesto fino a che numero sapesse contare e siamo arrivati a milioni. Così ho iniziato a informarmi sui bambini plusdotati e gli specialisti ci hanno spiegato come gestire la situazione», spiega Claudia.
Il bullismo e l'app Macayos
Ma, nonostante tutti i suoi successi, il percorso di David non è stato facile. Afferma di essere stato vittima di bullismo in quella che era la scuola dei suoi sogni. «Gli altri bambini non capivano come uno che aveva appena iniziato la scuola potesse saperne più di loro, o come potesse fare così tante cose. Mi prendevano in giro per esprimere la loro incomprensione», spiega.
Tuttavia, ha recentemente deciso di sfruttare questa brutta esperienza per trasformarla e utilizzarla per sviluppare Macayos, un'applicazione che sarà disponibile entro la fine dell'anno. La definisce come «la prima piattaforma digitale in Messico creata utilizzando l'intelligenza artificiale, che insegna ai bambini in modo ludico le competenze per gestire le proprie emozioni».
A tutti coloro che bullizzano bambini come lui, David chiede empatia e inclusione. «Non siamo alieni: abbiamo capacità superiori, ma siamo pur sempre bambini». Infatti, sebbene riconosca che la maggior parte delle sue relazioni siano con adulti perché sente di "non integrarsi" con molti bambini, assicura di fare anche cose tipiche della sua età, come giocare con i mattoncini o andare al parco.
I problemi con la diagnosi
Il piccolo genio è stato fortunato che la diagnosi di alto potenziale sia stata fatta rapidamente. Molti bambini ricevono inizialmente una diagnosi errata di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) perché sono irrequieti o annoiati a scuola. Questo disturbo può anche essere confuso con l'autismo, quando in realtà è semplicemente sete di conoscenza.
In effetti, secondo le stime di istituzioni come il Centro per l'Attenzione ai Talenti (CEDAT), in Messico potrebbero esserci un milione di bambini dotati. Tuttavia, la stragrande maggioranza di loro non è stata identificata e il 93% ha ricevuto una diagnosi errata.
«Sono certo che in Messico ci siano molti bambini come me che non ricevono né sostegno né guida. Mi rattrista profondamente vedere che ci sono grandi talenti costretti ad emigrare in altri Paesi perché le loro famiglie non ne avevano i mezzi o non hanno trovato opportunità qui», conclude, ancora una volta con maturità, David.
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