immagine Giorgia Meloni a Pechino: hub mediterraneo cruciale per la Cina
  • di Nando Santonastaso
  • domenica 28 luglio 2024, 10:00

Giorgia Meloni a Pechino: hub mediterraneo cruciale per la Cina

Nove filiere strategiche, su cui attrarre investimenti dall'estero, azzerando i tempi della burocrazia. E il Mediterraneo come passaggio obbligato di una nuova centralità economica dell'Italia tra Europa e Africa, che va dall'energia alla formazione di eccellenza, dalle reti infrastrutturali all'export, dalla cooperazione allo sviluppo come indicato dal Piano Mattei. C'è tanto di Mezzogiorno nel dialogo con la Cina che la premier Giorgia Meloni rilancia in queste ore con la sua visita a Pechino e Shanghai. Il varo del Piano strategico triennale permette al Sud di presentarsi anche alle grandi star dell'economia mondiale, Pechino in testa, come l'area europea più estesa tra quelle che beneficiano di indubbi vantaggi sul piano della sburocratizzazione delle procedure e su quello delle agevolazioni fiscali. Un'area, in altre parole, nella quale le opportunità di investimento sono e saranno almeno per tre anni più convenienti, con la concreta possibilità di incrementare gli scambi commerciali sfruttando fino in fondo il ruolo di unica, vera piattaforma del Mediterraneo che la geografia le ha assegnato. 

I settori 

Vantaggi competitivi, direbbero gli economisti. E del resto basta dare un'occhiata ai settori indicati dal Governo per approfondire il rapporto con i cinesi, per convincersi che la strada passa proprio da qui, dal Mezzogiorno. Nel dossier messo a punto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso figurano infatti settori, come la mobilità elettrica, il farmaceutico, l'agroalimentare, il turismo, le fonti rinnovabili, l'industria green che ritornano nelle nove filiere individuate dal Piano triennale per permettere al Sud «di competere ad armi pari» con il resto del Paese e anche al di fuori di esso, come la premier ha sottolineato presentando il Piano triennale. Ciò vuol dire anche accrescere il volume di export dell'area verso il Paese del Dragone, potenziando un interscambio che oggi è piuttosto squilibrato verso l'import ma che ha già elementi di certezza. Nell'export agroalimentare, ad esempio, la Cina è già adesso il secondo partner asiatico dell'Italia dopo il Giappone. E per un Paese come il nostro, che ha il primato europeo delle Dop e delle certificazioni di qualità dei prodotti, molti dei quali made in Sud, le prospettive di incremento sembrano possibili, specie se tutelate dalla rinnovata concretezza dei rapporti tra i due governi. Ma lo stesso vale anche per l'automotive e comunque più in generale per il trasporto su strada. Il governo e segnatamente il ministro Urso guardano soprattutto alla Cina per verificare la possibilità di un secondo produttore di auto in Italia, considerando che le auto elettriche made in China sono al primo posto del mercato mondiale. Il Sud, che è l'area del Paese in cui attualmente si producono più autoveicoli (i siti Stellantis di Pomigliano, Melfi, Atessa) e motori per i veicoli commerciali (Pratola Serra in Irpinia) sembra il candidato numero uno ad ospitare il nuovo, ipotetico insediamento industriale.

Sarà un caso ma il fatto che la nuova proprietà di Industria Italiana Autobus sia in contatto con industriali cinesi del settore per sostenere l'investimento di Flumeri, in Irpinia, dove ha sede lo stabilimento più grande d'Italia, potrebbe non essere solo una semplice coincidenza. Come pure non può essere sottaciuto il salto di qualità che il Sud si appresta a compiere nella frontiera più innovativa dell'industria elettronica quando sarà operativo il maxi-investimento di STMicroelectronics in Sicilia con il polo dei chip, comparto nel quale i cinesi sono di gran lunga i primi al mondo: dalla concorrenza alla collaborazione il passo potrebbe essere meno lungo di quanto oggi si è portati a credere.

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La sfida più grande rimane però quella legata all'energia, fiore all'occhiello nel mondo per l'industria made in Italy con investimenti apprezzati in ogni parte del mondo per qualità e sostenibilità. L'Italia hub energetico del Mediterraneo e il Sud in prima fila con la maggiore quota di eolico e solare dell'area sono un dato di fatto che non può sfuggire ad un gigante come la Cina che guarda al Mediterraneo e all'Europa per estendere i suoi interessi. Impossibile non riconoscere la capacità del nostro Paese di indicare la rotta all'Europa per bypassare la drammaticità della rinuncia alle forniture di gas dalla Russia rafforzando la via africana. È il segnale della ritrovata autorevolezza di Roma in tutta l'area bagnata dal grande mare, dove transita il 50% dei trasporti di merci e dove Pechino è attore protagonista da tempo. Un interlocutore più credibile del passato e soprattutto inevitabile per la sua collocazione geografica: il rinnovato dossier italo-cinese parte obbligatoriamente da qui. 

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