immagine Guerra Usa Iran, ora le Borse tirano il fiato e il gas torna a scendere. Piano per Hormuz in stallo
  • di Roberta Amoruso
  • giovedì 5 marzo 2026, 00:07

Guerra Usa Iran, ora le Borse tirano il fiato e il gas torna a scendere. Piano per Hormuz in stallo

Le garanzie di Trump per il passaggio delle petroliere e dei cargo nello Stretto di Hormuz non bastano. Senza dettagli e in attesa di contratti concreti per le polizze contro i rischi politici per le navi affidate alla DFC - potrebbero volerci settimane - il blocco nell'imbuto del Golfo Persico resta. Come resta, per ora, lo scetticismo dei trader e degli spedizionieri sul passaggio “protetto”.

Anzi, i costi assicurativi sono saliti ancora più alle stelle ieri, fino a 12 volte quelli pre-guerra. E i primi cargo hanno fatto già marcia indietro e preso vie alternative al passaggio da Hormuz. A partire dal lungo percorso incorno al Capo di Buona Speranza, con sovraprezzi fino a 4.000 dollari per container e 15-20 giorni di viaggio in più. Mentre secondo alcune fonti non confermate, l'Iran avrebbe dichiarato che consentirà solo alle navi cinesi di attraversare lo Stretto.

Ora le Borse tirano il fiato 

È bastato però che sul mercato avanzasse l’ombra di una richiesta di trattativa da parte dell’Iran e quindi di un’uscita veloce dalla crisi, rilanciata dalle colonne del New York Times, perché arrivasse un po’ di sollievo per i prezzi di gas e petrolio. I future sul metano sul Ttf di Amsterdam hanno segnato un balzo indietro fino a oltre il 10% prima di chiudere a 49,76 euro per Megawattora (-8,4%), con l’Harry hub americano a -4,6%, mentre il petrolio è tornato a quota 78 dollari al barile per il Brent prima di risalire a 81,34, intorno alla parità, dopo la smentita secca arrivata da Teheran: «Nessuna richiesta di colloquio inviata agli Usa». Anche l’oro, a picco e poi in ripresa, è stato guidato dall’illusione della pace facile.

Positiva l’Europa tra le Borse (con Milano a +1,95%), ma anche Wall Street (con il Nasdaq a +1,4% e il Dow Jones a +0,9%) per un po’ ha sperato in un’accelerazione nella chiusura del conflitto per poi essere confortata dai dati oltre le attese sull’occupazione. Questo mentre la cronaca continuava a snocciolare nuove azioni: tra le difese Nato entrate in azione in Turchia e la nave militare iraniana affondata nell’oceano Indiano. La conferma di un conflitto che si allarga e intensifica anche gli affondi dell’asse Usa-Israele.

La paralisi logistica

The Donald sa bene, però, che il terreno più caldo della crisi è in quel pezzo di mare rinchiuso nello Stretto di Hormuz. «Costi quel che costi, gli Stati Uniti assicureranno il libero afflusso dell’energia al mondo», ha detto annunciando il Piano per sbloccare Hormuz affidando un ruolo preciso all’Agenzia governativa DFC, nata per mobilitazione di capitali privati verso i Paesi in via di sviluppo in funzione di contrasto all'influenza economica cinese, ma già auocandidatasi recentemente ad avere ruolo di fondo sovrano degli Stati Uniti con una missione precisa nella politica estera.

Per ora la garanzia-cuscinetto non ha funzionato. Secondo quanto fotografato dal Financial Times, il costo dell'assicurazione di una nave che attraversa lo Stretto di Hormuz è aumentato di 12 volte, anche dopo la promessa di sostegno al commercio e al transito di petrolio, gas, otre che di fertilizzanti, prodotti raffinati e alluminio, sono per dire le materie prime più critiche che affluiscono dalla regione verso l’Asia e verso l’Europa. I premi richiesti agli armatori per coprire il passaggio nelle acque ad alto rischio dello Stretto sono arrivati ieri fino al 3% del valore della nave mercoledì, rispetto allo 0,25% circa, richiesto prima della guerra (per una grande portacontainer con valore commerciale di 100 milioni di dollari si arriva a un premio di 3 milioni). Cifre impossibili da sostenere.

Ma sono ancora tanti gli interrogatici sulle modalità con le auli lo US Development Finance Corporation dovrebbe fornire assicurazioni e garanzie «a un prezzo molto ragionevole per la sicurezza finanziaria di tutto il commercio marittimo che attraversa il Golfo».

Ieri i grandi broker assicurativi del mondo brancolavano ancora nel buio dopo le dichiarazioni di Trump su Truth. Si applicherà, ad esempio, a un carico di petrolio cinese trasportato su una petroliera europea?, è una delle incognite.

Il costo dell'assicurazione delle navi in partenza dal Golfo è salito alle stelle da quando gli assicuratori nel fine settimana hanno iniziato a notificare ai clienti l’annullamento delle polizze contro i rischi di guerra. Mentre altre le hanno rinnovate solo a costi maggiorati, adeguati agli attuali livelli di rischio. Del resto, almeno sette petroliere sono state colpite nello Stretto negli ultimi giorni. Senza contare le minacce arrivate dalle Guardie della Rivoluzione Islamica. Non solo. Trump ha aggiunto nello stesso messaggio su Truth che «se necessario, la Marina Usa inizierà a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, il prima possibile». Una protezione certo. Ma come si fa a fornirla a tutte le petroliere? Potrebbe essere irrealistico, dicono gli analisti: richiederebbe un numero imponente di navi da guerra. Le stesse navi della Marina Usa diventerebbero bersagli facili.

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