immagine L'editoriale del direttore Roberto Napoletano: sistema Italia e nuova Europa
  • di Roberto Napoletano
  • lunedì 26 agosto 2024, 07:00

L'editoriale del direttore Roberto Napoletano: sistema Italia e nuova Europa

Non c'è nelle parole del ministro, Raffaele Fitto, al meeting di Rimini, la rivendicazione di un lavoro fatto, in parte anche questo, ma c'è soprattutto il senso profondo di un percorso obbligato che restituisce una prospettiva all'Italia e all'Europa insieme.

Si tratta di un percorso che riguarda la qualità della spesa pubblica: accelerare quella produttiva e tagliare quella improduttiva. Si tratta di un percorso che si nutre di riforme strutturali unite alla accelerazione degli investimenti pubblici e privati. Costituisce l'unico combinato disposto possibile per fare crescita in Italia, attenuare il peso del debito in rapporto al Prodotto interno lordo (Pil) e ridurre le diseguaglianze. 

Si tratta di un percorso che rompe brutalmente una lunga stagione italiana, dove si sono spese poco le risorse europee e sprecate molte di quelle stesse poche risorse spese. Si è condannato il nostro Paese ad essere il fanalino di coda europeo della crescita e il suo Mezzogiorno a rimanere dominio dell'assistenzialismo e di un cortocircuito civile dal quale si sono sottratti, con fatica e a proprie spese, il ceto produttivo che vive di mercato e una parte minoritaria della sua classe dirigente.

Si tratta, soprattutto, di un percorso che riesce a dare all'Europa, allo stesso tempo, una possibilità reale di indipendenza energetica come piattaforma del Mediterraneo e una prospettiva di senso comune dell'indebitamento per finanziare appunto l'energia, come la tecnologia, la difesa e altro ancora. 

Il senso profondo di lungo termine di un'Europa che torna a fare debito comune, per competere con Cina e Usa negli asset del futuro, è legato proprio alla buona riuscita dell’attuazione del piano di eurobond post pandemico, che va sotto il nome di Next Generation Eu, di cui noi siamo i primi fruitori e, al momento, anche i migliori realizzatori. 

Questi sono i fatti separati dalle opinioni e messi per iscritto nero su bianco dal rapporto intermedio della Commissione europea sul Pnrr. Poco importa se questo risultato storico è pressoché ignorato dal dibattito italiano della pubblica opinione occupato, come è, da una sua attenzione ossessiva, quanto masochista, alla sola spesa fisica delle risorse del Pnrr peraltro in netto miglioramento. Poco importa se questa narrazione autolesionista impedisce di raccontare pubblicamente, come si dovrebbe e segnalandone anche le componenti da rafforzare, la portata delle riforme avviate e promosse dall’Europa, il sostegno fiscale rilevante agli investimenti privati, e la forza dell'intuizione politica strategica di riunire tutte le deleghe europee sotto un’unica guida che ha restituito al Paese l’intelligenza del ritorno a una programmazione nazionale che selezione le priorità e permette finalmente di fare le cose.

Poco importa, alla fine di tutto, anche se un po' disturba, perché la realtà dei fatti ci documenta che l'ex cenerentola della crescita europea, parliamo dell’Italia, ha messo a segno la maggiore crescita europea dal post Covid a oggi, il Mezzogiorno cresce più della media nazionale e fa occupazione a tempo indeterminato più delle altre aree del Paese. Poco importa perché le parole chiave della semplificazione e della sburocratizzazione dovranno per forza segnare il cammino iniziale del nuovo governo europeo. Poco importa perché, anche se facciamo fatica a coglierlo, il nuovo modello italiano della spesa pubblica produttiva e degli investimenti privati è stato incardinato su binari che permettono al treno italiano di non doversi più fermare alle stazioni che rallentano la corsa e fabbricano lo spreco. 

Questi risultati appartengono al sistema Italia e come tali vanno protetti e difesi dalle divisioni di bassa lega che riguardano la maggioranza come l’opposizione. Vanno difesi e consolidati perché se traballano diventa impossibile per noi proteggere crescita e nuova occupazione e offrono armi in Europa a miopie e egoismi che impediscono di fare la grande riforma del bilancio europeo e proteggere la sua industria e la sua ricerca in una competizione dove Cina e Usa si muovono su scale di interventi infinitamente superiori ai nostri che sono, per di più, anche frammentati. Non conviene a nessuno, con due grandi guerre in atto, scherzare con il fuoco ed è un imperativo cogente fare della coesione nazionale il principio chiave della nostra politica estera.

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