- martedì 3 marzo 2026, 00:01
Volano i costi delle polizze di guerra: così le navi restano ferme a Hormuz
A bloccare petroliere e navi container nello stretto di Hormuz non è solo la paura di missili e droni nello scontro tra Usa e Israele da una parte e Iran dall'altra, ma anche e soprattutto i costi delle assicurazioni di guerra. Il passaggio, insomma, è diventato troppo costoso, con la polizia nel Golfo Persico schizzata fino all'1% del valore della nave, rispetto allo 0,2% della settimana scorsa.
Cinque volte tanto. «Si vede una contrazione del traffico commerciale e un aumento significativo dei trasporto e di assicurazione - ha confermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto - , in alcuni casi fino al 30-50%».
IL NODO
Oggi il nodo assicurativo è centrale nelle decisioni operative degli armatori. Le principali compagnie di war risk insurance hanno ridotto la disponibilità di coperture per lo stretto, imponendo premi più elevati e clausole di validità limitata. Per una petroliera di grande tonnellaggio, il premio dell’1% significa un costo aggiuntivo di circa un milione di dollari per transito, contro 200 mila dollari della settimana precedente. Anche i container subiscono incrementi consistenti: sovrapprezzi del 30-50% per unità standard sono già applicati in alcune rotte. Gli operatori segnalano che la domanda commerciale nella regione è calata del 2-3% negli ultimi giorni, in parte per la difficoltà di assicurarsi e in parte per la scelta di rotte alternative.
L’effetto dei premi elevati si riflette sulle rotte alternative. Alcune compagnie stanno evitando lo stretto, aumentando di 10-15% i tempi di navigazione e i consumi di carburante, ad esempio circumnavigando il Capo di Buona Speranza. Questo comporta costi operativi maggiori e ritardi nelle consegne, con ripercussioni sul prezzo finale delle merci e sulla logistica globale. In parallelo, i contratti tra armatori e charterers prevedono ora la possibilità di trasferire i costi aggiuntivi sui caricatori, con un aumento diretto delle tariffe di trasporto.
Anche i club di protezione e indennizzo hanno aggiornato le clausole per le aree a rischio, introducendo franchigie più elevate e premi indicizzati al livello di tensione militare. Le compagnie navali riferiscono che in alcuni casi i premi possono salire fino al 50% rispetto ai livelli pre-crisi, con riduzione della copertura o sospensione temporanea dell’assicurazione. La combinazione di premi più alti e incertezza normativa sta costringendo molte linee a riconsiderare la frequenza dei transiti nello stretto e la strategia di gestione dei rischi.
Se la situazione dovesse persistere, le conseguenze potrebbero essere di lungo periodo: traffico ridotto, premi elevati e ritardi nella catena logistica globale.
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