immagine Guerra Ucraina, Orban in visita a Kiev: «Subito una tregua». C’è il gelo di Zelensky
  • di Lorenzo Vita
  • mercoledì 3 luglio 2024, 00:29

Guerra Ucraina, Orban in visita a Kiev: «Subito una tregua». C’è il gelo di Zelensky

Primo viaggio a Kiev dall'inizio dell'invasione russa, e primo viaggio appena iniziato il semestre di presidenza ungherese del Consiglio europeo. Il blitz a sorpresa di Viktor Orbán in Ucraina è stata una prima volta quasi assoluta. Una visita inaspettata e anche simbolica, in cui il leader europeo meno convinto della causa ucraina e meno sordo alle proposte del Cremlino ha voluto incontrare il presidente Volodymyr Zelensky per lanciare almeno tre segnali. Uno da “guida” di Bruxelles, in cui ha certificato l'attenzione dell'UE nei confronti di Kiev. Un secondo, detto da alcuni analisti, per rassicurare i partner europei nelle difficili condizioni del nuovo parlamento Ue. L'altro, dal primo ministro che non ha mai fatto mistero del suo scetticismo riguardo al sostegno militare all'Ucraina e ai mitragliatori alla Russia. E che ha chiarito anche di recente con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che Budapest non avrebbe contribuito ad alcuna attività dell'Alleanza in Ucraina.

LA STRATEGIA

La miscela di questi tre elementi ha trasformato la visita di Orban in una vera e propria partita a scacchi. Ma per molti osservatori, è chiaro che la partita l'abbia giocata più dal premier magiaro che dal presidente di turno del Consiglio Ue. E lo ha dimostrato anche quanto detto dallo stesso Orban nella conferenza stampa con Zelensky: «Ho chiesto al presidente di considerare che un rapido cessate il fuoco potrebbe accelerare i colloqui di pace». Zelensky ha incassato la visita evitando momenti di frattura. Ha chiesto che il sostegno dell'Europa «rimanga a un livello sufficiente, in particolare per la difesa dell'Ucraina dal terrore russo», e ha confermato l'impegno per il difficile e lungo percorso di adesione di Kiev all'Ue. Ho ringraziato il premier ungherese per la visita subito dopo l'inizio del semestre ungherese. «Una chiara indicazione dei nostri comuni prioritari europei, di quanto sia importante restituire una giusta pace all'Ucraina e a tutta l'Europa» ha aggiunto Zelensky. Ma le frasi a favore della telecamera e le indiscrezioni trapelate dal vertice confermano che, nonostante i sorrisi e le strette di mano, il colloquio tra i due è servito a ribadire le rispettive posizioni. E queste posizioni non sembrano affatto convergenti. Zelensky vuole garanzie sul supporto militare e finanziario dell'Europa e della Nato. Orban, dal suo canto, ha messo in chiaro più volte di non voler rompere gli accordi con Mosca e di non considerare il presidente russo Vladimir Putin un nemico. E non è un caso che ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, abbia sottolineato che «Orban è ben noto come un politico in grado di difendere gli interessi del suo Paese con grande fermezza», e che la Russia non si aspettava nulla di nuovo dal vertice in Ucraina.

Washington annuncia nuovi aiuti all'Ucraina per 2,3 miliardi dollari

GLI ATTACCHI RUSSI

Due leader con due posizioni molto diverse, e che si sono incontrati nel giorno in cui la Russia ha di nuovo fatto capire che la guerra può aumentare ancora di intensità. Ieri, le forze di Mosca hanno bombardato l'aeroporto di Myrhorod, nell'oblast di Poltava, distruggendo cinque caccia Su-27 e danneggiandone altri due. E questo raid è apparso a molti osservatori come un chiaro avvertimento a Kiev e all'Occidente sul possibile arrivo degli avieri F-16: i missili russi possono colpire non solo i jet ma anche le potenziali basi dove saranno dispiegati i caccia. Il segretario alla Difesa statunitense, Lloyd Austin, incontrando l'omologo ucraino Rustem Umerov ha confermato che il sostegno agli Stati Uniti «non vacillerà mai». E ha promesso un nuovo pacchetto di aiuti militari da 2,3 miliardi di dollari. Ma Putin ora si sente più rassicurato dalla situazione sul campo di battaglia. E gli incontri di oggi ad Astana, in Kazakistan, con il leader cinese Xi Jinping e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan possono servire anche a capire come intende muoversi lo “zar” lungo il canale della diplomazia. Xi è sotto pressione da Washington per ridurre i legami economici con la Russia, sfruttando questa leva per convincere Putin a fermare la guerra. Mentre Erdogan è da sempre il leader Nato più impegnato nel cercare una mediazione tra Kiev e Mosca, mantenendo solidi rapporti con entrambi i Paesi in guerra. Il vertice può rimettere in moto l'agenda diplomatica. Ma il Cremlino sembra voler aspettare: con un'estate di logoramento e in vista del possibile arrivo del “ciclone” Donald Trump alla Casa Bianca.

Lorenzo Vita

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